Frasi celebri dal libro di Grazia Deledda intitolato Cosima?

vi prego mi servono al più presto!! :(

3 risposte

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  • 10 anni fa
    Risposta preferita

    Ciao ciao,ecco quel che ho trovato:

    La casa era semplice, ma comoda: due camere per piano, grandi, un po' basse, coi pianciti e i soffitti di legno; imbiancate con la calce; l'ingresso diviso in mezzo da una parete: a destra la scala, la prima rampata di scalini di granito, il resto di ardesia; a sinistra alcuni gradini che scendevano nella cantina. Il portoncino solido, fermato con un grosso gancio di ferro, aveva un battente che picchiava come un martello, e un catenaccio e una serratura con la chiave grande come quella di un castello. La stanza a sinistra dell'ingresso era adibita a molti usi, con un letto alto e duro, uno scrittoio, un armadio ampio, di noce, sedie quasi rustiche, impagliate, verniciate allegramente di azzurro: quella a destra era la sala da pranzo, con un tavolo di castagno, sedie come le altre, un camino col pavimento battuto. Null'altro. Un uscio solido pur esso e fermato da ganci e catenacci, metteva nella cucina. E la cucina era, come in tutte le case ancora patriarcali, l'ambiente più abitato, più tiepido di vita e d'intimità.

    http://it.wikiquote.org/wiki/Grazia_Deledda

    ...."..A quel portone, una mattina di maggio, si affaccia una bambina bruna, seria, con gli occhi castanei, limpidi e grandi, le mani e i piedi minuscoli, vestita in un grembiule grigiastro...."

    Poco più avanti, un'altra descrizione appare invece condizionata da un'esigenza interiore, forte, di conoscersi e analizzarsi, in un'affinata recherche:

    "...nella mensola di sotto c'erano stoviglie [...]. Fin qui il dito di Cosima poteva arrivarci, ma solo il dito, per sfiorare una rosellina sul chiarore di una porcellana, come si sfiora una rosa vera che è proibito di cogliere; poi la tenda ricade, come un sipario, su quell'altare, su quel giardino..."

    E seguono altre osservazioni, di carattere erudito, a spiegare qualche usanza locale; e, ancora, qua e là, alcuni passi tentano di smorzare nell'ironia ricordi ancora scottanti.

    A proposito delle maligne supposizioni di parenti e benpensanti sull'avvenire torbido della giovane scrittrice, c'è questo commento:

    "..la voce del Battista che dalla prigione opaca della sua selvaggia castità urlava contro Erodiade, era meno inesorabile..."

    E quest'altro, impietosamente, sdrammatizza la prima esperienza sentimentale:

    "..è Fortunio: sarebbe stato più in carattere con la chitarra a tracolla, come un trovatore sceso appunto dai boschi d'elci che circondavano gl'illusori castelli dell'orizzonte: ad ogni buon fine aveva ancora il libro in mano..."

    http://web.tiscalinet.it/rosie/GraziaDeledda/cosim...

    Se vostro figlio vuole fare lo scrittore o il poeta sconsigliatelo fermamente. Se continua minacciatelo di diseredarlo. Oltre queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di avervi dato un figlio ispirato, diverso dagli altri. (non è indicata l'opera di provenienza)

    http://aforismi.meglio.it/aforisma.htm?id=1db2

  • Anonimo
    4 anni fa

    Il Nobel le venne attribuito consistent with “Canne al vento”; e l. a. motivazione fu « consistent with l. a. sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi ».

  • Anonimo
    10 anni fa

    Grazia Deledda nome completo Maria Grazia Cosima Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936) è stata una scrittrice e traduttrice italiana, nata in Sardegna e vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926. Nacque a Nuoro, penultima di sei figli, in una famiglia benestante. Il padre, Giovanni Antonio, era un imprenditore e agiato possidente, fu poeta improvvisatore e sindaco di Nuoro nel 1892. La madre, Francesca Cambosu, era una donna religiosissima e allevò i figli con estremo rigore morale. Dopo aver frequentato le scuole elementari, Grazia Deledda venne seguita privatamente da un professore ospite di una sua parente che le impartì lezioni di italiano, latino e francese. I costumi del tempo non consentivano alle ragazze un'istruzione completa, oltre quella primaria e, in generale, degli studi regolari. Successivamente approfondì, da autodidatta, gli studi letterari. Importante per la formazione letteraria di Grazia Deledda, nei primi anni della sua carriera da scrittrice, fu l'amicizia con lo scrittore sassarese Enrico Costa che per primo ne comprese il talento.

    Esordì come scrittrice con alcuni racconti pubblicati sulla rivista "L'ultima moda" quando affiancava ancora alla sua opera narrativa quella poetica.

    Nell'azzurro, pubblicato da Trevisani nel 1890 può considerarsi la sua opera d'esordio. Ancora in bilico tra l'esercizio poetico e quello narrativo si ricorda, tra le prime opere, Paesaggi edito da Speirani nel 1896.

    Nel 1900, sposò Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze conosciuto a Cagliari nell'ottobre del 1899 la scrittrice si trasferì a Roma e in seguito alla pubblicazione di Anime oneste del 1895 e di Il vecchio della montagna del 1900, oltre alla collaborazione sulle riviste "La Sardegna", "Piccola rivista" e "Nuova Antologia", la critica inizia ad interessarsi alle sue opere, che vantano prefazioni di nomi quali Ruggero Bonghi e Luigi Capuana.

    Nel 1903 pubblica Elias Portolu che la conferma come scrittrice e la avvia ad una fortunata serie di romanzi e opere teatrali: Cenere (1904), L'edera (1908), Sino al confine (1911), Colombi e sparvieri (1912), Canne al vento (1913), L'incendio nell'oliveto (1918), Il Dio dei venti (1922). Da Cenere fu tratto un film interpretato da Eleonora Duse.

    La sua opera fu stimata da Capuana e Verga oltre che da scrittori più giovani come Enrico Thovez, Pietro Pancrazi e Renato Serra. La sua casa natale, nel centro storico di Nuoro (Santu Predu), è adibita a museo. Grazia Deledda fu anche traduttrice, sua infatti una versione di Eugénie Grandet di Honoré de Balzac. ecco ho trovato solo questo se intendi questa grazia deledda

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