Ciao, mi date un consiglio sul il libro che sto scrivendo?

vi metto qui il primo capitolo: Anche quel giorno il sole sorse troppo presto. I raggi filtravano dalle piccole fessure del bunker e una lama di luce si proiettava sul mio volto abbronzato. Così, fui costretto a svegliarmi. Scesi con pigrizia dal mio letto- se si può chiamare letto un vecchio materasso rovinato che ha come lenzuolo un giacca di lana sgualcita- e con un bastoncino mi pettinai la choma riccia e bionda che avevo come capelli. Ogni mattina era sempre più difficile pettinarli perchè si annodavano ed era da moltissimo tempo che non gli davo una sistematina. Mi vestii con il mio classico abbigliamento per andare a pescare e a raccogliere bacche: pantaloni corti- cioè tagliati per renderli adatti alla calda stagione- e maglietta di cotone grezzo che mi ero cucito da solo lo scorso inverno. Feci colazione con un panino liofilizzato che sembrava un pezzo di foglia rinsecchito, e non mi saziai per niente. Era tutto più facile un tempo quando c'era lui, il mio tutore.In realtà non era un vero e proprio tutore, ma uno che badava a me.Ricordavo che indossava una maschera veneziana bianca e sorridente con due piume blu e che credevo fosse la sua vera faccia, perchè non se la toglieva mai.Veniva la mattina e se ne andava la sera. Mi insegnava a leggere e a scrivere e ogni giorno mi portava da mangiare e da vestire e qualche libro che mettevo vicino al mio letto che leggevo quando lui se ne andava e non tornava per giorni. Giocavo e scherzavo con lui. La sua voce era rassicurante e quando mi raccontava delle storie, mi incantavo.Ogni mese mi mandava una scorta di cibi liofilizzati, che arrivavano ancora.Un giorno d'inverno, quando avevo 9 anni, però, partì e non tornò mai più...Gli occhi mi divennero lucidi. Erano passati quattro anni e io ero ancora lì che mi arrangiavo e sopravvivevo con la natura.Mi misi gli occhiali e guardai fuori dal grande attico, in realtà la bocca del bunker dove vivevo, e notai che un temporale stava arrivando e con lui un fortissimo vento.Però, corsi giù e mi addentrai nella vegetazione dell'isola.L'isola in cui vivevo in realtà era minuscola ed era ricoperta da arbusti, mentre a nord, verso Venezia- l'isola faceva parte della Laguna Veneta, almeno così c'era scritto sui miei libri- c'erano dei grandi alberi riuniti in un cupo bosco. Io abitavo là, in un bunker dei tedeschi della seconda guerra mondiale. Era enorme, tutto nero, fatto di cemento, con una grande bocca, l'attico per me, dove potevo arrivare a vedere Venezia, la città galleggiante.Addentratomi nella foresta, mi diressi verso sud e ci impiegai circa un quarto d'ora. Lì era un posto ideale per pescare, perchè la corrente portava tutti i pesci là. Il mio modo di catturarli era un po' strano. Mettevo dei semini che trovavo per strada in acqua, dei quali i pesci andavano ghiotti, e quando alcuni di essi salivano in superficie io con una retina li catturavo e li mettevo in tasca. A volte ero costretto a lavarmi i pantaloni dopo cena, al buio, e sinceramente, il mare cupo e minaccioso non mi ispirava.Quel giorno però riuscii a catturarne solo uno, forse perchè il clima intorno a me stava impazzendo. La nuvola scura era ferma lì e il vento andava e veniva, ma il sole brillava ancora e facendo tanto caldo, troppo caldo, decisi di fare un bagno. Per una decina di metri dalla riva sabbiosa, l'acqua mi arrivava fino al collo, ma poi incominciava a diventare profonda, lì era il mio punto preferito. Il senso di profondità e di vuoto mi faceva sentire più forte e libero.Anche quella volta ci andai: l'acqua aveva un temperatura giusta e quindi rimasi un po' di più, nuotando e immergendomi. Anche se ero da solo, riuscivo spesso a divertirti.D'un tratto, il cielo si oscurò e il vento si mise a soffiare fortissimo. Il movimento delle onde mi spinse verso il largo. -Cavolo!-esclamai, pieno di paura.Non ero mai andato fin là in fondo, e così decisi di spingere forte con braccia e gambe per raggiungere un punto dove toccavo. La tempesta incominciò a scatenarsi intorno a me: l'acqua si muoveva come impazzita, il vento potente sradicò alcuni cespugli e fece volare i miei vestiti, e la pioggia scendeva facendo alzare la profondità dell'acqua.. Ero spaventato come non mai...Non riuscivo a raggiungere la riva, non riuscivo ad avvicinarmi. Il panico mi soprafasse ed incominciai ad urlare. Ero solo, nessuno mi avrebbe aiutato, nessuno mi avrebbe salvato.Le piante cotinuavano a volare nel cielo come uccelli spaventati e le onde incominciarono a farsi alte. Riuscii a resistere alla prima, ma la seconda mi spinse verso il basso e mi impedì di risalire. Nuotai con tutte le mie forze sottacqua però le onde erano troppo forti. Sembravano volermi annegare. A quella parola tremai e mi misi a guardare l'isola diventata inferno. Le onde erano alte due, tre metri, e inondavano tutta la riva, ora sempre più lontana. Un'altra mi buttò giù... sentivo sonno...mi sentivo vicino alla morte.

Aggiornamento:

Poi una forza dentro di me mi fece recuperare i sensi e incominciai a battere le gambe e a cercare di prendere aria tra un' onda e l'altra. Nuotai, nuotai, nuotai, come un disperato... Dietro di me la Morte che mi seguiva minacciosa... Un pensiero balenò sulla mia testa: chi si sarebbe dispiaciuto della mia morte? Non avevo genitori, nè fratelli e il mio tutore- se si può chiamarlo così- non si è fatto più vedere. Sarei stato un morto dimenticato. Io che volevo aiutare l'umanità, sono riuscito ad arrivare solo a sopravvivere. Che tristezza...

Però, continuavo a spingere perchè la speranza è l'ultima a morire, così diceva il mio tutore. Capii solo in quel momento il vero significato di quelle parole e così non mi arresi.

Dopo secondi, minuti, ore, non so quanto tempo, raggiunsi sfinito la riva. Ero felice e mi misi a piangere dalla gioia... ma un'ombra oscurò ancor di più l'isola. Il mio pianto cessò e divenne paura, terrore. Sembrava che un enorme uccello stesse passando sopra di me. A

Aggiornamento 2:

non sono andato a capo perchè i caratteri non lo consentivano, ma nel file originale è tutto a posto. grazie

2 risposte

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  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    Che consiglio vuoi? Non ha dei dotto se ne volevi uno in particolare, così dico quello che a me ha disturbato di più leggendo, cioè il fatto che nella prima parte non sia mai andato a capo, è sbagliato, perché passi dalla narrazione alla descrizione e a me ha dato un po' fastidio leggerlo, per il resto è interessate.

    Evita anche di usare tutti questi punti di sospension, in questo caso andrebbero bene delle semplici virgole e poi correggi questa frase "Anche se ero da solo, riuscivo spesso a divertirti" in questa frase hai sbagliato ad usare la persona del verbo, forse per distrazione, devi usare divertirmi altrimenti stona.

  • Anonimo
    9 anni fa

    che cos'è? Humour albanese?

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