chiara ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 8 anni fa

parafrasi intera de : "la parentesi idillica di Erminia" di Tasso?Grazie in anticipo?

2 risposte

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  • Anonimo
    8 anni fa
    Migliore risposta

    -parafrasi:

    Erminia ha assistito al duello tra Argante ed il suo amato Tancredi ed è angosciata nel saperlo gravemente ferito. Sul far della notte l’eroina esce da Gerusalemme vestita delle armi di Clorinda per raggiungere l’uomo che ama e per curarlo. Tuttavia viene scoperta da una pattuglia di crociati ed è quindi costretta a darsi alla fuga nella foresta. Dopo una notte ed un giorno di fuga tra urla e pianti, Erminia giunge al tramonto sulla riva del fiume Giordano dove, scesa da cavallo, si addormenta. Il mattino seguente si sveglia e viene attirata dal dolce suono del canto dei pastori, accompagnato dalle zampogne. Erminia si avvicina e vede un uomo canuto impegnato ad intrecciare ceste di vimini, circondato dalla sua gregge e da tre fanciulli che cantano. L’eroina saluta gentilmente e inizia a dialogare con il pastore, a cui confessa tutte le proprie sventure. Attirata dalla vita pastorale e sperando che possa dare fine ai suoi dolori, Erminia decide di chiedere ospitalità al vecchio pastore che acconsente.

    Commento contenutistico

    Il brano analizzato è il VII canto tratto dalla “Gerusalemme liberata”, poema epico-cavalleresco composto da Torquato Tasso nella seconda metà del ‘500.

    L’opera tratta un tema molto discusso al tempo in cui è stata redatta: lo scontro tra Cristiani ed Infedeli. La seconda metà del ‘500, infatti, vedeva Costantinopoli sotto il dominio dei Turchi e si discuteva se fosse opportuno o meno organizzare una nuova crociata. Inspirato da questo teso conflitto, Tasso, a soli diciotto anni, iniziò a comporre la sua più celebre opera: la “Gerusalemme liberata”.

    In questo brano Tasso presenta la giovane Erminia, che, dopo la guerriera Clorinda e la seduttrice Armida, viene considerata la terza eroina pagana. Erminia, principessa di Antiochia, era figlia del re di quella città e quando Antiochia era stata espugnata, ella era divenuta prigioniera dei cristiani ed era stata consegnata a Tancredi, principe normanno. Costui si era mostrato talmente gentile e generoso da concederle la libertà perduta. Per tale insperato dono e per il fascino del guerriero, la fanciulla si era innamorata di Tancredi.

    L’amore di Erminia è un amore virginale e sofferto: è un sentimento non corrisposto, poiché Tancredi è innamorato di Clorinda, ed ostacolato da mille complicazioni; ma la fanciulla rimane fedele fino alla fine senza mai cedere a ripensamenti.

    Il brano si apre con la fuga di Erminia nel bosco che richiama chiaramente il tema della fuga utilizzato con frequenza da Ariosto nell’”Orlando furioso”. Erminia che fugge in preda a lacrime e paure ricorda molto Angeliche che, analogamente, fuggiva nel fitto del bosco sperando di allontanarsi dall’odiato Rinaldo.

    Erminia appare qui com’è veramente: una donna ingenua e pudica, innamorata e pronta a sfidare tutto pur di stare accanto all’uomo che ama. La passione la muove ad osare l’impossibile, la sprona su sentieri mai percorsi e su strade piene d’insidie.

    Spinta dal timore, la fanciulla continua a fuggire senza aver neanche il coraggio di guardarsi alle spalle e dopo una notte ed un giorno di fuga continua, non vedendo, né udendo nient’altro che le sue grida e i suoi lamenti, decide di fermarsi. Erminia è giunta infatti presso la riva del fiume Giordano dalle “chiare acque” ovvero nel tipico ‘locus amoenus’, già presente nel poema di Ariosto. Qui, non avendo né fame né sete, poiché lacrime e dolori sono ora il suo nutrimento, Erminia si addormenta e nel sonno (“dolce oblio posa e quiete de’ miseri mortali”), sebbene disturbato a tratti da Amore, la fanciulla riesce finalmente a trovare un po’ di tranquillità.

    Quando Erminia si sveglia, la mattina dopo, il ‘locus amoenus’ si svela in tutta la sua bellezza: il lieto “garrir degli augelli”, il “mormorar del fiume e degli arboscelli”, il lieve venticello che scherza con l’onda del fiume e con i fiori circondano la fanciulla in uno sfondo che sembra piuttosto fiabesco.

    A questo punto Erminia comincia a sentire un “chiaro suon” di “pastorali accenti”. Alzandosi in piedi, la fanciulla si dirige a passi lenti verso il luogo da cui il suono proviene, scoprendo così un “uom canuto” impegnato ad intrecciare ceste di vimini, circondato dal suo gregge ed allietato dal canto dei suoi tre figli. È a partire da questo punto che Tasso esprime il suo gusto per la lirica pastorale, un genere poetico che celebrava la vita di campagna, lontana dall’iniquità della società umana.

    Erminia saluta cortesemente il pastore, spronandolo a continuare la sua opera, perché tale lavoro è buono agli occhi divini; al contrario della guerra e delle armi che non sono viste più con compiacimento, come in Ariosto. La guerra è per Tasso una triste necessità che porta solo morte e dolore.

    Dopo aver salutato, Erminia chiede al pastore come faccia a non temere attacchi dalle milizie che stanno combattendo una guerra poco lontano. Egli risponde chiamandola “figliolo” poiché crede ancora che sia un ragazzo.

    Fonte/i: -é alquanto lunga,quindi,siccome ti occore la parafrasi,ti conviene copiare solo quella.Oppure puoi stampare l'intera pagina,a meno che tu non abbia una stragrande voglia di volontà e faresti il sacrificio di copiare il tutto (cosa impossibile,penso).
  • Rosa
    Lv 6
    8 anni fa

    bimba, quanto paghi?

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