Anonimo
Anonimo ha chiesto in Politica e governoPolitica e governo - Altro · 10 anni fa

perché spesso si parla del "ciclo del combustibile nucleare", quando in realtà non vi è alcun ciclo?

il mito del ciclo del combustibile nucleare nasce dall’ antico sogno di poter separare negli impianti di ritrattamento il plutonio fissile generato dai reattori commerciali e di poterlo poi riutilizzare nei reattori autofertilizzanti veloci, dando così vita a un passaggio perpetuo da U-238 (uranio non fissile) a Pu-239 (plutonio), destinato a ulteriori reattori dello stesso tipo. l' idea era di creare un ciclo industriale con molti reattori autofertilizzanti veloci e dozzine d’ impianti di ritrattamento, come quelli che oggi si trovano solo in Francia, a La Hague, e in Gran Bretagna, a Sellafield. ma la tecnologia del reattore autofertilizzante è enormemente cara, tecnicamente poco sviluppata, ancora più controversa, dal punto di vista della sicurezza, degli impianti nucleari convenzionali, e particolarmente vulnerabile agli usi militari. per queste ragioni il più noto reattore di questa specie, il Superphenix francese, è stato spento nel 1998. l’ uranio è quindi una risorsa non rinnovabile e non vi è alcun ciclo, ma solo un processo lineare che si conclude con una grande produzione di scorie e di rifiuti, che a tutt’ oggi non si sa dove mettere, perciò non si capisce perché l' espressione "ciclo del nucleare" viene ancora usato, se non per.... confondere le idee?

la realtà è che ogni anno un terzo del combustibile deve essere sostituito con materiale nuovo, a causa dell’ impoverimento in U-235 e dell’ accumulo di prodotti di fissione che assorbono neutroni. il combustibile usato, divenuto un rifiuto nucleare, viene conservato in un contenitore metallico pressurizzato per circa un mese e quindi immerso per almeno un anno all’ interno di vasche di raffreddamento nelle vicinanze del reattore, dopodiché i rifiuti possono essere riprocessati, ma in quel caso non viene creato del combustibile nuovo, ma solo plutonio (potenzialmente utilizzabile per usi militari), uranio impoverito (idem, per dei proiettili perforanti), scorie di basso e medio livello e scorie vetrificate di alto livello di radioattività.

1 risposta

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  • Anonimo
    10 anni fa
    Risposta preferita

    Però sai che in natura l'Uranio non esiste allo stato puro, o meglio viene estratto attraverso procedimenti lunghi, costosi e complicati da rocce particolarmente ricche. per essere conveniente devono conenerne almeno 10 ppm (10 gr per mc.) l'Uranio è presente anche nell'acqua del mare ma in concentrazione irrilevante (0,003 ppm). Per renderlo fruibile ci sono delle centrali apposite, costosissime e che necessitano di molti anni per la realizzazione.

    questo direi è il primo passo del ciclo.

    Poi il combustibile viene sfruttato per la produzione di energia che aziona turbine elettriche.

    secondo passo.

    Ancora le barre esauste possono essere sfruttate con un procedimento di frantumazione e centrifugazione che permette di recuperare il 95% del materiale radioattivo residuo, altro impianto costoso e pericolosissimo.

    L'ultima fase io la definirei del "cerino in mano" cioè i barili di liquido altamente radioattivi ed instabili che restano ad imperitura memoria...

    Forse è questo il "ciclo" che si intende ??

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