La base su cui fondare una teoria della fruizione musicale...?

...è la psicologia o la sociologia + l'antropologia?

Secondo me la prima deriva interamente dalle seconde.

Aggiornamento:

Bè, se parli di sistemi produttivi in campo economico mi trovi perfettamente d' accordo, ma forse parlavi di produzione artistica. In generale secondo me l' ambito socioantropologico determina quasi completamente quello psicologico. Io la vedo una cosa con delle implicazioni molto importanti con delle capacità esplicative molto maggiori anche relativamente a dei problemi che si ripropongono con frequenza qui su Y!Classica. Se ne parla molto in letteratura, nello studio delle culture dei vari gruppi e a volte anche in pittura ma in musica non si sa perché, no. In sostanza si parte dall' idea che gli individui formano la società mentre in realtà è il contrario.

3 risposte

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  • ?
    Lv 4
    9 anni fa
    Risposta preferita

    E' un problema...

    Per fruizione musicale si intendono molte cose diverse. La psicoacustica ne analizza solo la parte più specificamente percettiva, ed in modo minimale, ovvero riducendo la musica al suono. Ma per capire, che ne so, le dinamiche tra persone all'interno di una sala da concerto, allora ci vogliono approcci più generali di psicologia della musica, o di psicologia della percezione. Ancora più in generale, dovrebbe esistere una sociologia della musica in grado di armonizzare varie dinamiche della fruizione in modelli di comportamento sociali. E ovviamente tutto ciò dovrebbe andare a braccetto con discipline puramente storiche come la storia dei sistemi produttivi o la stessa storia della musica, che diano un'indicazione su cosa sia in effetti il sistema produzione-fruizione.

    Attualmente nessuna di queste discipline è sviluppata in modo organico. Oggi la psicologia della musica vive un grande fermento, ma purtroppo gli studioso si limitano molto ad un approccio basato su criteri inattuali, tipo consonanza, dissonanza, memoria, melodie etc, sono concetti troppo generali...

    edit

    Adorno ne parla, nella sociologia della musica, ed in genere c'è una tendenza detta strutturalista che continua a sottolineare come la società imponga modelli di espressione (e anche di fruizione) al pubblico.

    Il punto è che nessuna di queste discipline da sola può spiegare TUTTA la fruizione musicale, che è un fenomeno complesso. La prima domanda a cui rispondere dovrebbe essere "cosa intendiamo per fruizione musicale?", perchè ci sono ambiti fortemente influenzati dalle logiche di mercato e ambiti che invece non ne sono ancora toccati. Che ne so, i vecchi che ballano nelle balere fruiscono o non fruiscono musica? E ballano la polka invece che la mazurka perchè sono le major a deciderlo?! Perchè poi vale la pena distinguere una struttura sociale "tradizionale" ed una imposta in modo diretto, che poi è la differenza tra cantare i canti degli alpini e comprare un CD di Justin Bieber. I sociologi della musica spesso sono stati molto politicizzati e hanno ridotto tutto ad una questione di mercato, ma la banda musicale in cui suonavo io a 14 anni non aveva un contatto diretto col mercato. Ok, possiamo ridurre anche quello ad una questione sociale-sociologica-o-non-so-che, ma così diventa la notte in cui tutte le vacche sono nere, e il mercato è un dito dietro cui nascondersi per evitare di spiegare le logiche PRECIPUE di ogni singolo sistema produttivo o fruizionale.

  • 9 anni fa

    Si chiama "psicoacustica" ed è una branca della psicologia che studia gli effetti del suono sulla mente umana.

  • 9 anni fa

    l'antropologia

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