Il sito di Yahoo Answers verrà chiuso il 4 maggio 2021 (ora della costa est degli USA) e dal 20 aprile 2021 (ora della costa est degli USA) sarà in modalità di sola lettura. Non verranno apportate modifiche ad altre proprietà o servizi di Yahoo o al tuo account Yahoo. Puoi trovare maggiori informazioni sulla chiusura di Yahoo Answers e su come scaricare i tuoi dati in questa pagina di aiuto.

10 p.ti !! EMIGRAZIONE?

in tesina di geografia porto l'emigrazione, specialmente quella italiana visto che parlo di sacco e vanzetti...qualcuno mi spiega qualcosa sull'emigrazione di quegli anni (inizio 900) ? grazie

3 risposte

Classificazione
  • 10 anni fa
    Risposta preferita

    c'era tanto rispetto nei nostri emigrati verso il paese ed il popolo che li ospitava (quello che gli combinavano, gli combinavano). A volte dovevano anglicizzare il proprio nome ed il proprio cognome ; accettavano di fare anche questo. Dove non c'erano chiese cattoliche nessuno s'azzardava di chiederne la costruzione di una per andare a messa la domenica (di là erano in gran parte protestanti ). Altri tempi, altra storia. Nessuno si permetteva di chiedere agli americani di non celebrare la festa del 4 luglio o del "Thanksgiving Day" ...perchè altrimenti i propri figli cattolici si sarebbero offesi !! Nessuno . S'integrarono tutti col tempo, nonostante questo. Qui da noi abbiamo immigrati islamici da due generazioni e non riescono ancora ad integrarsi. In nulla.

  • 10 anni fa

    Nessun Paese d'Europa contava alla fine del secolo scorso e nei primi anni del

    Novecento tanti emigranti come l'Italia. Dai 130.000 all'anno nel 1880, il loro numero

    era salito a 540.000 nel 1901 e a ben

    872.000 nel 1913.

    Una parte di questi emigranti, provenienti

    per lo più dall'Italia Settentrionale (Veneto,

    Piemonte, Lombardia), si dirigeva verso i

    Paesi vicini: Francia, Svizzera, Austria,

    Germania. Erano impiegati come manovali

    nei lavori edilizi, stradali e ferroviari e anche

    nelle miniere e nelle industrie di questi stati.

    A prezzo di duri sacrifici, inviavano ogni anno alle loro famiglie somme anche

    importanti e dopo alcuni anni ritornavano al loro paese. A volte l'emigrazione era

    solo stagionale: in autunno i contadini e i montanari

    delle zone depresse emigravano nelle nazioni

    d'Oltralpe per lavorare e tornavano a casa in

    primavera col loro gruzzolo di soldi guadagnati e

    risparmiati con sacrifici inauditi e privazioni

    inconcepibili .

    Accanto a questa migrazione europea e temporanea si

    sviluppò, in maniera sempre più considerevole,

    un'emigrazione a carattere definitivo verso l'Africa

    Settentrionale e particolarmente verso l'America. Gli

    Italiani erano numerosi in Algeria e soprattutto in

    Tunisia. Per quanto riguarda l'emigrazione transoceanica, raggiunsero l'America del Nord, in

    particolare gli Stati Uniti, ma anche i grandi Paesi del

    Sud, come il Brasile e l'Argentina.

    Gli emigranti italiani

    nell'America Settentrionale

    si inserivano in un Paese con

    molte città e si indirizzavano

    ad attività lavorative di tipo industriale o alla costruzione di

    strade e ferrovie; raramente trovavano lavoro in agricoltura e

    tanto meno potevano mettersi in proprio come contadini

    indipendenti. In Brasile e in Argentina, invece, gli emigrati

    italiani riuscivano spesso ad inserirsi in agricoltura, in alcuni

    casi arrivando a creare aziende indipendenti, di cui

    diventavano i proprietari.

    La seconda fase della storia dell'emigrazione italiana

    incominciò con i primi anni del Novecento e fu

    caratterizzata da due novità: per quel che riguarda le aree di partenza acquistaronoun'importanza crescente le regioni meridionali e soprattutto la Sicilia; per quel che

    concerne le aree di destinazione, gli Stati Uniti

    diventarono l'unica meta di tutti gli emigranti

    italiani. Infatti, i costi delle navi per l'America

    erano inferiori a quelli dei treni per il Nord Europa,

    per questo milioni di persone scelsero di

    attraversare l'Oceano.

    Questo esodo di massa ( 8 milioni tra il 1900 e il

    1914 ) ebbe dei costi umani elevatissimi perché

    significò disperato sradicamento dalla propria terra

    e perdita di identità in Paesi stranieri, dove i

    rapporti umani erano difficili e bisognava spesso accontentarsi di lavori umilianti,

    faticosi e mal pagati. L'arrivo in America era caratterizzato, inoltre, dal trauma dei

    controlli medici e amministrativi durissimi, specialmente ad Ellis Island , l'Isola delle

    Lacrime.

  • Anonimo
    10 anni fa

    Nessun Paese d'Europa contava alla fine del secolo scorso e nei primi anni del

    Novecento tanti emigranti come l'Italia. Dai 130.000 all'anno nel 1880, il loro numero

    era salito a 540.000 nel 1901 e a ben

    872.000 nel 1913.

    Una parte di questi emigranti, provenienti

    per lo più dall'Italia Settentrionale (Veneto,

    Piemonte, Lombardia), si dirigeva verso i

    Paesi vicini: Francia, Svizzera, Austria,

    Germania. Erano impiegati come manovali

    nei lavori edilizi, stradali e ferroviari e anche

    nelle miniere e nelle industrie di questi stati.

    A prezzo di duri sacrifici, inviavano ogni anno alle loro famiglie somme anche

    importanti e dopo alcuni anni ritornavano al loro paese. A volte l'emigrazione era

    solo stagionale: in autunno i contadini e i montanari

    delle zone depresse emigravano nelle nazioni

    d'Oltralpe per lavorare e tornavano a casa in

    primavera col loro gruzzolo di soldi guadagnati e

    risparmiati con sacrifici inauditi e privazioni

    inconcepibili .

    Accanto a questa migrazione europea e temporanea si

    sviluppò, in maniera sempre più considerevole,

    un'emigrazione a carattere definitivo verso l'Africa

    Settentrionale e particolarmente verso l'America. Gli

    Italiani erano numerosi in Algeria e soprattutto in

    Tunisia. Per quanto riguarda l'emigrazione transoceanica, raggiunsero l'America del Nord, in

    particolare gli Stati Uniti, ma anche i grandi Paesi del

    Sud, come il Brasile e l'Argentina.

    Gli emigranti italiani

    nell'America Settentrionale

    si inserivano in un Paese con

    molte città e si indirizzavano

    ad attività lavorative di tipo industriale o alla costruzione di

    strade e ferrovie; raramente trovavano lavoro in agricoltura e

    tanto meno potevano mettersi in proprio come contadini

    indipendenti. In Brasile e in Argentina, invece, gli emigrati

    italiani riuscivano spesso ad inserirsi in agricoltura, in alcuni

    casi arrivando a creare aziende indipendenti, di cui

    diventavano i proprietari.

    La seconda fase della storia dell'emigrazione italiana

    incominciò con i primi anni del Novecento e fu

    caratterizzata da due novità: per quel che riguarda le aree di partenza acquistaronoun'importanza crescente le regioni meridionali e soprattutto la Sicilia; per quel che

    concerne le aree di destinazione, gli Stati Uniti

    diventarono l'unica meta di tutti gli emigranti

    italiani. Infatti, i costi delle navi per l'America

    erano inferiori a quelli dei treni per il Nord Europa,

    per questo milioni di persone scelsero di

    attraversare l'Oceano.

    Questo esodo di massa ( 8 milioni tra il 1900 e il

    1914 ) ebbe dei costi umani elevatissimi perché

    significò disperato sradicamento dalla propria terra

    e perdita di identità in Paesi stranieri, dove i

    rapporti umani erano difficili e bisognava spesso accontentarsi di lavori umilianti,

    faticosi e mal pagati. L'arrivo in America era caratterizzato, inoltre, dal trauma dei

    controlli medici e amministrativi durissimi, specialmente ad Ellis Island , l'Isola delle

    Lacrime.

    Fonte/i: è la mia risposta quella autentica!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!10 punti please!
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.