Anonimo
Anonimo ha chiesto in Notizie ed eventiGiornalismo e media · 9 anni fa

Cos'è il BAVAGLIO ? o.o?

Stanno applicando LA LEGGE BAVAGLIO su tanti siti, ma cosa sarebbe ?!

4 risposte

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  • Risposta preferita

    Ragazzi ma si protesta contro la POSSIBILITA' (che ora purtroppo è divenuta reale, come mi aspettavo...) di questa legge da più di un anno, possibile che non la conosciate?

    La “legge bavaglio” è figlia dell’ex ministro di grazia e giustizia, Clemente Mastella, e impone delle restrizioni allo strumento delle intercettazioni da parte dei magistrati. La legge però tocca anche i giornalisti perché a questi sarà vietato pubblicare gli atti di indagine. Il ddl Mastella inoltre non si ferma solo ai professionisti della notizia, ma introduce nuove norme anche per tutti gli utenti internet che hanno un blog o un sito non registrato come testata giornalistica, questi dovranno sottostare ad alcune normative che regolano la stampa.

    Come cambiano le intercettazioni?

    I magistrati potranno effettuare delle intercettazioni, anche ambientali, per reati che prevedono una pena massima di 5 anni di carcere, per un periodo di tempo massimo di 75 giorni. Sarà possibile prorogare il limite di tre giorni in tre giorni chiedendo l’autorizzazione al Pubblico ministero contrfirmata dal giudice collegiale del capoluogo del distretto. Per i reati di mafia e terrorismo il limite sarà di 40 giorni e la proroga di 20.

    La registrazione delle coversazioni

    Sarà vietato registrare conversazioni ad insaputa dei propri interlocutori, questo emendamento è stato soprannominato “Emendamento D’addario”, le registrazioni saranno consentite solo ai giornalisti o agli agenti dei servizi segreti.

    Se si indaga o intercetta un sacerdote sarà necessario avvisare il vescovo a cui il sacerdote afferisce, se ad essere indagato sarà invece un vescovo, bisognerà comunicarlo alla Segreteria vaticana.

    Gli effetti della legge bavaglio sulla stampa

    Sarà vietata la pubblicazione delle telefonate e del loro contenuto. Gli atti di indagine, anche se pubblici, potranno essere pubblicati solo in maniera riassuntiva, così come i verbali degli interrogatori. Le intercettazioni potranno essere pubblicate solo dopo la conclusione delle indagini preliminari. I giornalisti che contravverranno a questi divieti pagheranno multe dai 10 ai 100 mila euro. I PM che forniranno alla stampa atti coperti da segreto e dichiarazioni sulle inchieste potranno essere sostituiti.

    Cos’è il comma ammazza blog?

    Il comma 29, contenuto nel ddl, ha agitato molti blogger che hanno subito soprannominato il provvedimento “comma ammazza blog”. Il comma introduce il “diritto di rettifica” anche per blog e siti non iscritti come testate giornalistiche. In questa maniera chi intende anche solo tenere un diario on line dovrà sottostare ad una delle norme che regolano la stampa italiana. La rettifica deve avvenire entro 48 ore e il blogger che non rettificherà potrà essere condannato a pagare sino a 12 mila euro di multa.

  • 9 anni fa

    nooooooooo guarda hanno appena chiuso wikipedia in italiano...prova a cercare qualcosa ..noooooooooooooo

  • Anonimo
    9 anni fa

    La comunità di Wikipedia in lingua italiana ha temporaneamente bloccato l’accesso all’enciclopedia più famosa della rete. Qui il comunicato.

    In breve, anche Wikipedia rischia di cadere vittima dell’obbligo di rettifica. Mi spiego con un esempio.

    Il signor Tarl dei Tarli chiede a Wikipedia di cancellare una cosa VERA (VERA!): la comunità deve obbedire all’ordine pena multa o chiusura.

    Il problema è che la comunità NON PUÒ obbedire alla richiesta: Wikipedia si basa sulla neutralità, sulla libertà e sulla verificabilità. Ogni membro della comunità si impegna a scrivere il vero (supportato da fonti indipendenti), mentre la legge obbliga a scrivere anche il falso. Ma chi scrive il falso è un vandalo e come tale viene “punito” dalla comunità.

    Appare evidente il grave conflitto in capo ad ogni wikipediano: finire nell’illegalità e rischiare la chiusura di Wikipedia o rispettare la legge e uccidere Wikipedia snaturandone il progetto?

    Già oggi Wikipedia ha meccanismi per rettificare le voci: basta modificare l’enciclopedia portando delle fonti a supporto, oppure chiedere aiuto ad altri utenti. Domani no, si dovrà scrivere ciò che altri vogliono, anche se ciò è falso.

    Conseguenza ulteriore è questa: nel caso Nonciclopedia-Vasco Rossi, la polizia postale ha cominciato a rompere le scatole agli amministratori, il cui compito (tra gli altri) è bloccare chi scrive il falso. Gli amministratori di Wikipedia fanno del lavoro aggiuntivo, lavoro sporco, non pagato, per pura passione. E adesso dovrebbero ricevere la rottura di scatole della polizia postale (o di un magistrato, peggio mi sento) ogni volta che qualcuno vuole obbligare Wikipedia a non essere Wikipedia? Il risultato sarà semplice: dimissioni di massa degli amministratori, libertà d’azione per i vandali, strada spianata per chi vuole scrivere il falso e fine di Wikipedia.

    Questa protesta serve a far capire cosa succederà se, fra pochi giorni, passerà la norma liberticida contenuta nel comma 29. Non finiranno solo i blog come questo che state leggendo (di cui a molti può non fregare di meno), ma pure servizi più grandi come Wikipedia, che in dieci anni ha rivoluzionato la rete liberando la conoscenza. Torneremo indietro di dieci anni.

    I parlamentari (specie di centrodestra, ma non abbassate la guardia con quelli del centrosinistra – vedasi il PD Levi), a digiuno di rete e di buonsenso, e spesso allergici alle voci indipendenti, nelle prossime ore voteranno una norma che distruggerà (e non è un’esagerazione) la rete italiana, smantellando un’altra (Santoro? Dandini? Gli altri?) delle poche oasi di libertà che ancora resistono fra i mezzi di comunicazione in un Paese che sta diventando, pezzo dopo pezzo, un regime autoritario.

    E un regime autoritario è spesso cleptocrate, corrotto e ladro (ricordate la questione delle aste delle frequenze tv regalate?): basti ricordare la crisi economica italiana che ci colpisce oggi e ci colpirà ancora più profondamente nei prossimi mesi, e molto del “merito” va proprio ai mezzi di comunicazione addormentati che hanno negato la crisi seguendo gli slogan “La crisi non esiste” di cui si sciacquava la bocca fino a pochi mesi fa il presidente del Consiglio, tra l’altro proprietario di uno dei due maggiori gruppi televisivi italiani, e tra l’altro indiretto condizionatore del secondo (la RAI).

    Questi assassini della libertà vanno fermati e subito.

  • 9 anni fa

    è una legge che mette le bavagliette ai siti sbrodoloni :3

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