Girella ha chiesto in Scienze socialiPsicologia · 9 anni fa

C'è un episodio della vita dei vostri nonni che avete udito dal loro racconto? Volete condividerlo?

Rifugio di montagna, stufa accesa, piatti sparsi con avanzi di polenta e costine. L'anziano gestore, 84 anni, ci racconta di suo padre, di suo nonno, che a sua volta gli raccontò episodi della vita del suo stesso nonno. Faccio due conti e capisco che i suoi racconti arrivano a fatti del lontano 'Settecento. Guerre, fughe da campi di prigionia, fortunate imboscate alle volpi che sterminavano i pollai, aneddoti di vita militare e familiare...

All'improvviso mi rendo conto che dai miei nonni ho ascoltato pochissimo: tre di loro sono morti quando ero molto piccola; l'ultima, beh... meglio lasciar perdere.

Facciamo così: raccontate voi qualcosa che avete ricevuto in dono attraverso il racconto. Vi va?

Aggiornamento:

Questa ve la devo raccontare.

Il figlio del rifugista oggi ci ha raccontato delle varie peregrinazioni della famiglia, nel Ventennio fascista, per trovar lavoro in Francia. Uno zio, in particolare, si trovò in una zona dove i tedeschi stavano facendo un rastrellamento e, non avendo i documenti, cercava disperatamente dove nascondersi. Una donna all'improvviso lo trascinò dentro un portone, salvandolo, poi lo fece scappare, senza che lui avesse idea di chi lei fosse. L'episodio era stato molte volte narrato a tutta la famiglia, con la gratitudine di chi sa di aver avuto salva la vita grazie ad un incontro fortunato.

Sessant'anni dopo, nel rifugio gestito dal nipote del ragazzo salvato, giungono dei turisti francesi. Parlando del più e del meno, delle vicende della guerra in Italia e in Francia, casualmente saltò fuori che una delle turiste era la nipote della donna che salvò quel ragazzo, tanti anni prima...

7 risposte

Classificazione
  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    Io sono stata fortunata ....ho vissuto la mia infanzia con la nonna paterna che di storie della sua vita me ne raccontava tutti i giorni. Un'eredità questa, la più preziosa che possa esitere e che ho trascritto in un diario quando lei, in una notte di febbraio del 1980, mi ha lasciato.

    Basta tristezze!

    Poltrona in pelle consumata dal tempo, stufa a legna con fiamma a vista, tra le sue mani sempre un lavoro a maglia ed io seduta su una sedia di paglia ad aspettare una sua storia. Riponeva sul suo grembo il lavoro, incrociava i ferri da maglia, mi guardava con gli occhi sorridenti e ......

    Vedova a soli 25 anni con un figlio da crescere....aprile 1944, i tedeschi occupano il paese in cui lei vive da sola con il mio papà in una casa grande. Una grotta a disposizione e la voglia di salvare tante vite in ricordo di suo fratello Angelo di diciotto anni, unico maschio all'ultimo anno di liceo classico arruolatosi volontario, ucciso nel 1918 sul Tagliamento per mano austriaca.

    Dopo quasi trent'anni lei aveva la possibilità di salvare perseguitati, ebrei politici....pensato e fatto.

    Cominciò a dare rifugio ad una coppia di ebrei, giovani, appena sposati. Organizzò la cantina con giacigli di paglia e portava loro da mangiare e da bere, inoltre mise a disposizione parte del suo corredo quando seppe che la donna era incinta...e lì partorì un maschietto con l'aiuto di mia nonna che lo portava a dormire in casa nel suo letto dopo che la mamma lo aveva allattato.

    Tra bombardamenti e rastrellamenti la grotta si popolò: un avvocato antifascista con tutta la famiglia, e tanti ebrei salvati dai campi di concentramento.

    Di giorno in giorno quel rifugio divenne un paese sotterraneo e la nonna da sola impastava e cuoceva pane e fagioli per tutti comprando al mercato nero impegnando tutto il suo oro, un anello solo le rimase alla fine della guerra...e me lo regalò il giorno del mio matrimonio.

    Una Mattina sentì bussare al portone ed una sventagliata di mitra accompagnò la perquisizione della casa da parte di tre tedeschi completamente ubriachi.....fortunatamente ubriachi.

    Volevano gioielli e soldi, ma mia nonna (grande donna) li convinse, grazie ad una bottiglia di limoncello ed un'altra di liquore alle noci, che non aveva nulla se non un figlio da crescere.

    ....Scampato pericolo!

    Un anno di batticuore e lei che si prendeva cura di tutta quella gente sotto la grotta aiutata da altri compaesani che portavano carne, uova e farina

    ....A proposito di farina, un pomeriggio si accorse che un camion tedesco aveva perso per strada un sacco di farina....cento metri dal portone e lei, minuta e magra come uno spillo, non ci pensa due volte, corre e comincia a trascinarsi verso casa quel sacco con il rischio di essere fucilata...ma ce la fa, porta il sacco in cortile, chiude il portone e si lascia andare in un pianto di dolore, da quel giorno il suo cuore non è stato più lo stesso, il meccanismo si era inceppato e non è più tornato in sesto fino alla morte.

    Una mattina alle cinque sente per strada urla di gioia, gente che ballava, clacson di camion che suonavano all'impazzata; lei si affaccia.........gli americani, la liberazione dal dominio tedesco, la fine dei bombardamenti.

    Aspetta un altro mese prima di far uscire tutti dalla grotta, erano diventati una grande famiglia e ci furono lacrime di gioia e di commozione.

    Nessuno di loro dimenticò mai di questa donna minuta che sfidò la sorte ed ai suoi funerali in prima fila accanto a noi familiari c'era quel bimbo, nato in una grotta e cresciuto con l'amore di due mamme.

    Questa è solo una delle sue storie che ho avuto piacere di raccontare a te Girella e grazie per avermi dato la possibilità di onorarne il ricordo.

    Ciao! o)-

    Fonte/i: ricordi personali
  • John
    Lv 7
    9 anni fa

    Gentile Girella,

    ricordo mio nonno, classe 1860, quando ci raccontava le sue avventure di vita; erano in sei fratelli e due sorelle, tutti pastori di professione; eccoli, assieme ai miei bisnonni, classe 1820, in occasione del 50° di matrimonio nel 1890:

    http://www.flickr.com/photos/68252816@N08/62114369...

    D’estate, i tre fratelli più grandi si recavano in Alto Adige per aiutare dei parenti nella fienagione e stavano lassù due mesi circa, trasportando con la gerla il fieno su o giù per le rive della montagna fino al fienile sopra le stalle:

    http://www.memb.it/storie/gerla.jpg

    http://www.ladigetto.it/public/Foto%20Fri%20Natale...

    Dormivano nel fienile e mangiavano tutti assieme nell’unico grande locale al piano terra delle baite:http://www.turismo.it/fnts/turismo/immagini/344x13...

    Come “paga” per l’aiuto prestato, quei parenti offrivano loro cinque o sei forme di formaggio stravecchio a testa, che trasportavano a piedi per circa 100 chilometri fino a casa nostra, sempre nella gerla; con le quali poi riuscivano a cavarsela nel lungo inverno.

    Ricordo mio nonno quando si sedeva, dopo la colazione (fatta di solo latte, formaggio e pane raffermo) sul portone della cascina e mentre teneva d’occhio noi ragazzini, fiutava tabacco da naso dalla sua tabacchiera di legno (nella zona di Bassano c’erano le coltivazioni di tabacco)...era quasi un rito, che gustava che non ti dico. Osserva che finezza di scatoletta:http://www.google.it/imgres?q=tabacchiera+di+legno...

    Ecco uno dei tanti ricordi che ho di mio nonno.

    Ciao, nonno Eugenio.

  • 9 anni fa

    facciamo mattina?

    Vin brulé e cioccolata davanti al camino...

    No, non so moltissimo,

    o forse so tutto ma sono solo storie di campagna, di semine e raccolti...

    E di guerra, del ventennio. Di quando mio nonno nel trentacinque andò soldato in africa di quegli anni, nomi volti raccontati e mai visti.

    Di quando votò la busta sbagliata e dovette darsi alla macchia che lo cercavano coi randelli. Del prozio, quando i tedeschi in ritirata saccheggiavano le campagne e gli animali nelle stalle, che si ribellò alla razia e lo arsero vivo legato al palo del pagliaio.

    Di quel bisnonno strano

    capelli lunghi e orecchini d'oro a cerchi grandi

    calzoni alla zuava che recitava poesie con la pipa accesa davanti al camino.

    Stiamo perdendo la memoria popolare... Tra un pò la nostra storia la leggeremo solo si sussidiari...speriamo che qualcuno la sciva ancora.

    A proposito... Che fine ha fatto Muzio Scevola?

  • Anonimo
    9 anni fa

    Ogni volta che vede un fico, mio nonno, che ha vissuto la fame, con commozione racconta sempre questo episodio, che lo ha segnato:" Era il giorno del mio onomastico, e anche il giorno del mio compleanno, quando davanti a due bastoni di legno che bruciavano timidamente, mio nonno, mi diede un fico secco... Quello fu il regalo più bello della mia vita, dopo di te nipotina mia".

    Ecco mio nonno, inesauribile fonte di saggezza, ogni ruga del suo viso, racconta la sua vita.. e ora quando mi capita di scattargli una foto sul cellulare, mi pare così invecchiato, e col cuore che urla mi rendo conto che no, lui non è immortale.

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  • 9 anni fa

    Ho avuto modo di vivere due nonne, e non tutti e quattro per causa di forza maggiore.

    Le nonne mi hanno raccontato spesso della guerra, una la passò in una casa di famiglia lontano da tutti e non l'ha praticamente vissuta (se non per il fatto che mio nonno lo arruolarono) e l'altra mia nonna la visse a Napoli e quindi prettamente nei ricoveri sotterranei, nell'età dai 14 ai 18 anni.

    Lei mi racconta sempre del fatto che una mattina che ci fu un bombardamento molto forte, lei si trovava in una certa zona della città, e che per tornare a casa prendeva o il tram 13, o il 43.

    Quel giorno si sentì come due mani che la spingevano da un'altra parte, come se lei non volesse e non si rendesse neanche conto del perchè stesse facendo un'altra strada.

    Il tram 13 e il 43 li fecero saltare in aria e morirono tutti.

    La sua famiglia in preda al panico scese in strada, sicuri che fosse morta quando ebbero la notizia, non so se dalla radio o da altre persone.

    E poi mia nonna sbucò invece dal nulla e trovò i suoi in preda al panico e alla disperazione.

    Ogni volta che lo racconta, sottolinea che lei sentiva due mani che la spingevano nel fare un'altra direzione a piedi e non prendere i suddetti tram.

  • Rein
    Lv 6
    9 anni fa

    Mio nonno paterno era in russia come soldato durante la seconda guerra mondiale, nn ne parlava molto, ma una cosa che mi ha raccontato mi è rimasta dentro.... praticamente la guerra era finita e si faceva a turno per rientrare a casa, mio nonno doveva prendere il treno per ritornare ma un suo commilitone che aveva già famiglia, mio nonno nn aveva ancora conosciuto mia nonna, nn ce la faceva + a stare lontano da casa, così mio nonno gli cedette il suo posto per partire dopo 2 giorni, il treno venne bombardato e morirono tutti,sarà stato il destino,nn so, fatto sta che se quel giorno mio nonno fosse salito sul treno adesso io nn sarei qui a scrivere, quando ci penso mi sembra incredibile, ciao....

  • 5 anni fa

    Il mio nonno paterno era nel Genio Militare, durante la Grande Guerra, ed era proprio al fronte, con gli Austriaci sull opposto fianco del monte , sulle Dolomiti. Il suo battaglione ricostruiva di notte i ponti che gli Austriaci bombardavano di giorno.

    Il nonno materno, invece, durante la Seconda Guerra Mondiale, aveva nascosto per qualche mese un soldato disertore, un tedesco giovanissimo e terrorizzato.

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