Roki
Lv 6
Roki ha chiesto in SportArti marziali · 9 anni fa

E ci si ribatte la testa: Do, Jutsu e la verità marziale?

Io forse sono arrivato ad un dunque, un pensiero semi condiviso con il batterista. Smettere di capire se ciò che pratichiamo è Do, perchè alla fine non è quel che si pratica ma COME. Se io vivo un istante di pratica con la giusta unificazione esso sarà Do, se pratico un Kata tanto per mostrarmi e capire solo la parte tecnica allora sarà rispettivamente sport e jutsu.

Il vero Do lo facciamo noi, quando nella pratica andiamo oltre il corpo e la mente e ci allacciamo ad uno stato diverso, faticoso magari, ma sicuramente positivo quello è Do. E non parlo di functional training, parlo di esercizio tecnico che mi porti a voler migliorare, alla voglia di essere perfetto. Sia esso, karate, judo o lotta a terra. Quando ricerco il profondo, quando vado oltre ciò che vedono gli occhi e ciò che sente il corpo, sono nel Do.

Credo che alla base di questo concetto ci sia una buona base di ripetizione continua ma ditemi è più Do un praticante di Brazilian Jiu-jitsu che studia per il gusto della perfezione e del superamento dei suoi limiti o un praticante di karate che studia un Kata per la garetta domenicale?

Io credo, ed è solo un mio pensiero ci mancherebbe, che alla fine il Do siamo noi a renderlo tale, certo l'atmosfera che si crea nell'ambiente di pratica è un altro aspetto fondamentale ed è per questo che l'illuminazione la si trova (almeno io credo) in un silenzioso tempio e non in discoteca (che io odio).

Forse è bene che il Do diventi un aspetto individuale che punti all'esaltazione della propria pratica con certi fini e una certa mentalità che voglia trascendere la fisicità. Che si parli di kata, kumite o lotta è il nostro approccio che cambia che forma il jutsu o il Do, quindi la difesa personale è tale che può essere compresa tranquillamente anche nel Do, si tratta di impostare se stessi.

Dobbiamo discutere di aspetti a volte trascurati perchè troppo presi dalla parola sport o dalla parola arte, dimenticando il marziale, che comunque rievoca il jutsu, solo che affiancato alla parola arte da un significato diverso, più evoluto.

Credo poi in una pratica diversa, più completa, come mi disse un vecchio internauta (Shio) :- Se ci pensi le tecniche del karate puoi applicarle anche a terra...

Non aveva torto, e ad oggi voglio poter sviluppare un Karate veritiero, continuativo, artistico e realmente istruttivo. Certo consideratemi pure un idiota, è lecito non sono nessuno e spero di continuare a vivere nella massima discrezione e umiltà però ieri ho provato un approccio diverso al Karate, le tecniche portate a terra (parata, proiezione, oppure proiettato a terra torno in piedi grazie ad un "ammorbidimento" a forza di atemi ai colpi vitali, disarticolazioni semplici ed efficaci e soprattutto un compagno che non porgeva l'altra guancia ma anzi provava a difendersi). Sequenze di tecniche di base con un'applicazione pratica abbastanza veritiera e che poi viva anche nel lato artistico del Do, e soprattutto un esercizio realistico dove il compagno non è un manichino ma oppone una certa resistenza, atta a capire che tutte le tecniche son facili quando il compagno è fermo ma la realtà è ben altra e il più delle volte non si ha mai l'opportunità di attaccre per primi, vuoi la paura, vuoi la sorpresa, vuoi la nostra filosofia al combattimento.

Il Do è solo dentro di noi e si fonde con lo spirito dei compagni di pratica, la difesa personale è il risultato di uno studio vero, sincero e completo e senza la necessità di prevalere sugli altri se non su se stessi, la tecnica non come mezzo di offesa ma come mezzo di comunicazione

OSU

Aggiornamento:

@ Stefano: rispondi te ne prego è bene che tutti possano assaporare le parole di un BUDOKA!

Aggiornamento 2:

@ Hiro: Grazie sei molto gentile :) ma la Via è lunga e io sono ancora a capire come si posa il primo passo

Aggiornamento 3:

@ Stefano: No ragazzi qui siamo di fronte alla perfezione, cioè non so se vi rendete conto che chi ha dato questa risposta è un UOMO VERO, un uomo fatto non solo di carne, ma principi, ideali e obiettivi concreti. Io rimango, anche l'Italia ogni tanto da alla luce personalità sovraumane.

Stefano Sama grazie, grazie e ancora grazie le tue domande sono già una risposta per chi ha voglia di affrontare l'introspezione.

OSU!!!!!!!!!!

2 risposte

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  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    Che bella questa riflessione, ma oramai non mi stupisco più delle tue introspezioni né tantomeno delle coincidenze, se possiamo definirle tali, con ciò che metto in pratica nel mio dojo. In parole povere questa sera, in occasione del mio 35° compleanno, ho coordinato una lezione sul "do" con la ventina di miei allievi aikidoka e iaidoka, un risultato favoloso non tanto dalle mie parole, semplici esperienze di vita marziale degli ultimi 18 anni, quanto dai feedback ricevuti... che prospettano un futuro, una direzione di dojo molto rosea e sulle orme di perfezione di un sakura.

    Ora è un po' tardi, ma di certo domani ti risponderò con calma, se preferisci in altra sede anche se non ho nulla da nascondere, anzi, tutto da condividere. 'notte

    DETTAGLI:

    Rispondo alla tua domanda con altre tre: tre interrogativi che costantemente mi sono posto dalla maggiore età e che mi hanno aiutato a capire il mio “do”, traducibile con via o percorso, però io amo chiamarlo direzione di vita. Mi sono semplicemente chiesto - e ieri ho chiesto a praticanti che conoscono da pochi mesi o da diversi anni - di meditare su questi quesiti rivelatori della verità che si cela nell’animo di ciascuno di loro:

    1) cosa desidero veramente?

    2) quando mi sento veramente bene?

    3) qual è l’esatta direzione della mia vita?

    Personalmente alla prima domanda ho capito subito che la risposta era nell’amore per me stesso, per chi mi sta accanto (la mia famiglia) e le persone che mi circondano. Questo era quello che cercavo ed è quello che risponde anche alla seconda domanda: io mi sento veramente bene quando ad esempio sto accanto a mia figlia o a mia moglie e le vedo felici, quando sto qui a scrivere dettato prettamente dalla gioia di condividere "qualcosa di mio" legato a una passione comune. La passione delle AM, una fonte a cui attingere energia universale che unisce le menti, i pensieri, quasi sempre con idee diverse... ma proprio qui sta il bello! È nella diversità del confronto comunicativo, sia esso tecnico o verbale, che possiamo trovare ciò che stiamo cercando, la direzione che rispecchia la nostra vera natura, la nostra più initima personalità e quindi identità, non solo come artisti marziali.

    Quando ad esempio condivido conoscenze ma soprattutto emozioni attraverso l’aikido o lo iaido e so di esprimere il meglio di me (non solo in senso tecnico) io mi sento bene, veramente bene, perché sento la componente fondamentale del mio percorso, che si chiama ARMONIA. L’armonia non è altro che la misura del legame instauratosi col compagno di turno o la spada che impugno.

    Seguendo il filo logico delle prime due risposte - cosa desidero veramente e quando mi sento veramente bene - ho avuto subito chiara la direzione da seguire, ho capito qual era la mia corsia preferenziale, il mio “do”. La mia priorità è l’amore, traducibile più come armonia dall’ideogramma AI di Aikido e di Iaido, che va al di là del semplice significato occidentale di amare una persona o un lavoro/sport/AM che dir si voglia. ARMONIZZARE corpo mente e spirito dona benessere e felicità a 360°, che si espande come per magia in chi ci sta vicino. “Ai” significa essere in pace con se stessi e con gli altri, evitare lo scontro e l’uso della forza per sconfiggere/sovrastare un avversario e utilizzare, invece, la propria energia per guidare e coinvolgere il compagno in un movimento naturale e piacevole per entrambi.

    Qualsiasi arte marziale, riferendomi a quelle del budo per pura esperienza diretta, può donarci la verità che a lungo cerchiamo, quella verità che solo noi stessi possiamo comprendere e interpretare in ciò che eseguiamo nel dojo… e ripeto non solo in quello! L’unificazione di corpo, mente e spirito può essere espressa in una tecnica, un insieme di movimenti (kata, kihon), in un combattimento (kumite, randori, kumitachi, bunkai), ma è nella realtà quotidiana che troviamo riscontri di ciò che le arti marziali ci hanno trasmesso, è lungo il cammino della vita che ci accorgiamo di essere cambiati (in meglio voglio augurarvi :-) La direzione è quella giusta por ognuno di noi quando siamo consapevoli di essere diventati dei veri artisti in ogni cosa facciamo, di auto-difenderci dalle eventuali avversità che si presentano fuori dal dojo, di saper attingere alla propria forza interiore per comunicare a noi stessi e a chi ci circonda che possiamo farcela in qualsiasi contesto, che possiamo vivere in maniera piena e meravigliosa!

    Questo è il mio modo di percepire concretamente e quindi percorrere il “do”, un sentiero non privo di difficoltà, curve ed ostacoli, di strade secondarie buie e sconosciute. Riallacciandomi alla bella domanda di Samurai Shooter quando cammino lungo il “do” l’unica luce che può servirmi è quella dentro me stesso, anche se avere una guida e delle persone che camminano insieme a me rende il tutto molto più piacevole e “illuminante” :-)

  • Hiro
    Lv 7
    9 anni fa

    penso tu sia sulla strada , a parer mio il do è strettamente personale probabilmente è la tua visione del do . Non posso ne voglio paragonarla alla mia ma ripeto sei in cammino

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