Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 9 anni fa

10punti al migliore...Aiuto su Ungaretti entrate!!!?

Mi servirebbe la parafrasi della poesia INCONTRO A UN PINO..Grazie...

1 risposta

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  • Anonimo
    9 anni fa
    Risposta preferita

    INCONTRO A UN PINO

    E quando all’ebbra spuma le onde punse

    Clamore di crepuscolo abbagliandole,

    In Patria mi rinvenni

    Dalla foce del fiume mossi i passi

    (D’ombre mutava il tempo,

    D’arco in arco poggiate

    Le vibratili ciglia malinconico)

    Verso un pino aereo attorto per i fuochi

    D’ultimi raggi supplici

    Che, ospite ambito di pietrami memori,

    Invitto macerandosi protrasse.

    È il saggio più compiuto dell’Ungaretti doctus. La tradizione letteraria, che troppe volte nelle poesie della maturità ungarettiana assume i tratti di una «prigionia» (l’espressione è di Luzi), risulta infine metabolizzata e capace di alimentare un classicismo scultoreo, solenne, anche se sintatticamente impegnativo e all’apparenza parnassianamente algido. Versi di registro alto, per celebrare l’improvviso ritorno in «Patria» o, meglio, l’assoluto riapparire della «Patria», evocata come una dimensione da sempre latente nell’identità profonda del poeta. «Incontro a un pino» è una “patridofania”, quasi il verbale di un’illuminazione in cui una semplice sequenza di elementi indistintamente naturali e architettonici – a partire dalla stessa parola – si trasfigura in una costellazione rivelativa dell’archè poetica, origine e destinazione, quest’ultima anche nel senso di missione, del poeta. La poesia vibra di una misteriosa sacralità, qualcosa di più complesso della generica «religiosità» che Ungaretti amava riconoscere tra le proprie costanti liriche. La grandiosa visione del «lungotevere al tramonto» (questo il titolo originario) ha i connotati di una rivelazione iniziatica, e in questo senso la presenza di strutture ampiamente sfruttate, se non istituite, dal Campana orfico è tutt’altro che sorprendente; così il montaggio “cinematografico” delle immagini, ma anche certi costrutti caratteristici del microcosmo espressivo campaniano: «D’ombre mutava il tempo, / D’arco in arco poggiate / Le vibratili ciglia malinconico». La saturazione atmosferica rende del tutto accessoria e in fondo sterile l’indagine sul significato dei simboli che si intrecciano e sfilano negli undici versi. Che cosa rappresenta il pino in fiamme? Di cosa è simbolo il fiume percorso dalla foce? «Incontro a un pino» è una di quelle rare poesie che a una lettura attenta e reiterata acquistano da sé un’evidenza – anche un’evidenza estetica – cui il démontage esegetico o strutturale ha ben poco da aggiungere, e anzi, semmai, qualcosa da togliere. Forse per questo la critica non l’ha né amata né consacrata secondo il merito, preferendo concentrarsi sull’opera dell’Ungaretti frammentista o di quello più scopertamente e ingenuamente letterato: i due tempi sui quali sospendiamo benevolmente il giudizio, pur nel robusto sospetto che la consistenza di quella produzione sia stata amplificata da fattori congiunturali e, in definitiva, extrapoetici.

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