Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 9 anni fa

Mi aiutate su "San Martino-Giosuè Carducci"?

La nebbia a gl'irti colli

piovigginando sale,

e sotto il maestrale

urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo

dal ribollir de' tini

va l'aspro odor de i vini

l'anime a rallegrar.

Gira su' i ceppi accesi

lo spiedo scoppiettando:

sta il cacciator fischiando

su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi

stormi d'uccelli neri,

com'esuli pensieri,

nel vespero migrar.

Avrei bisogno entro stasera della parafrasi + assonanze, consonanze e figure retoriche che ci sono nella poesia... grazie!! ;D

1 risposta

Classificazione
  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    San Martino

    “San Martino” è una lirica scritta da Giosue Carducci,un poeta verista dell’ottocento, sostenitore del classicismo in Italia. La lirica si riferisce all’11 novembre giorno di San Martino.

    La nebbia, accompagnata da una leggera pioggia autunnale, sale verso i colli ricoperti di alberi spogli mentre il mare rumoreggia e spumeggia sotto l’impeto del maestrale; ma per le vie del paese, l’odore del mosto che fermenta nelle botti, rallegra gli animi degli abitanti.

    Sopra ceppi di legno accesi è posto uno spiedo che scoppietta; il cacciatore fischia sulla porta ed osserva tra le nubi che rosseggiano al tramonto del sole gli stormi di corvi che se ne vanno lontano come lontano la sera se ne vanno le preoccupazioni.

    Analisi del componimento

    Due immagini si alternano all’interno della lirica: una di malinconia e l’altra di allegria.

    Nella prima strofa vi è il ritratto di un tipico paesaggio autunnale: ci sono infatti gli elementi fondamentali della stagione, ovvero la nebbia palpabile, gli alberi spogli che ricoprono i colli ed il mare in tempesta.

    A differenza della prima, la seconda strofa, sprigiona un senso di allegria del tutto assente nella precedente; da sensazioni di freddo e tristezza si passa a una situazione molto più calda e vivace, si descrive infatti l’atmosfera che si viene a creare in un piccolo borgo dopo la vendemmia: il mosto fermenta nelle botti diffondendo nell’aria il suo aspro profumo.

    In questa strofa il “ma” ha un doppio valore:il cambiamento di scena e il cambiamento di sentimento.

    Nella terza strofa si ha l’immagine di un focolare domestico ove il fuoco è stato acceso per cucinare, si passa quindi ad un ambiente più ristretto, dopo che già si è passati da un paesaggio ad un borgo.

    Nell’ultima strofa, l’atmosfera si presenta più pensosa della precedente dato che si incontra un uomo pensieroso che,appoggiato all’uscio della sua casa, osserva l’atmosfera che si crea al tramonto e gli stormi di uccelli neri che si dirigono lontano.

    Il componimento del Carducci è una lirica che si compone di quattro quartine di settenari. Le rime seguono lo schema ABBC e viene ripetuta alla fine di ogni quartina la rima in –AR (mar…rallegrar…rimirar…migrar).

    Il suono che prevalentemente viene ritrovato all’interno della poesia è quello prodotto dalla lettera R.

    Nella lirica vengono usate molte figure retoriche. Nel quarto verso nell’espressione urla il mar viene usata una sinestesia, nel sesto verso nell’espressione ribollir de tini viene usata una metonimia, nel nono e decimo verso gira su ceppi accesi/lo spiedo scoppiettando viene usata un’anastrofe perché viene posposto il soggetto rispetto al verbo e nel verso quattordici e quindici viene usata una similitudine infatti vengono paragonati gli stormi di uccelli neri agli esuli pensieri.

    San Martino

    La nebbia agl’irti colli

    piovigginando sale

    e sotto il maestrale

    urla e biancheggia il mare

    Ma per le vie del borgo

    dal ribollir dei tini

    va l’aspro odor dei vini

    l’anime a rallegrar

    Gira su ceppi accesi

    lo spiedo scoppiettando

    sta il cacciator fischiando

    su l’uscio a rimirar

    Tra le rossastre nubi

    stormi d’uccelli neri,

    com’esuli pensieri

    nel vespero migrar

    di Giosuè Carducci

    SPIEGAZIONE:

    Un paesaggio accennato con pochi tratti essenziali, nella prima nebbia di novembre, che nasconde la malinconia del poeta per cose e anni perduti. Quattro strofe in tutto: nella prima e nell’ultima una visione di natura aperta (colle, mare, cielo) e triste (nebbia, pioggia, nubi rossastre, uccelli neri); nelle due strofe centrali sta il quadro che ritrae la vita del borgo, una vita che non è più della natura ma dell’uomo, non più aperta e senza orizzonti ma raccolta ed intima, non più dolente ed agitata ma lieta ed operosa.

    GIOSUE’ CARDUCCI: Vita e pensiero

    Giosuè Carducci nacque nel 1835 a Val di Castello in Versilia. Qui, e subito dopo in Maremma, trascorse gli anni della fanciullezza, in un paesaggio aspro e selvaggio che spesso ritorna con nostalgia nei suoi versi. Il padre medico “carbonaio” lo educò al culto della libertà della cui limitazione si soffrì in Toscana nel periodo della Restaurazione granducale (cioè dopo il 1849). Carducci studiò prima a Firenze dai Padri Scolopi e poi all’università di Pisa, dove si laureò ventenne. Insegnò per un breve periodo nelle scuole superiori, poi a soli venticinque anni fu nominato professore di italiano all’università di Bologna ove rimase fino alla morte, avvenuta nel 1907. La sua vita fu tutta dedita allo studio, alla poesia, alle battaglie politiche e culturali. La sua opera di poeta gli valse il premio Nobel, il suo impegno politico lo portò a polemizzare con le debolezze e le incertezze del Governo italiano incapace di compiere l’unità del Paese. Motivi ispiratori della poesia carducciana sono:

    il paesaggio campestre: con bei campi di grano dove lavoravano oper

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