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ma perchè ci si scandalizza tanto di un eventuale abolizione dell'articolo 18?

quando in questi anni ci se ne è fregati al massimo dell'abuso di contratti atipici e stage che non offrivano nessuna tutela ala lavoratore??

7 risposte

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  • Anonimo
    9 anni fa
    Risposta preferita

    A me da fastidio che certe critiche all'operato del governo vengano solo per pubblicizzare la propria parte e non per il bene comune come dovrebbe essere. Detto questo non è che ci si scandalizza ma bisogna essere obiettivi: non mi sembra che l'abolizione del dato articolo sia una soluzione in un periodo come questo. Comunque hai ragione nel dire che l'opposizione nasce solo per contrastare il premier e non per un vero interesse dei sindacati.

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  • 9 anni fa

    come risultato si ottiene il licenziamento dei lavoratori che non si assoggettano. Ovvio..

    Fonte/i: praticamente potrai essere bannato se non stai alle linee guida. E dato che le linee guida le ha scritte yahoo..
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  • 9 anni fa

    Giusto, e allora perché non estendere l'art. 18 anche ai contratti atipici?

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  • 9 anni fa

    Siamo un paese (e un continente) parecchio strano. Le misure promesse dal governo sono dei copia-incolla dei diktat europei pervasi dall'ideologia neo-liberista, ovvero dell'ideologia che ha ripreso la teorica economica classica e poi neo-classica/marginalista e le ha fatte evolvere ad uno stadio estremo. Siamo strani perché al parlamento europeo poi il PD e l'IDV vanno ad approvare abomini scandalosi di attacco al welfare e alle manovre economiche statali, mentre qui in Italia urlano e si dimenano. In realtà se non ci fosse Berlusconi al governo, queste riforme le farebbero loro per primi. Come dice D'Alema, il centro-sinistra italiano è molto più liberista del cento-destra (e vantatene pure!!) . Di fatto, (i leader europei e parecchi nostrani) sono fondamentalisti che cercano di far credere che la realtà sia in un certo modo per poter valorizzare le proprie teorie. In sintesi, credono che in una società esista un livello naturale dei salari, determinato da una concezione tutta loro delle curve di domanda ed offerta di lavoro, e secondo questi ideologi se in media i salari, in un paese, si mantengono a quel livello si ha la piena occupazione. Ora, credono anche in leggi economiche che trascendono le decisioni degli operatori politico-economici, cioè credono che ci siano leggi economiche vere come quella di gravità che nel caso in cui i salari venissero aumentati e di conseguenza la disoccupazione aumentasse (secondo loro), riporterebbero i salari al livello d'equilibrio e i disoccupati troverebbero di nuovo lavoro. Affinché tutto ciò avvenga deve esserci la piena flessibilità del lavoro, ovvero le imprese devono essere libere di licenziare e assumere, in maniera tale che se i salari aumentano e tot occupati vengono licenziati, questi ultimi si offrono ad un salario minore e fanno pressione sugli occupati col salario superiore. Così le imprese possono far leva sulla concorrenza dei disoccupati, riportare i salari al livello d'equilibrio e ritornare alla piena occupazione (inoltre per loro chi non si adegua al salario d'equilibrio è un disoccupato volontario).

    Per questo Draghi e Trichet, nella lettera al governo, ci "consigliarono" di ridurre gli stipendi pubblici, perché ciò, sempre secondo loro, minaccia il funzionamento del giocattolo neo-liberista, della loro teoria super VERITIERA (ehhhhh!). Gli stipendi pubblici distorciono il mercato e falsificano il livello naturale dei salari. Per alcuni di essi lo stato deve intervenire solo e solamente per garantire la giustizia, la difesa e in casi di recessione economica, per altri non dovrebbe intervenire neanche se ci fosse una crisi del '29.

    La flessibilità del lavoro e tutte le sue forme come i contratti atipici dei precari, sono frutto di questa ideologia che pervade i leader europei. Fondamentalmente non sono cattivi, ad esempio i radicali italiani sono super liberisti e vogliono la flessibilità, indicando la protezione degli insider (lavoratori a tempo indeterminato) come un male da estirpare. Non sono cattivi, sono solo imbecilli.

    Nota finale: in Inghilterra, ma anche altrove, dopo la prima guerra mondiale la gente era disposta a lavorare a qualsiasi salario, ma la disoccupazione c'era comunque.

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  • 9 anni fa

    Perchè in Italia vogliamo tutto,e se non lo abbiamo è anti costituzionale e scendiamo in piazza.Dare più possibilità di licenziare aumenta l'occupazione,è un dato di fatto.ovviamente questo è a favore dei disoccupati che non hanno sindacati a proteggerli,ma a danno dei lavoratori.Vogliamo più occupazione e che sia a tempo indeterminato,non è possibile ma noi la vogliamo..!...e quindi tutti in piazza.

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  • Anonimo
    9 anni fa

    Aggiungo un sunto di parte di ciò che voleva dire Lupo Fabio: in sintesi il creare occupazione licenziando,vuol dire che vogliono mettere i lavoratori uno contro l'altro,sapendo bene che non c'è unità tra questi visto che ci sono coloro (E LORO LO SANNO BENISSIMO! ) che sono disposti a lavorare e quindi ad accettare la nuova schiavitù.

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  • 9 anni fa

    Certo per chi non ha un llavoro e non capisce cosa vuo dire tutearrlo e tornare allo schiavismo ottocentesco puo' anche pensare che tutti quegli scemi che hanno lavorato fino ad oggi lhanno lavorato con questo tipo di tutela sono dei criminaii. Se chi aspira ad un lavoro pensa di poterlo fare senza un minimo di tutela lo faccia pure ma vorrei che si riflettesse,se nonostante l'art. 18 accade quello che accadeva , figuriamoci se non ci fosse, si tornerebbe quasi certamente alle serrate e gli sciopeperchéoltranza,perche' avveniva quache tempo non tanto lontano, per strappare quache diritto sul proprio lavoro. Si puo' andare avanti con lo speciale lavoro nero con 0 tutele e grandi affari per gi imprenditori senza dire per il rischio infortunisul lavoro.Il mondo del lavoro non ha niente a che vedere con la poitica ma solo con le leggi che le controparti hanno messo assieme con tanti anni di esperienza lavorativa quindi sono loro che dovranno decidere come proseguire e lo stato deve rimanere fuori da tutto cio'.

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