si deve sempre mantenere fede alla propria etica o dipende dal contesto?

mi hanno invitata per venerdì sera a una pizzata di saluto a due colleghi che a fine mese cessano il loro rapporto di lavoro.

la serata è stata organizzata da altre colleghe e non da me, loro hanno scelto la location e l'orario.

ora, sono venuta a conoscenza che a questa serata alcuni sono stati invitati e altri no, una sorta di scrematura a mio parere poco parziale.

ora, mi trovo in bilico se presenziare o meno a questa serata.

da una parte mi dispiace non esserci per i miei due colleghi che vanno via, dall'altra invece mi dispiace per i colleghi a cui non è stato detto nulla e con cui io ho rapporti stretti tanto quanto il rapporto che ho con quelli che domani sera ci saranno. colleghi che tra l'altro hanno rapporti di lavoro abbastanza stretti anche con i due "festeggiati" della serata.

se vado non faccio un torto a quelli che se ne andranno ma non mi sentirei onesta ad aver partecipato a qualciosa che va contro i miei principi (io avrei invitato tutti, nessuno escluso, poi la scelta di venire o meno stava a chi riceveva l'invito). le persone che non sono state invitate lo sapranno e io passerei per colpevole tanto quanto le persone che hanno organizzato la serata.

c'è un ma, le persone che non sono state invitate al mio posto non so se rinuncerebbero, nel caso fossi io quella a non essere invitata. non so se si farebbero gli stessi scrupoli che mi sto facendo io nei loro confronti.

voi cosa fareste?

10 risposte

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  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    Ciao,

    ho partecipato a diverse cene di avviamento alla pensione, di licenziamenti volontari e cene per avanzamenti di livelli o categorie. In ogni cena, veniva fatta, quella che tu chiami " scrematura ".

    Come mai ?

    Chiediti: perché di quattro capi, vengono invitati solo tre? Perché quel capo escluso? Cosa ha fatto quel capo? Vuoi le ragioni? Subito cara amica. Quel capo gli ha fatto un biglietto di punizione, quel capo lo ha ripreso più volte, quel capo non lo ha favorito, quel capo gli ha mandato il medico di controllo.

    Chiediti: perché quel collega o latri sono stati esclusi?

    Perché alcuni hanno rapportato al capo i suoi difetti e errori sul lavoro, lo hanno criticato , offeso e insultato di nascosto; Non hanno condiviso le sue idee sindacali, non lo hanno favorito per permessi e ferie, non lo hanno aiutato nel lavoro, anzi hanno cercato di metterlo in cattiva luce.ETC.

    La tua onestà, sensibilità e l' essere amica di tutti, ti crea questi problemi, nel senso che l' offesa fatta agli altri esclusi possa poi ritorcersi su di te per aver partecipato. Giusta la tua opinione di invitare tutti, visto che il passato non ha più valore, ma il non invito è una forma di vendetta, una accusa sottintesa, portata pubblicamente i soli invitati.

    Brava la tu osservazione finale della domanda: gli altri rinuncerebbero alla cena se tu non fossi invitata? Complimenti amica ! Io ti consiglio di andare alla cena, partecipare e salutare chi va via. Chi non è stato invitato, non può permettersi di accusarti di NULLA ! Tu hai rispettato loro e non conosci i motivi della scrematura. Ti saluto rocco b.

  • AndCor
    Lv 6
    9 anni fa

    Io parlerei con i due colleghi dicendogli la verità: alcuni non sono stati invitati e ti sembra una grave mancanza di rispetto nei loro confronti. E' una scelta difficile, perchè la serata è per salutare loro due, ma non è giusto il modo in cui le tue colleghe hanno organizzato il tutto.

    Ti devono scusare, ma tu non ci sarai.

    PS: A te poco importa se gli altri si fanno i tuoi stessi scrupoli o meno. Ognuno di noi deve rendere conto a se stesso e deve essere in pace con la propria coscienza; le coscienze altrui non ti riguardano.

    Sei in pace con te stessa? Bene, questo è ciò che conta.

  • 9 anni fa

    "le persone che non sono state invitate lo sapranno e io passerei per colpevole tanto quanto le persone che hanno organizzato la serata."

    Secondo me è qui che sbagli: tu sei solo un'invitata che decide di partecipare.

    Non sei nè portavoce nè responsabile di come è organizzata la serata (non sei nemmeno tenuta a saperlo). Se lo desideri, vacci senza dubbio alcuno

  • Saimon
    Lv 6
    9 anni fa

    Innanzitutto credo che quello che farebbero gli altri al tuo posto non sia da considerare....è un alibi..un tentativo di facilitare la tua decisione...tu devi "star bene" con te stessa, con la tua di coscienza!

    Quello che dice Sasa è giusto ma in linea teorica...il confine è troppo sottile per essere colto da tutti ed è inevitabile che ne nascerebbero considerazioni del tipo che tu non vuoi nascano.

    Quindi cosa fare?

    Io farei così: andrei, credo che la priorità la debba avere il saluto a chi andrà via....però ci terrei a spiegare il mio comportamento e quello che penso a chi è stato escluso..cercando di far capire loro qual'è il mio criterio e quali sono le mie sensazioni:

    "da una parte mi dispiace non esserci per i miei due colleghi che vanno via, dall'altra invece mi dispiace per i colleghi a cui non è stato detto nulla"

    se vado non faccio un torto a quelli che se ne andranno ma non mi sentirei onesta ad aver partecipato a qualcosa che va contro i miei principi (io avrei invitato tutti, nessuno escluso, poi la scelta di venire o meno stava a chi riceveva l'invito).

    Ecco in pratica andrei spiegando i motivi e la mia posizione a chi è stato escluso.

    Ripeto...riguardo al "ma" no credo sia rilevante...tu sei tu.

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  • 9 anni fa

    Io mi sento di dirti che sei fortunata ad avere questo ottimo rapporto, praticamente con tutto lo staff del tuo ambiente lavorativo :)

    Andando più nello specifico, ovvero per rispondere alla tua domanda, ti dico che, come prima cosa,

    condivido il parere di lilith, ovvero visto che non sei stata tu ad aver organizzato la serata nè ad aver deciso chi includere e chi escludere dagli inviti, dovresti sentirti liberissima di accettare o meno.

    Per il resto, concordo con quanto affermato da Rocco B.

  • 9 anni fa

    Ele

    se il tuo modus vivendi è onestà e correttezza è inevitabile che in tal frangente ti sorgano dubbi etici.

    personalmente coloro che hanno organizzato li metterei dietro la lavagna, davanti a cotanta arroganza di permettersi la "scrematura" che è poi un atto ghettizzante.

    In primis le organizzatrici sono e devono essere un mezzo, non spetta a loro la scelta di chi invitare e chi non invitare,non è la loro festa.

    Tale scelta spetta ai "festeggiati",quindi ai colleghi che terminano il lavoro presso di voi.

    La realtà è che le tue colleghe si sono volute far belle organizzando e scegliendo i partecipanti, un modo come un altro per affermare un qualche potere all' interno del gruppo di lavoro.

    Piccole cose meschine che a certe persone danno piacere.

    Fossi in Te parlerei con le tizie, ma soprattuto mi spiegherei con i colleghi che van via.

    Andare o non andare ? la decisione resta solo tua

    Buona vita :-)

  • Violet
    Lv 7
    9 anni fa

    eventualmente il "torto" se può chiamarsi tale non lo faresti tu, ma i colleghi che hanno organizzato la cena e che hanno escluso quelle persone... dunque al posto tuo io andrei, in fondo potresti anche non sapere effettivamente chi sono tutti gli invitati.

  • lilith
    Lv 7
    9 anni fa

    Purtroppo non è trascurabile il potenziale comportamento dei tuoi colleghi non invitati nella tua stessa situazione, il fatto che non giureresti in una loro presa di posizione la dice lunga. D'altra parte è pur vero che se dovessimo mantenere un comportamento corretto sulla base di quello altrui il mondo andrebbe a rotoli, è ben poca la gente sul cui comportamento ci si potrebbe giurare.

    La tua situazione è apparentamente complicata, ma in realtà molto semplice. Il fatto che non sia stata tu ad organizzare nulla ti pone nella condizione di non avere responsabilità se non quella di aver accettato un invito. Non puoi sapere la l'assenza di questi altri colleghi sia stata voluta in primis da coloro che si congedano da voi ed in quel caso se permetti se me ne vado sono io a scegliere con chi trascorrere la serata.

    Vai senza farti paranoie semmai ti verrà fatta un appunto mi sembra evidente cosa rispondere, ma fidati che nessuno dirà nulla.

  • sasa
    Lv 7
    9 anni fa

    Ele , secondo me sbagli impostazione.

    Se questi avessero invitato a una bicchierata in ufficio o nel posto di lavoro , sarebbe normale invitare TUTTI i colleghi ma nell'istante in cui essa è stata organizzata AL DI FUORI DEL LAVORO , ognuno invita chi vuole.

    Se questi non sono stati invitati è perchè a chi ha organizzato stanno non graditi . LA piazzata fuori delle mura del posto di lavoro entra nei rapporti personali che ci sono tra collega e collega.

    se per esempio invitassero tutti tranne me in pizzeria, non ne sarei contento ma ne prenderei atto senza remore

    @ SAimon

    Vedi , se uno si lascia coinvolgere in certe questioni, si crea dei lacciuoli che le limitano la propria liberta'. Per questo la mi ateria ha apllicazioni nella pratica

    esperienze personali

  • Anonimo
    9 anni fa

    solo per dirti che non leggerò mai il tema che hai scritto.

    ma in ogni caso, data la lunghezza della domanda, non posso non darti una risposta lunga; a tal proposito copia-incollerò la favola di Cappuccetto Rosso.

    C’era una volta una dolce bimbetta; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente la nonna che non sapeva più che cosa regalarle. Una volta le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e poiché‚ le donava tanto, ed ella non voleva portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso. Un giorno sua madre le disse: “Vieni, Cappuccetto Rosso, eccoti un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; è debole e malata e si ristorerà. Sii gentile, salutala per me, e va’ da brava senza uscire di strada, se no cadi, rompi la bottiglia e la nonna resta a mani vuote.”

    “Sì, farò tutto per bene,” promise Cappuccetto Rosso alla mamma, e le diede la mano. Ma la nonna abitava fuori, nel bosco, a una mezz’ora dal villaggio. Quando Cappuccetto Rosso giunse nel bosco, incontrò il lupo, ma non sapeva che fosse una bestia tanto cattiva e non ebbe paura. “Buon giorno, Cappuccetto Rosso,” disse questo. “Grazie, lupo.” - “Dove vai così presto, Cappuccetto Rosso?” - “Dalla nonna.” - “Che cos’hai sotto il grembiule?” - “Vino e focaccia per la nonna debole e vecchia; ieri abbiamo cotto il pane, così la rinforzerà!” - “Dove abita la tua nonna, Cappuccetto Rosso?” - “A un buon quarto d’ora da qui, nel bosco, sotto le tre grosse querce; là c’è la sua casa, è sotto la macchia di noccioli, lo saprai già,” disse Cappuccetto Rosso. Il lupo pensò fra s’: Questa bimba tenerella è un buon boccone prelibato per te, devi far in modo di acchiapparla. Fece un pezzetto di strada con Cappuccetto Rosso, poi disse: “Guarda un po’ quanti bei fiori ci sono nel bosco, Cappuccetto Rosso; perché‚ non ti guardi attorno? Credo che tu non senta neppure come cantano dolcemente gli uccellini! Te ne stai tutta seria come se andassi a scuola, ed è così allegro nel bosco!”

    Cappuccetto Rosso alzò gli occhi e quando vide i raggi del sole filtrare attraverso gli alberi, e tutto intorno pieno di bei fiori, pensò: Se porto alla nonna un mazzo di fiori, le farà piacere; è così presto che arrivo ancora in tempo. E corse nel bosco in cerca di fiori. E quando ne aveva colto uno, credeva che più in là ce ne fosse uno ancora più bello, correva lì e così si addentrava sempre più nel bosco. Il lupo invece andò dritto alla casa della nonna e bussò alla porta. “Chi è?” - “Cappuccetto Rosso, ti porto vino e focaccia; aprimi.” - “Non hai che da alzare il saliscendi,” gridò la nonna, “io sono troppo debole e non posso alzarmi.” Il lupo alzò il saliscendi, entrò, e senza dir motto andò dritto al letto della nonna e la inghiottì. Poi indossò i suoi vestiti e la cuffia, si coricò nel letto, e tirò le cortine.

    Ma Cappuccetto Rosso aveva girato in cerca di fiori, e quando ne ebbe raccolti tanti che più non ne poteva portare, si ricordò della nonna e si mise in cammino per andare da lei. Quando giunse si meravigliò che la porta fosse spalancata, ed entrando nella stanza ebbe un’impressione così strana che pensò: “Oh, Dio mio, che paura oggi! e dire che di solito sto così volentieri con la nonna!” Allora si avvicinò al letto e scostò le cortine: la nonna era coricata con la cuffia abbassata sulla faccia, e aveva un aspetto strano. “Oh, nonna, che orecchie grandi!” - “Per sentirti meglio.” - “Oh, nonna, che occhi grossi!” - “Per vederti meglio.” - “Oh, nonna, che mani grandi!” - “Per afferrarti meglio.” - “Ma, nonna, che bocca spaventosa!” - “Per divorarti meglio!” E come ebbe detto queste parole, il lupo balzò dal letto e ingoiò la povera Cappuccetto Rosso.

    Poi, con la pancia bella piena, si rimise a letto, s’addormentò e incominciò a russare sonoramente. Proprio allora passò lì davanti il cacciatore e pensò fra s’: “Come russa la vecchia! devi darle un’occhiata se ha bisogno di qualcosa.” Entrò nella stanza e avvicinandosi al letto vide il lupo che egli cercava da tempo. Stava per puntare lo schioppo quando gli venne in mente che forse il lupo aveva ingoiato la nonna e che poteva ancora salvarla. Così non sparò, ma prese un paio di forbici e aprì la pancia del lupo addormentato. Dopo due tagli vide brillare il cappuccetto rosso, e dopo altri due la bambina saltò fuori gridando: “Che paura ho avuto! Era così buio nella pancia del lupo!” Poi venne fuori anche la nonna ancora viva. E Cappuccetto Rosso andò prendere dei gran pietroni con cui riempirono il ventre del lupo; quando egli si svegliò fece per correr via, ma le pietre erano così pesanti che subito cadde a terra e morì.

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