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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 10 anni fa

Mi potete raccontare in sintesi il mito di Minosse e Minotauro?

grazie...mi raccomando in sintesi!! :D

1 risposta

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  • 10 anni fa
    Risposta preferita

    Il re di Tebe, Minosse, con la sua flotta aveva assediato Atene, già afflitta da peste e carestia, e agli assediati impose un atroce tributo: ogni anno e per nove anni, gli ateniesi dovevano fornire sette ragazzi e sette ragazze da dare in pasto ad un essere famelico di Creta, ilMinotauro.

    Questo mostro vorace aveva la forma di un uomo con la testa di un toro, e viveva nel Labirinto, un’intricata costruzione fatta di corridoi e sotterranei, antri e cunicoli.

    Teseo, un giorno decise di porre fine con le armi alla cruenta taglia imposta da Minosse agli ateniesi. Così parte alla volta di Creta con quella che sarebbe stata l’ultima infornata di giovani destinati alle fauci del mostro.

    Lì, nel frattempo, bella Arianna, la figlia del re dell’isola, si innamora di Teseo e con il suo aiuto e munito di una potente mazza, penetra con le piangenti vittime nel dèdalo tenebroso (il Labirinto era chiamato così perché costruito, appunto, da Dèdalo).

    Teseo affronta dunque il Minotauro e ingaggia con lui un corpo a corpo furioso, ma alla fine gli assesta e lo uccide con una mazzata sul capo.

    La vittoria era completa, l’incubo dei sacrifici umani imposti dal crudele Minosse finalmente svanito. Ora però si trattava di tornare indietro, di uscire dal labirinto.

    L’innamorata fanciulla sapeva il fatto suo e, per aiutare il suo eroe, gli aveva fornito una grossa matassa di filo che, via via dipanata lungo il cammino, servì poi a Teseo per ripercorrere il tortuoso cammino, fino al ritorno verso la salvezza.

    Durante il viaggio di ritorno verso Atene a fianco della sua amata e con l’ultimo carico di vittime scampate, Teseo si ferma in un’isola sperduta dove Arianna voleva sostare per riposarsi; adagia la fanciulla in un prato fiorito in mezzo al campo fresco e fa ritorno alla nave ancorata al largo.

    Improvviso si leva un furioso uragano che trascina via, fra gli insidiosi flutti, la nave, lui e tutto il suo carico di giovani rifugiati.

    La povera Arianna gemeva e piangeva guardando il naviglio che si allontana: Teseo, passato il fortunale, si dimentica persino di averla conosciuta.

    Fa quindi vela, verso Atene per riportare i giovanetti salvati e dare al padre la notizia dello scampato pericolo e della vittoria.

    Purtroppo dimenticò di un particolare molto importante: invece di issare una vela bianca, che per chi lo attendeva sarebbe stato il segnale dell’esito felice della sua spedizione, lascia issata la vela nera, segno nefasto che anche lui era stato divorato dal Minotauro.

    E il dramma si conclude: il vecchio

    padre Egeo,

    credendolo morto, cede al dolore e, in gesto disperato, si precipita dalle rocce nel sottostante mare.

    Il mare che da allora prese il nome da lui: il Mar Egeo.

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