Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 9 anni fa

Riassunto il bambino con il pigiama a righe?

Ne vorrei uno abbastanza lungo!!!!Subito 5 punti a chi mi da una risposta esauriente entro venerdi!!!

5 risposte

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  • Anonimo
    9 anni fa
    Risposta preferita

    Bruno è un ragazzino di nove anni che vive in una bella casa a Berlino con il padre,la madre Elsa e la sorella Greta. Il padre è un ufficiale nazista e per lavoro è costretto a trasferirsi ad Auschwitz con la famiglia. Bruno si ritrova a vivere in un piccolo centro lontano dagli amici ed in una casa molto più piccola. Dalle finestre Bruno non vede più strade e negozi, ma solo campi deserti ed una rete che recinta uno spazio dove vivono uomini che indossano tutti uno strano pigiama a righe ed un cappello di corda. Si sente solo e, nonostante i divieti dei genitori, il ragazzino si avvicina alla rete e stringe amicizia con Shmuel un suo coetaneo che è rinchiuso al di la della rete. I due bambini non possono giocare, ma trascorrono il tempo parlando e confidandosi le loro emozioni. Bruno intuisce che quel recinto, che i suoi genitori dicono sia una fattoria in cui lavorano dei contadini, è un luogo strano in cui succedono cose misteriose. Quando Shmuel gli confida che non riesce più a trovare il padre, Bruno pensa di aiutarlo ed entra nel campo, indossando un pigiama a righe come tutti gli altri, procuratogli dall'amico. Insieme i bambini si incamminano per il campo di concentramento in cerca del padre di Bruno, ma un improvviso clamore e un gran subbuglio sconvolge gli uomini dal pigiama a righe che vengono tutti sospinti a forza verso una stanza. I bambini sono costretti a spogliarsi ed impauriti entrano tenendosi per mano, la luce si spegne ed è il buio mortale. Quando i genitori di Bruno si accorgono della sua assenza, cercano il ragazzino fino alla rete dove trovano i suoi abiti. Il padre disperato entra nel campo di concentramento in cerca del figlio: troppo tardi, le camere a gas avevano già smesso di funzionare!

  • Anonimo
    9 anni fa

    l bambino con il pigiama a righe è un romanzo del 2006 dello scrittore irlandese John Boyne, che è stato tradotto in 32 paesi.[1] Nel 2007 è stato nella classifica dei più venduti in Irlanda per 100 settimane, è stato tra i dieci romanzi più venduti in Australia, Spagna, Regno Unito ed altri paesi europei, diventando un best seller per il New York Times.Bruno, figlio di Louis, un comandante nazista, decide di esplorare il giardino dietro la villa, anche se gli era stato proibito, arrivando fino alla recinzione del campo di sterminio, dove incontra Shmuel, un bambino ebreo della sua stessa età, con cui stringe amicizia. Quasi ogni pomeriggio Bruno e Shmuel si siedono uno da una parte e l'altro dall'altra della rete e si confidano. Quando Elsa, madre di Bruno, scopre le cose terribili che avvengono nel campo di concentramento, comincia a chiedere a Louis di far ritorno a Berlino. LouisAlcuni bambini furono impiegati come messaggeri di campo e trattati come una sorta di curiosità, mentre, ogni giorno, un numero enorme di bambini di ogni età entrava nelle camere a gas e veniva ucciso.”[2]

    Il Rabbino Benjamin Blech scrive “Questo libro non è propriamente né una bugia né una favola, è una profanazione”. Il suo più grande rammarico è che il libro supporti l’idea che la gente comune non fosse consapevole degli orrori dello sterminio di massa che i nazisti stavano attuando sugli ebrei. Egli spiega che chiunque nel raggio di chilometri poteva sentire il fetore di morte ed esprime il dubbio che un bambino di 8 anni figlio di un ufficiale nazista potesse non essere consapevole di cosa fosse un ebreo (o se lui stesso lo fosse).

    Scrive “Nota al lettore: Ad Auschwitz non c’erano bambini ebrei di 8 anni – I nazisti gassavano immediatamente tutti coloro che non fossero abbastanza grandi per lavorare. Poi, il campo di sterminio di Auschwitz era circondato da recinti elettrificati, rendendo qualsiasi tentativo di uscirne, strisciando attraverso un’apertura, impossibile crede che l'idea migliore sia che i figli ed Elsa partano, ma Bruno è infelice, perché finalmente ha trovato un vero amico. Il giorno stesso Bruno dà la notizia a Shmuel, il quale gli dice invece di non riuscire più a trovare suo padre nel campo. Bruno decide allora di passare per l'ultima volta un po' di tempo con Shmuel, e di scoprire cosa c'è al di là della rete. Così si mettono d'accordo: Bruno deve portare un po' di cibo per Shmuel, e Shmuel deve procurargli il pigiama, cioè gli abiti indossati dai detenuti del campo. Il giorno dopo Bruno si infila il pigiama a righe ed entra nel campo, dove aiuta Shmuel a cercare il padre. Mentre Bruno è ancora nel campo suo padre Louis, senza sapere che lui si trovi lì, ordina di avviare la marcia. Elsa e Gretel, la sorella di Bruno, non trovandolo, avvisano Louis e iniziano a cercarlo disperatamente ma tragicamente il bambino muore insieme a moltissimi ebrei nella camera a gas.

  • Anonimo
    9 anni fa

    allora non sarà granché come riassunto ma almeno non l'ho preso da dei siti..

    Nel 1942 la famiglia di Bruno (di cui padre è il comandante di un campo di concentramento) è costretta a lasciare la loro casa di Berlino per trasferirsi in una casa vicino al campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia. Un giorno Bruno, annoiato, vede il campo e pensando che sia tipo una campagna (mi pare) va ad esplorare.. Raggiunto il reticolato e iniziando a percorrerlo vede un bambino dall'altra parte del reticolo ed incuriosito incomincia a fare la sua conoscenza. Così da quel giorno Bruno torna al reticolo da Schmuel, questo il nome del bimbo, ma giorno dopo giorno alla sua permanenza in quella casa, la famiglia di Bruno decide di tornare a Berlino senza il padre che deve continuare a fare il suo lavoro così il bambino pensa bene di andare dall'altra parte del reticolo per stare per sempre con il suo amico e per aiutarlo a cercare suo padre disperso( chissa dov era finito eh), egli gli procura pigiama e berretto a righe ed insieme vanno nella baracca di Schmuel dove i soldati prendono il gruppo di persone e le portano nelle camere a gas, il padre di Bruno( che aveva scoperto che i due bambini si frequentavano e che aveva vietato a Bruno di continuare a vedere Schmuel) immagina cosa sia successo ma quando riesce ad aprire la porta della camera a gas, e troppo tardi....

    Fonte/i: me!!
  • Anonimo
    9 anni fa

    Nel 1942, Bruno è un bambino curioso di otto anni, figlio di un comandante nazista di un campo di sterminio. Dopo aver vissuto in un palazzo di Berlino, il padre padrone decide che tutta la famiglia si dovrà trasferire ad Auschwitz (luogo di cui Bruno non riesce a pronunciare il nome). Confuso e arrabbiato per la sua nuova casa, Bruno passa il suo tempo chiuso nella sua stanza, senza amici con cui giocare e senza compiere esplorazioni, che sono la sua grande passione. Dalla finestra della sua camera da letto, Bruno vede delle persone all'interno di un recinto con addosso un pigiama a strisce, egli non sa che sono ebrei rinchiusi in un lager. Un pomeriggio Bruno si avventura alla scoperta degli uomini in pigiama, arrivato al recinto di filo spinato fa la conoscenza di Shmuel, un bambino ebreo dall'altro lato della rete. Tra i due bambini inizia un'amicizia fatta di viste quotidiane e chiacchierate, ma il tempo di permanenza della famiglia di Bruno ad Auschwitz è terminato e il ritorno a Berlino è imminente.

    Volendo raccontare banalmente “Il bambino con il pigiama a righe” verrebbe da dire che il libro parla di un uomo che lavora come comandante in un campo di concentramento e si trasferisce con la famiglia da Berlino in un piccolo posto desolato e abbandonato, per ubbidire agli ordini.

    Volendo andare un po’ più a fondo verrebbe da aggiungere che siamo nel 1942, che c’è la guerra e una verità che piano piano si diffonde, quella dei lager, di gente che viene annientata nell’anima e nel corpo fino alla sopravvivenza, prima che giunga definitivamente la morte. Ma non è soltanto questo, c’è ancora qualcosa da aggiungere.

    Volendo dirla tutta i protagonisti di questa storia potrebbero essere molti, non solo la guerra, ma anche il rapporto difficile tra genitori e figli che non si capiscono, anche il cambiamento che costringe un bambino ad andarsene dalla sua città per seguire il padre per un lavoro che a lui non è mai stato spiegato.

    Questo libro è tante cose e una sola, è soprattutto la storia degli amici che si perdono andandosene e di quelli che si trovano arrivando.

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  • 9 anni fa

    Il bambino col pigiama a righe, è questo il titolo del romanzo scritto da Boyne John, ambientato nel 1940, periodo nazista, ad “auscit”. È questo il nome che dà Bruno, un bambino di appena nove anni, al luogo dove è costretto a trasferirsi con la famiglia a causa del lavoro del padre. Qui Bruno vive delle esperienze e vede delle cose che non capisce, ma che comunque nessun bambino e nessun adulto dovrebbe mai vedere. La casa ad “auscit” è completamente diversa dalla casa in cui Bruno abitava inizialmente, infatti questa era molto più piccola, e dalla sua finestra non vede più strade e bancarelle, ma soltanto una grande rete che contiene delle persone: queste portano tutte lo stesso pigiama a righe e un berretto di tela in testa. Bruno adorava la casa di Berlino, soprattutto perché era grande ed ogni giorno aveva sempre qualcosa di nuovo da esplorare, ma lì ad auscit non c’è nulla da esplorare. Questo spinge il bambino a cercare divertimento al di fuori delle mura domestiche e ad esplorare la grande rete che ogni giorno vede dalla sua finestra. E li oltre la rete trova un nuovo amico : Shmuel. I due bambini, anche se diversi per alcuni versi, sono molto simili. Durante l’anno diventano grandi amici, anche se si limitano a parlare, perché a causa della rete che li divide non possono giocare assieme. Bruno decide di tenere la famiglia all’oscuro della sua nuova amicizia e di far si che sia tutta per se. Ed ogni giorno di quell’ anno esce di nascosto per andare a trovare il suo amico. Dopo un anno trascorso ad “aucsit” la madre decide di riportarlo a Berlino, e così Bruno decide di compire con Shmuel la sua ultima grande esplorazione.

    Il titolo del libro è naturalmente riferito al modo di vestire di Shmuel e di tutte quelle altre persone al di là della rete, che Bruno chiama appunto in pigiama.

    Il protagonista di questo libro è Bruno un bambino di nove anni che è costretto al trasferimento da Berlino ad “auscit” a causa del lavoro del padre. La passione di bruno è esplorare e scoprire cose nuove. Con questo personaggio l’autore ci fa vivere una vicenda, che è stata sicuramente una delle peggiori avvenute nel corso della storia, attraverso gi occhi di un bambino, che sicuramente non capisce la gravità della situazione. Un bambino che subisce forti condizionamenti dai parenti ( in modo particolare dal padre), ma il cui modo di pensare ed agire resta innocente ed ingenuo. Il padre di Bruno lavora nell’esercito, ed’è a causa del suo lavoro che la famiglia è costretta al trasferimento, infatti “il Furio” dice che ha grandi progetti per lui. È un uomo molto rigido e attento al rispetto delle regole. Viene sempre ammirato dal piccolo Bruno, che lo vede come un idolo.

    Shmuel è l’amico di Bruno che vive dall’altra parte della rete con tutte l altre persone che indossano il pigiama a righe, è nato lo stesso giorno di Bruno, ed ‘è il suo unico amico in quel brutto posto chiamato “auscit”. Shmuel è l’unico motivo che spinge bruno ad andare avanti e a resistere alle noiose giornate che gli si prospettavano di fronte. In breve tempo diventa il suo miglior amico. Gli altri due componenti della famiglia sono Gretel e la madre, queste sono entrambe coscienti di quello che si verifica dietro la rete e degli orrori che si svolgono al suo interno, ma nonostante questo partecipano passivamente alle vicende. Con questo libro l’autore ci vuole dare l’idea della diversità con cui i due bambini vivono la vicenda. Infatti vivendo da parti diverse della rete vivono in due mondi completamente diversi, nonostante questo ne Shmuel ne Bruno sono completamente coscienti di quello che accade loro intorno. Le terribili cose che avvengono all’interno della rete vengono amplificate viste dal punto di vista di un bambino. E nonostante vivono in due mondi completamente diversi l’amicizia che unisce i due bambini è simbolo dell’uguaglianza tra gli uomini, uguaglianza che magari non viene compresa dal padre, ma che si vede in maniera evidente attraverso la figura dei bambini. Questo libro mi è piaciuto molto, ha sicuramente un finale non scontato, e la sua lettura si adatta non solo ai ragazzi, ma anche agli adulti. Aiuta a non dimenticare il segno che l’olocausto ha lasciato all’umanità. Ci fa capire che tutti hanno dei sogni da piccoli e che inizialmente siamo tutti uguali, ma a causa dei pregiudizi verso le religioni, il colore della pelle e le altre nazionalità, spingono l’uomo a disprezzare gli altri, e come in questo caso, persino ad uccidere. E mette in chiara luce che il male che noi infliggiamo agli altri in qualche modo si ripercuote anche sulle persone a noi care. Bambini. Che hanno voglia di giocare, che non capiscono i grandi, che non sanno cosa sta accadendo attorno a loro. Perché vivono di favole che proprio i grandi desiderano annientare e basta, con il loro egoismo e con il loro egocentrismo.

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