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Lv 7

Il Capitalismo ha concluso in suo ruolo propulsivo di progesso sociale? Se sì, quando?

Domanda rivolta a chi ha cognizione di quello che si intende per "ruolo propulsivo" del Capitalismo nella Storia

Aggiornamento:

---- Per quanto mi riguarda sono daccordo con chi dice che la I guerra mondiale ha sancito la fine del ruolo propulsivo del Capitalismo. A fine guerra la Borghesia aveva spazzato via ogni residua forma di feudalesimo. Ma poiché era ben conscia (avendo ben letto e studiato Marx) che la natura stessa del Capitalismo avrebbe portato a cicli economici alterni e che la sua sopravvivenza si basava sulla distruzione e ricreazione della Merce, scelse la Guerra, magari mascherata da "fredda" o diffusa in microconflitti, per sopravvivere.

Oggi la guerra mondiale si presenta come di natura Finanziaria (con accessorie guerre militari locali); se gli va bene ripartirà dopo aver distrutto miliardi di proletari, se gli va male userà le armi e distruggerà il Mondo. Il Capitalista è il boia di se stesso.

Concludo che PER ME resta vera questa dichiarazione: "Socialismo o barbarie!"

15 risposte

Classificazione
  • 10 anni fa
    Risposta preferita

    Ho dovuto prendere alcune annotazioni, non per il gusto di riprenderle (anche!) ma per richiamarle all’attenzione di tutti. E’ così:

    “il Capitalismo non ha concluso la sua vita ma sta cercando solo un suo equilibrio”

    In proposito mi è subito balzato in mente un editoriale del Sole24 del 2008, fine estate. Recava lo stesso giudizio, immancabilmente privo di base d’appoggio reale. Immancabilmente destinato ad essere sbugiardato dalle cronache.

    “E forse si sta autoregolamentando per ritrovare il centro perfetto per creare un nuovo e duraturo Finanzcapitalismo”. CAPITALISMO 2.0: roba così, ad alto valore giornalistico ma del tutto inutile. Anche se fosse, ma non lo è, perché le auto, le case e le pesche non nascono da un indice telematico, si tratterebbe di cambiare vestito al capitalismo. Più giustamente di adeguarlo ai tempi. Gli ultimi quarant’anni di finanziarizzazione dell’economia non sono certo un caso fortuito.

    E’ doveroso meditare su questo, onde sbattere sugli specchietti e perdere il resto dei denti per strada.

    “lontano anni luce dal Capitalismo Industriale Cinese”: lontano anni luce dalla realtà, appunto.

    E gli Usa se ne sono accorti da un po’, il dibattito è stato digerito all’interno, adesso cercano di porre rimedio ad una “scelta strategica miope”: inseguire il miraggio della finanza e via via tentare di abbandonare la strategia industrialista. Questo lo dico ad FDD, ma non solo.

    Un altro utente scrive che:

    “Il ruolo propulsivo c'è ancora e forse, come conseguenza della sua definitiva globalizzazione, è più forte che mai”.

    Giusta la puntualizzazione di Doc Jimmy: prima di rispondere alla domanda bisogna sapere cosa si intende per ruolo propulsivo, per acceleratore storico.

    La globalizzazione è stato un catalizzatore di merci, un propulsore del mercato globale, e non diversamente.

    Ecco che Luc parla a ragione di Prima guerra mondiale, data indicativa, come prima grande battuta d’arresto del capitalismo, divenuto ormai imperialismo: fase suprema. Nell’imperialismo, in buona sostanza, che non è un banale sostantivo riempitivo, ci troviamo di fronte ad una configurazione degli assetti del capitale più complessa. Rischiando l’eresia, è come l’albero di limoni, che prima mette i fiori (capitalismo), poi maturano gli agrumi (imperialismo).

    I frutti sbocciano portandosi appresso una serie di contraddizioni, che a loro volta esplodono in crisi più aspre e con più pesanti conseguenze: il primo conflitto mondiale imperialista –giacché le potenze che vi prendono parte sono diventate ormai limoni maturi- segna la saturazione del mercato, la sovracapacità produttiva delle fabbriche e la necessità di un resettamento. Per la successiva ripresa del ciclo!

    Non più spinta propulsiva, dunque, ma reazione. I tempi del progresso sociale durano quanto lunghi possono essere i tempi del progresso sociale, non di più.

    E’ fuorviante pensare ad un progresso illimitato e in divenire: lo dimostrano ampiamente i fatti del giorno. Sono innumerevoli, infatti, i casi in cui sono evidenti i prodigi dell’uomo, ma che crollano ingiustificatamente di fronte alle imprevidenze sociali.

    Affidare al mercato la regolazione di una produzione ormai pienamente sociale è un anacronismo che l'umanità sta pagando a caro prezzo!

    In primo luogo, quella che opera è una regolazione "a posteriori", che interviene solo quando crisi o catastrofi si sono già manifestate.

    In secondo luogo, l'anarchia sociale che ne consegue dissipa in lotte tra uomini tesori di energie che sarebbe possibile e necessario indirizzare altrove, diversamente.

    Il capitalismo ha dimesso le lenti della scienza sociale borghese da lungo, lunghissimo tempo.

    Quante sono le contraddizioni del capitalismo? Innumerevoli.

    Quante forze produttive deve suo malgrado ridursi a bruciare?

    Quanta concorrenza deve distruggere, quante merci deve sovrapprodurre non per venire incontro all'uomo, ma per vincere la concorrenza sul mercato?

    Quante teste deve far cadere? Quanta degenerazione e -anche- immoralità deve trascinarsi dietro?

    Il tutto per perpetuare il profitto: la sua ragione di essere. In una corsa cieca, che non bada al progresso sociale, ma al progresso dei dividendi, al benessere di una minoranza pressoché invariata del pianeta. Pressoché: nel senso che se non è General Motors è China Automobile.

    Un pugno di corporations determina le sorti del pianeta.

    La scienza e la tecnica hanno permesso all’uomo di comprendere e dominare la natura, ma lo stesso non è accaduto con la società. Al contrario: il capitalismo e l’imperialismo hanno impresso un’accelerazione così maestosa della scienza e delle sue applicazioni da non essere più in grado di poter controllare la società.

    La borghesia deve ormai distruggere per conservarsi, nascondere, mistificare la realtà per salvare se stessa.

    Fonte/i: E poi non vogliatemene, ma mi sono troppo sbilanciato su concetti forse misconosciuti, persino noiosi e volevo recuperare, quantomeno alla fine, con un pizzico di umorismo. “Al Liberismo neoclassico di stampo edonista ed individualista subentrerà una nuova forma di capitalismo, magari "colbertiano" o addirittura "confuciano". Beh, direi che qui siamo nel campo dell’astrologia! “Il capitalismo come lo intendiamo noi occidentali è ormai fallito e sta per essere spazzato via dal capitalismo a gestione comunista cinese.” Questo sì: si è aperta una pizzeria, ma ha presto cambiato gestione. Adesso il gestore è uno di razza cinese, persino comunista. :)
  • 10 anni fa

    Proseguo l' analisi di @Luc.

    Allora: quelli in corso risultano fuor di dubbio tempi drammatici per il capitalismo.

    La crisi, dopo aver sconvolto il credito e la finanza, si è estesa all' economia reale.

    Dopo le banche, le società finanziarie e le Borse mondiali ora viene coinvolta la produzione reale.

    la crisi è entrata con i suoi pesanti effetti sociali in ogni famiglia e non è ancora finita.

    Ricordiamo, è partita dagli Stati Uniti si è estesa all' Europa, ha coinvolto il mondo intero, persino il dragone cinese ha rallentato la sua corsa per poi riprendersi con la domanda di mezzi di produzione in particolare dalla Germania.

    Tutte le ideologie che sembravano onnipotenti vengono sbriciolate continuamente dalla realtà di un modo di produzione che manifesta tutte quelle contraddizioni individuate da Marx più di un secolo fa.

    Gli stessi nemici del marxismo non possono fare a meno di riconoscere la supremazia del materialismo dialettico, l' arcivescovo di Monaco di Baviera, successore del cardinale Ratzinger, scrive che Marx nella sua analisi del capitalismo aveva visto giusto:<< Poggiamo tutti sulle spalle di Marx perché aveva ragione>>.

    Il redattore di "Die Zeit" spiega l' importanza e la rinnovata fortuna editoriale nelle vendite del "corposo lavoro in tre volumi" del rivoluzionario di Treviri.

    Il "Daily Telegraph", a commento della crisi, propone la vignetta di un Marx che se la ride ( nel 2010), mentre il "Guardian"scrive: <<E' un momento che Marx avrebbe gustato>>.

    Il "Times" così come "Der Spigel" per spiegare la crisi citano passi del "Capitale"

    La "Frankfurter Algemeine Zeitung" scrive: <<La storia del capitalismo è la storia delle sue crisi. Qui Marx aveva ragione>>.

    Sono in molti a sostenere che la crisi da ragione alla teoria economica di Marx per poi confutarne la teoria politica. Eppure è proprio nella crisi che si manifesta la contraddizione tra produzione sociale e appropriazione capitalistica, diventa palese che "il prodotto domina i produttori" e che il capitalismo non è "un modo di produzione assoluto ma semplicemente storico".

    Ma, come abbiamo spesso scritto, la vecchia menzogna che nega le conclusioni politiche rivoluzionarie del "Capitale" è frutto di "intellettuali pigri, ladruncoli di un patrimonio scientifico creduto incustodito". Pertanto invito alla lettura dei passi più significativi di Marx, Engels e Lenin sulla crisi del capitalismo e come si possa superare questa società.

    Il nostro Partito analizza fin dal suo esordio la crisi delle relazioni globali e vi ha dedicato, dall' agosto 2007 al' ottobre 2008, più di trenta articoli di studio e di scavo, a conferma di una sfida scientifica che procede nel tempo.

    Il compianto Arrigo Cervetto, nel giugno del 1993, quando le ideologie sulla vittoria definitiva del capitalismo erano egemoni in tutti i giornali e in tutti i partiti parlamentari, concludeva un suo articolo su "Lotta comunista" scrivendo che nel secolo XXI "Si ritorna a Marx".

    Siamo solo all'inizio.

    Fonte/i: Antidùhring, F.Engels 1878. Il capitale, K. Marx (Libro terzo) 1894. N.R.Zeitung Revue, ottobre 1850 K.Marx, F.Engels. Poscritto alla 2' edizione de "Il Capitale" K.Marx. L' Imperialismo fase suprema del capitalismo, V.I.Lenin, 1917. Regolarità storica della crisi, Lotta comunista. 1975. Il circolo vizioso del capitalismo, Lotta comunista 1979. Lotta comunista, luglio-agosto 2007. Lotta comunista, gennaio 2008. Lotta comunista, marzo 2008. Lotta comunista, aprile 2008. Lotta comunista, maggio 2008. Lotta comunista, luglio -agosto- settembre-ottobre 2008. Ed ancora mensilmente fino ad oggi giugno 2011.
  • 10 anni fa

    buongiorno Doc,
Bella domanda!
Prima di tutto occorre fare una premessa, non c'è una data precisa, essendo un processo storico socio economico, semmai una data la possiamo dare come punto di riferimento.
La prima guerra mondiale.

Il periodo anteriore a quella guerra ne fu la preparazione.
La belle epoque.
Periodo che ha preparato la prima grande crisi di over production.

Costringendo le Potenze dell'epoca a distruggere il surplus di merci.
Chiaramente la guerra si è svolta in europa perché quello era il mercato mondiale di allora. Le grandi fabbriche erano concentrate in europa, e quindi la distruzione doveva avvenire li.
(la seconda guerra infatti andò a finire anche in giappone.. )

Già dalle rivolte del 1848 emergono i limiti del capitalismo, fu propro sullo studio di quegli anni che marx ed engels compresero le dinamiche del capitalismo.
Dal punto di vista di scienza sociale il capitalismo si è fermato ad Heghel.
L'ultimo grande prodotto del pensiero rivoluzionario borghese.
Heghel era un forte estimatore della rivoluzione francese, come tutti gli illustri del suo tempo. Beethoven scrisse quello che adesso è l'inno europeo, per ricordare la rivoluzione francese.
Da quel momento, cioè dall'insediamento della classe borghese le sue stesse idee rivoluzionarie diventarono conservatrici.
Oggi l'illuminismo rimane l'ultimo grande traguardo della società.
Le stesse scienze non hanno più avuto spinte propulsive.
Pensa alla teoria della relatività e alla meccanica quantistica, ultime grandi teorie generali della fisica hanno più di cento anni.
Sono figlie dell'800 il secolo dell'esportazione del capitalismo nel mondo, che ha portato con sé princìpi e ideali borghesi.
Se vogliamo anche la tecnologia rimane al palo, il signor Benz noto per aver fatto funzionare il motore a scoppio con la benzina, tutt'ora è il motore delle auto. A più di 150 anni..
In alternativa c'è il signor Diesel che è contemporaneo a Benz.
Dice quello elettrico? :)
La prima auto elettrica ha 110 di vita.
Si è dato fondo a grandi aggiornamenti di scoperte fatte più di un secolo fa..
Se andiamo a vedere quell'arco di tempo che va dal 1850 al 1910 è stato il più prolifico, poi ci fu la prima guerra mondiale.
Il Capitalismo ha mostrato il suo vero volto.
La distruzione.
La ricostruzione.

Dal punto di vista delle scienze sociali la borghesia si è fermata ad Heghel.
Perché l'unico borghese che ne ha proseguito il pensiero è stato l'allievo Marx.
Arrivando alle conclusioni che era necessario arrivare al comunismo.
Va da sé che il pensiero borghese si è dovuto forzatamente fermarsi ad Heghel.
Il resto è putre-scienza. 
Chi ha la fortuna di leggere la prosecuzione della scienza sociale marxista oggi si trova sempre un passo avanti.
Quello che sta accadendo oggi noi lo si discuteva negli anni '50 del secolo passato. Oggi i marxisti discutono di ciò che accadrà tra qualche decennio.
Inverno demografico, crisi generale, terza guerra mondiale.
Quindi nuove e vecchie ideologie borghesi verranno diffuse a piene mani.
-Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti -
(marx -engels, "l'ideologia tedesca " 1846 )

Pensa che la borghesia nasce con la religione civile della fratellanza tra i popoli.
La Fraternitè.
Oggi ha un arsenale in grado di distruggere tutti i popoli. La borghesia una volta preso il potere ha tagliato la testa a Robespierre, (uguaglianza, libertà e fraternità non andavano più bene, così hanno eliminato il porta bandiera, non ha caso l'hanno chiamato l'incorruttibile.
Significa che gli altri si sono fatti corrompere.( E questi sono gli eredi).
Cordialmente.
Luc.

    Fonte/i: ti ho messo una stella, magari la vede Babuskin, lui saprà sintetizzare meglio e chiarire sicuramente meglio quanto ho scritto. Abbiamo Lotta Comunista in diretta.. :)
  • 10 anni fa

    Bella domanda!!!

    Secondo me il Capitalismo dovrebbe essere sostituito da una nuovea forma ci comunismo dal volto umano. Il divario fra ricchi e poveri sta aumentando. Non possiamo più permetterci che il potere sia in mano a banche e imprenditori senza scrupoli. Non può più reggere un mondo costruito sul profitto e sul pil.

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  • 10 anni fa

    Negli USA nel 1929

  • 10 anni fa

    Non sono uno storico e neppure un economista (solo un giurista), ma mi piace la domanda e vorrei provare a rispondere.

    A mio giudizio la situazione economica attuale non è conseguenza della crisi del Capitalismo tout court - di cui più volte nella storia s'è predetta la fine, sempre sbagliando - ma di una sua particolare forma: quella liberista neoclassica di stampo anglosassone.

    Di quella ideologia - paragonabile in tutto e per tutto alle altre grandi ideologie novecentesche, comunista e nazista - che dà per assodato, con una indimostrata petizione di principio che gli operatori economici siano soggetti "razionali", "perfettamente informati" che le loro scelte siano necessariamente dirette al miglior utile e al correlato minor sacrificio individuale e che, conseguentemente, i mercati - quali somma delle decisioni di tanti operatori razionali - siano per definzione "razionali" essi stessi.

    Con la conseguente naturale tendenza (di lungo periodo) all'equilibrio e all'autoregolazione.

    Queste concezioni erano state già sconfitte dalla storia con la Grande Depressione del 29 ma inopinatamente rispolverate negli anni 80 da Reagan e la Thatcher fino ai nostri giorni.

    Ne è conseguita una innaturale e controproducente deregolamentazione dei mercati, favorita dalle astrusità - ai confini della vera e propria barzelletta - di tante teorie macreconomiche dei giorni nostri, anche premiate con Nobel (leggere per credere quella sulle cd. "aspettative razionali).

    Oggi siamo al declino totale di queste teorie e con loro al declino finale (più probabilmente crollo) dell'Impero Americano.

    Difficile fare previsioni, ma penso che dopo questa fase, inevitabilmente ci sarà una ripresa e la nascita di un nuovo equilibrio mondiale fondato su altri valori e su altri rapporti di forza tra stati.

    Al Liberismo neoclassico di stampo edonista ed individualista subentrerà una nuova forma di capitalismo, magari "colbertiano" o addirittura "confuciano".

    Il capitalismo sopravviverà sotto altre forme, morirà quello anglossassone.

  • 10 anni fa

    .. .

  • 10 anni fa

    Il capitalismo liberista di tipo anglosassone aveva un senso ai tempi di Adam Smith e fino ai primi del '900, quando l'economia poteva espandersi grazie alla disponibiltà di risorse naturali non ancora sfruttate. In quelle condizioni poteva ancora essere vero che il massimo interesse collettivo coincidesse con la somma dei massimi interessi individuali: dove si stava stretti, c'era ancora lo spazio per allargarsi (anche se un discorso etico andrebbe affrontato a parte). La fine del capitalismo liberista, come osservato da Keynes, coincide quindi con la crisi del '29, anche se lo si è voluto mantenere in vita a tutti i costi con una sorta di accanimento terapeutico (reaganismo, thatcherismo).

  • Anonimo
    10 anni fa

    finchè cè un: utile, il capitalismo non è morto

  • 10 anni fa

    il capitalismo nn ha concluso la sua spinta , semplicemente sta mutando forma e direzione .

    Ora è più orientato verso Oriente ed in futuro lo sarà verso l' Africa

    i Paesi occidentali che per primi sapranno adattarsi a questi mutamenti globali , per primi ne trarranno beneficio

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