Serena ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 9 anni fa

aiutooooo stra urgenteeeeee! 5 stelle al migliore!!!!!!!!!!!!!HELP""?

siccome non riesco a trovare un ***** potete farmi una ricerca sulla MIETITREBBIA????? per favore entro domani.......potete fare anke copia e incolla da un sito basta che sia lunghetto!!!!!!!!!! GRAZIE INFINITE A CHI RISPONDE E 5 STELLE AL MIGLIORE!!!!!!!!!!!!!!!!!!:)

5 risposte

Classificazione
  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    Le mietitrebbiatrici (fig. 1) sono macchine che, a seconda della testata innestata, eseguono le operazioni di mietitura e di trebbiatura di cereali, di leguminose e similari; sono quindi raccoglitrici mobili destinate alle piante da granella: la macchina separa, pulisce e convoglia la granella raccolta in un serbatoio eliminandone le impurità non desiderate.

    Le mietitrebbiatrici possono essere costruite secondo schemi assai diversi, anche se attualmente in Italia seguono tipologie costruttive assai simili e sono generalmente semoventi.

    Dal punto di vista operativo, la mietitrebbiatrice è composta da una piattaforma anteriore con funzione di taglio-convogliatore, un apparato trebbiante costituito da battitore e contro battitore, da crivelli e scuotipaglia serviti da correnti d’aria generati da appositi ventilatori per effettuare la separazione delle impurità dal prodotto, da un serbatoio dove viene depositato il prodotto stesso e da un apparato di distribuzione e scarico.

    Queste macchine sono normalmente di grosse dimensioni in quanto destinate ad eseguire il lavoro su ampie superfici, per cui devono possedere capacità elevate di produzione, pur essendo utilizzate da un solo operatore che, dalla cabina, conduce la macchina e contemporaneamente segue il corretto andamento della lavorazione.

    Una certa diffusione, specialmente nelle zone declive, hanno i modelli “autolivellanti” nei quali, tramite dispositivi azionati da servocomandi idraulici, è possibile mantenere in orizzontale i sistemi di separazione e pulizia del prodotto, anche procedendo su terreni in pendenza.

    Prima della entrata in vigore della Direttiva Macchine (del gennaio 1995), le Mietitrebbiatrici, come tutte le macchine agricole, dovevano rispettare, in ambito italiano, il DPR 547/55, nonché una circolare del Ministero del lavoro e della previdenza Sociale, la numero 30 del 7 maggio 1980, e la norma UNI 9453, dove erano riportati i requisiti che le mietitrebbiatrici dovevano possedere per essere utilizzabili dai lavoratori.

    L’esistenza di questi due diversi ambiti legislativi lascia facilmente dedurre che le mietitrebbiatrici costruite prima della data del 1° gennaio 1995 e quelle prodotte dopo siano costruttivamente diverse, soprattutto per le scelte di sicurezza utilizzate. Tuttavia, le Mietitrebbiatrici risultano macchine di costo elevato rispetto alla media delle macchine agricole e lavorano solo in brevi periodi concentrati dell’annata agraria, svolgono una attività lavorativa particolarmente concentrata per essere ragionevolmente ammortizzate; in sostanza, vengono sfruttate in modo intenso e la loro durata risulta essere proporzionalmente inferiore rispetto ad altri tipi di attrezzature. Da questo ragionamento si può presumere che, tra quelle in circolazione, le mietitrebbie obsolete – ovvero non rispondenti ai requisiti di sicurezza più severi previsti dalle norme tecniche (EN 632:1995 – EN 1553:1999) e dalla Direttiva Macchine - siano ormai una percentuale ridotta.

    RISCHI

    ribaltamento (vedi: Indicazioni tecniche comuni - "Dispositivi di protezione contro il rischio ribaltamento e sistemi di trattenuta"). Il quadro di riferimento normativo per quanto riguarda la protezione del posto di guida delle mietitrebbiatrici, è alquanto complesso ed in corso di evoluzione. Elementi certi sono che la Direttiva Macchine 98/37/CE prevede che quando esiste il rischio di ribaltamento, la macchina deve essere progettata e munita di punti di ancoraggio che le consentano di ricevere una struttura di protezione contro tale rischio (ROPS). Le strutture ROPS devono sempre essere sottoposte a prove anche se oggi non sono disponibili norme tecniche specifiche per la prova delle stesse sulle mietitrebbiatrici. Sempre la Direttiva 98/37/CE prevede che qualora la macchina possa essere munita di una struttura di protezione in caso di ribaltamento, il sedile deve portare una cintura di sicurezza, o un dispositivo equivalente che mantenga il conducente sul suo sedile

    presa e trascinamento da parte degli organi di trasmissione del moto, e durante le operazioni di disintasamento (vedi: Indicazioni tecniche comuni - "Trasmissione del moto")

    contatto e cesoiamento con organi in movimento - trattasi di infortuni causati dalla presa di potenza, esistenti in alcune mietitrebbiatrici collegate ad alcune tipologie di testate

    proiezione di liquidi in pressione

    caduta nelle fasi di salita e discesa dal posto di guida, o dai posti di servizio e accesso del motore (vedi: Indicazioni tecniche comuni - "Accessi")

    schiacciamento nelle fasi di attacco e distacco della barra di taglio trainata

    caduta nel vano coclee

    lancio di materiale in prossimità dei distributori di paglia

    investimento durante le manovre

    incendio

    inalazione di gas di scarico

    polveri, rumori, vibrazioni, ustioni

    contatto con polveri, rumori, vibrazioni

    ustioni

     

  • 9 anni fa

    è troppo lunga la risp ti scrivo il sito migliorre che ho trovato:

    it.wikipedia.org/wiki/Mietitrebbiatrice

    Leggila xò...;-)

  • Anonimo
    9 anni fa

    MIETITREBBIA

    La mietitrebbiatrice è una macchina agricola in grado di mietere ed allo stesso tempo trebbiare vari tipi di colture principalmente cereali e leguminose secche. La prima mietitrebbiatrice meccanica (a vapore) risale al 1812.

    Si compone principalmente di tre parti: una testata raccoglitrice anteriore, il battitore, e un duplice sistema di pulizia. La testata raccoglitrice ha lo scopo di realizzare il distacco dei fusti o delle parti utili di questi, ed indirizzare il raccolto verso la parte interna della macchina: ne esistono di diverso tipo e sono sempre intercambiabili, in particolare esistono testate falcianti generiche (adatte a grano, orzo, soia, triticale, colza, fave e altre colture a fusto esile, realizzano il raccolto tagliando lo stelo e convogliando all'interno della macchina quasi tutta la pianta), testate "spannocchiatrici" per il mais (staccano preferenzialmente le sole spighe o "pannocchie", lasciando a terra il fusto della pianta detto stocco), testate taglianti per colture particolari (come per il girasole, munito di stelo tenace e spesso), testate raccoglitrici per colture già mietute ed andanate (adatte alla trebbiatura di colture come il trifoglio o in generale specie erbacee che richiedono un periodo di alcuni giorni di essiccazione spontanea tra il taglio e la trebbiatura). All'interno del corpo macchina il prodotto incontra il battitore, un tamburo rotante munito di rilievi e avvolto in parte da un controbattitore, struttura fissa a sviluppo semicircolare munita di piccoli rilievi e cavità: il principio di funzionamento risiede nella rotazione che causa la frizione del prodotto raccolto tra battitore e controbattitore, con conseguente disgregazione delle parti munite di granella e conseguente separazione di quest'ultima dal resto delle parti vegetali: a valle si determinano quindi due distinti flussi di materiale, uno composto prevalentemente da granella, e l'altro prevalentemente da parti vegetali di scarto. Di seguito si collocano gli apparati di pulizia, distinti per i due flussi: nei modelli convenzionali le parti di scarto sono avviate ad apparati scuotipaglia costituiti fondamentalmente da elementi longitudinali di notevole lunghezza a cui è impresso un moto oscillatorio, il cui scopo è di provocare la separazione per gravità della granella residua all'interno degli scarti, i quali vengono progressivamente trasportati all'esterno del corpo macchina dallo stesso movimento oscillatorio, mentre la granella recuperata viene riportata verso il battitore per essere convogliata nel flusso di prevalente granella. Il flusso composto prevalentemente da granella (originato dal battitore ed in parte dal recuperato degli scuotipaglia) è invece avviato ad un apparato di pulizia differente, situato nelle parti basse del corpo macchina, e composto essenzialmente da due sistemi di vagli vibranti, uno passante e uno no, e da un impianto di ventilazione forzata che asporta le parti di scarto più fini (volatili) e contribuisce al funzionamento efficace dei vagli, garantendo la produzione di un flusso di granella pulita che viene avviato al serbatoio solitamente collocato nella parte alta della macchina.

    Mietitrebbia non convenzionali

    Le mietitrebbie non convenzionali adottano sistemi di pulizia diversi da quello tradizionale sopra descritto. Generalmente apparati particolari sono implementati a integrazione o sostituzione degli scuotipaglia. Il sistema di scuotitura non-convenzionale più diffuso è quello a rotori, composto da uno o due rotori sagomati

    Mietitrebbiatrici autolivellanti

    I dispositivi di pulizia, in particolare i vagli, hanno un efficace funzionamento finché il corpo macchina si trova a lavorare in piano, il che rende altamente improduttivo e dispendioso (in termini di granella espulsa con lo scarto e di cattiva pulizia della granella convogliata al serbatoio) l'utilizzo di mietitrebbiatrici comuni in territori con rilevanti acclività. Questa soluzione oggi diffusa in tutto il mondo è il frutto di un brevetto italiano di una delle più antiche aziende produttrici di mietitrebbiatrici, l'italiana Laverda SpA, fondata nel 1873 da Pietro Laverda.

    Purtroppo non mi incollava altre cose, peró puoi vedere il link

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  • Anonimo
    9 anni fa

    Le mietitrebbiatrici (fig. 1) sono macchine che, a seconda della testata innestata, eseguono le operazioni di mietitura e di trebbiatura di cereali, di leguminose e similari; sono quindi raccoglitrici mobili destinate alle piante da granella: la macchina separa, pulisce e convoglia la granella raccolta in un serbatoio eliminandone le impurità non desiderate.

    Le mietitrebbiatrici possono essere costruite secondo schemi assai diversi, anche se attualmente in Italia seguono tipologie costruttive assai simili e sono generalmente semoventi.

    Dal punto di vista operativo, la mietitrebbiatrice è composta da una piattaforma anteriore con funzione di taglio-convogliatore, un apparato trebbiante costituito da battitore e contro battitore, da crivelli e scuotipaglia serviti da correnti d’aria generati da appositi ventilatori per effettuare la separazione delle impurità dal prodotto, da un serbatoio dove viene depositato il prodotto stesso e da un apparato di distribuzione e scarico.

    Queste macchine sono normalmente di grosse dimensioni in quanto destinate ad eseguire il lavoro su ampie superfici, per cui devono possedere capacità elevate di produzione, pur essendo utilizzate da un solo operatore che, dalla cabina, conduce la macchina e contemporaneamente segue il corretto andamento della lavorazione.

    Una certa diffusione, specialmente nelle zone declive, hanno i modelli “autolivellanti” nei quali, tramite dispositivi azionati da servocomandi idraulici, è possibile mantenere in orizzontale i sistemi di separazione e pulizia del prodotto, anche procedendo su terreni in pendenza.

    Prima della entrata in vigore della Direttiva Macchine (del gennaio 1995), le Mietitrebbiatrici, come tutte le macchine agricole, dovevano rispettare, in ambito italiano, il DPR 547/55, nonché una circolare del Ministero del lavoro e della previdenza Sociale, la numero 30 del 7 maggio 1980, e la norma UNI 9453, dove erano riportati i requisiti che le mietitrebbiatrici dovevano possedere per essere utilizzabili dai lavoratori.

    L’esistenza di questi due diversi ambiti legislativi lascia facilmente dedurre che le mietitrebbiatrici costruite prima della data del 1° gennaio 1995 e quelle prodotte dopo siano costruttivamente diverse, soprattutto per le scelte di sicurezza utilizzate. Tuttavia, le Mietitrebbiatrici risultano macchine di costo elevato rispetto alla media delle macchine agricole e lavorano solo in brevi periodi concentrati dell’annata agraria, svolgono una attività lavorativa particolarmente concentrata per essere ragionevolmente ammortizzate; in sostanza, vengono sfruttate in modo intenso e la loro durata risulta essere proporzionalmente inferiore rispetto ad altri tipi di attrezzature. Da questo ragionamento si può presumere che, tra quelle in circolazione, le mietitrebbie obsolete – ovvero non rispondenti ai requisiti di sicurezza più severi previsti dalle norme tecniche (EN 632:1995 – EN 1553:1999) e dalla Direttiva Macchine - siano ormai una percentuale ridotta.

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