Parafrasi de "la parentesi idillica di Erminia"?

mi serve la parafrasi di questo canto della Gerusalemme Liberata,qualcuno me la può scrivere,con anche le figure retoriche?

grazie a chi risponderà

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  • 8 anni fa
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    PARAFRASI :

    Erminia ha assistito al duello tra Argante ed il suo amato Tancredi ed è angosciata nel saperlo gravemente ferito. Sul far della notte l’eroina esce da Gerusalemme vestita delle armi di Clorinda per raggiungere l’uomo che ama e per curarlo. Tuttavia viene scoperta da una pattuglia di crociati ed è quindi costretta a darsi alla fuga nella foresta. Dopo una notte ed un giorno di fuga tra urla e pianti, Erminia giunge al tramonto sulla riva del fiume Giordano dove, scesa da cavallo, si addormenta. Il mattino seguente si sveglia e viene attirata dal dolce suono del canto dei pastori, accompagnato dalle zampogne. Erminia si avvicina e vede un uomo canuto impegnato ad intrecciare ceste di vimini, circondato dalla sua gregge e da tre fanciulli che cantano. L’eroina saluta gentilmente e inizia a dialogare con il pastore, a cui confessa tutte le proprie sventure. Attirata dalla vita pastorale e sperando che possa dare fine ai suoi dolori, Erminia decide di chiedere ospitalità al vecchio pastore che acconsente.

    FIGURE RETORICHE:

    - ALLITTERAZIONE: delle consonanti R e S in tutta la prima ottava

    “Fuggì tutta la notte e tutto il giorno” (3,1)

    “che non bramo tesor né regal verga” (10,2)

    “il pietoso pastor pianse al suo pianto” (16,8)

    - ENUMERAZIONE: “Non si destò fin che garrir gli augello non sentì lieti e salutar gli albori, e

    mormorar il fiume e gli arboscelli, e con l’onda scherzar l’aura e co’ fiori.” (5,1/4) = polisindeto

    “e disdegnai di pasturar la greggia; e fugii dal paese a me natio, e vissi in

    Menfi un tempo, e ne la reggia fra i ministri del re fui posto anch’io, e benchè

    fossi guardian de gli orti vidi e conobbi pur le inique corti” (12,3/5) = polisindeto e climax ascendente.

    - INVERSIONE: “né cura o voglia ambiziosa o avara mai nel tranquillo del mio petto alberga” (10,3) = anastrofe

    “ed ascoltan di tre fanciulli il canto” (6,8) = anastrofe

    - SIMILITUDINE: “Qual dopo lunga e faticosa caccia tornansi mesti ed anelanti i cani che la fera

    perduta abbian di traccia,[…] tal pieni d’ira e di vergogna in faccia riedono

    stanchi i cavalier cristiani.” (2,1/6) = i cavalieri cristiani che inseguono Erminia

    vengono paragonati a cani che, avendo perduto la preda, si ritirano tristi e

    ansimanti per la vana rincorsa.

    “sì come il folgore non cade in basso pian ma su l’eccelse cime, così il furor di

    peregrine spade sol di gran re l’altere teste opprime” (9,3/6) = così come il

    fulmine non cade in pianura, ma sulle cime più alte, allo stesso modo il pensiero

    della guerra opprime solo le menti dei re, lasciando immuni le persone umili.

    - METAFORA: “ne l’ora che ‘l sol dal carro adorno scioglie i corsieri e in grembo al mar s’annida” (3,5/6) = si riferisce al tramonto

    “’l sonno […] l’ali dispiegò sovra lei placide e chete” (4,3/6) = il sonno è come un uccello che dispiega le sue ali sopra di Erminia

    “d’alto incendio di guerra arde il paese” (8,2) = la guerra è come un fuoco

    - METONIMIA: “languidi lumi” (5,5) = si riferisce agli occhi di Erminia

    “strepito di Marte” (8,7) = Marte sta per guerra

    - PERSONIFICAZIONE: “e mormorar il fiume e gli arboscelli, e con l’onda scherzar l’aura e co’ fiori.” (5,3/4)

    “gli amici boschi” (13,7/8)

    - IPERBOLE: “fonti di pianto da’ begli occhi elice” (22,6)

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