Cosa ne pensate di questo breve capitolo?

Capitolo 3.

Non vedevo l'ora di vederla, ero appena scesa dall'aereo, lei mi stava aspettando appena fuori dall'aeroporto. Era una giornata fredda e i vestiti che indossavo non mi procuravano il calore di cui avevo bisogno. La mia spalla doveva sopportare l'enorme peso della borsa che come al solito aveva dentro troppe cose, e l'altro braccio tirava la valigia, non troppo piena, perché non avevo avuto molto tempo per farla, altrimenti non me ne sarebbe bastata una. Il più velocemente possibile raggiunsi l'uscita e quando varcai le porte scorrevoli, mi guardai attorno alla ricerca del suo viso.

Ma non c'era nessuno.

Solo aria ghiacciata che mi tagliava la pelle.

Mi sedetti su una panchina, aspettando che arrivasse.

Non riuscivo a vedere oltre a qualche a metro da me, da quanta nebbia c'era.

Qualche minuto dopo vidi una macchina fermarsi, ma purtroppo scese un uomo vecchio.

«Prima di parlare fammi spiegare!», sentii la sua voce alle mie spalle.

«Le strade sono tutte bloccate per la neve, l'ultimo chilometro l'ho fatto a piedi. Scusami ti prego!», disse tutto d'un fiato.

La guardai e notai il viso solcato da profonde occhiaie. Mi alzai e l'abbracciai.

«Scusami tu.»

La presi per mano dicendole di tornare almeno alla macchina, dopo esserci comprate qualcosa al bar dell'aeroporto.

In venti minuti arrivammo alla macchina. Stavamo gelando.

«Posso fumare una sigaretta o ti da fastidio?», mi chiese tirando giù il sedile per poi sdraiarcisi sopra.

«Tranquilla. Fa pure.»

Le misi una mano sul fianco accarezzandolo.

«Era meglio se prendevo il volo successivo, ti avrei risparmiato di svegliarti alle tre di notte!»

«Non importa. Sono felice che tu sia qui.»

Le passai una mano tra i capelli, «Anche io sono felice di essere qui».

Quando finì la sigaretta accese la macchina, aprì il finestrino e fece uscire un po' di fumo.

«Ma i tuoi genitori sono già qui?»

«Si, sono arrivati ieri sera.»

«Quand'è il funerale?»

«Domani mattina alle dieci, spero che il prima possibile tolgano la neve, perché devo passare in hotel a cambiarmi e prendere delle cose.»

«Ma scusa perché la seppelliscono qua?»

«Perché aveva scritto sul testamento che avrebbe voluto così.»

«Ma posso venire anch'io?»

«Certo. Devi venire!»

Sorrisi e chiusi gli occhi. Sentii la sua mano farsi strada fino al mio seno lasciandogli una carezza.

«Oddio!», esclamò tutto d'un tratto, spaventandomi.

«Cos'è successo?», le chiesi preoccupata.

«Ma non dovevi andare a Milano?».

«Si, perché?»

«Come perché? Non ci vai?»

«Non più.»

«E' per colpa mia?»

«Ma no. Che dici.»

Alzò il sopracciglio e si accoccolò su di me. Lentamente le accarezzai i capelli.

C'era un silenzio tombale, sentivo il suo respiro un po' pesante, forse dovuto al freddo. Presi dalla valigia una maglia di cashmere e le dissi di mettersela.

Sembrava una bambina, era troppo bella.

Mi sentivo bene, ero vicina a lei e non c'era un altro posto in cui avrei voluto essere in quel momento. Non c'erano altre persone che mi facevano stare così bene. Non avevo mai ricevuto tanto affetto prima di conoscere Alessandra. Mio padre è un famoso avvocato e non è mai stato più di una settimana a casa con noi, con mia mamma non ho mai avuto un bellissimo rapporto, le uniche persone che amo sono i miei fratelli e le mie sorelle. Matteo è il più grande ha venticinque anni, Caterina è la più grande delle sorelle e ne ha venti tre, ci sono Amanda e Stefano che sono gemelli e ne hanno venti, io ne ho sedici, Stefano ne ha quindici e l'ultima, Marta, ha cinque anni. Insomma i miei genitori si sono dati da fare. Ma nessuno, neanche loro riuscivano a farmi volare, il mio non era amore che si poteva paragonare a un amore fraterno, ma a un innamoramento. È sempre un essere umano, anche se una donna. Ma come ho già detto, non si sceglie chi amare.

Per me averla al mio fianco anche solo da amica era tanto, se fosse stata la mia fidanzata sarebbe stato perfetto ma non si può avere tutto dalla vita.

Le appoggiai la mano dietro la testa avvicinandola a me e le schioccai un bacio sulla fronte.

Mi prese la mano e mi lasciò un bacio sul palmo. Un gesto di una dolcezza unica. Le andai più vicina e l'avvicinai a me abbracciandola.

Lentamente si avvicinó al mio viso. Esitó qualche secondo, ma poi appoggió le sue labbra sulle mie.

Lasciai che la sua lingua entró nella mia bocca facendomi rabbrividire. Ci scambiavamo dolci carezze, mentre le nostre lingue lottavano in una battaglia senza fine.

«No, basta.», dissi allontanandola da me.

«C'è qualcosa che non va?», mi chiese stranita.

«Non possiamo.»

«Perchè?»

«Sei fidanzata. Luca è un bravo ragazzo e ti ama. Ho sbagliato già una volta, non voglio rifarlo.»

Mi sorrise, «Ho voglia di te».

«Anch'io, non immagini quanto. Ma non possiamo!»

«L'ultima volta. Per favore.»

«Pensavo sarei stata io a dire questa frase.»

Sorrise, «È vero. Comunque Luca è

Aggiornamento:

Sorrise, «È vero. Comunque Luca è un bravo ragazzo ma ho una vita davanti. Mi fidanzareró molte altre volte. Adesso voglio te!»

5 risposte

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  • Anonimo
    10 anni fa
    Risposta preferita

    Non è male,però è banale.

  • Anonimo
    10 anni fa

    Ecco perchè ho deciso di fermarmi con la lettura ai libri di Geronimo Stilton

  • troppo lungo da leggere... scusa ma mi secca alle 11 e 20 di sera...

  • Anonimo
    10 anni fa

    oddio perdonami ma con tutta la buona volontà non ci sono riuscita.....mi sono fermata al dialogo.....

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  • ?
    Lv 5
    10 anni fa

    Luca è..? Voglio sapere cosa dice dopo!! D:

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