Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 8 anni fa

Mi fareste questa parafrasi...?

Mi serve la parafrasi di questa poesia:

Camillo Sbarbaro

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre se anche fossi a me un estraneo,

per te stesso egualmente t'amerei.

Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno

Che la prima viola sull'opposto

Muro scopristi dalla tua finestra

E ce ne desti la novella allegro.

Poi la scala di legno tolta in spalla

Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.

Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell'altra volta mi ricordo

Che la sorella mia piccola ancora

Per la casa inseguivi minacciando

(la caparbia aveva fatto non so che).

Ma raggiuntala che strillava forte

Dalla paura ti mancava il cuore:

ché avevi visto te inseguir la tua

piccola figlia, e tutta spaventata

tu vacillante l'attiravi al petto,

e con carezze dentro le tue braccia

l'avviluppavi come per difenderla

da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche fossi a me un estraneo,

fra tutti quanti gli uomini già tanto

pel tuo cuore fanciullo t'amerei.

Grazie 10 punti al migliore =)

3 risposte

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  • 8 anni fa
    Migliore risposta

    A mio padre A mio padre Padre, se anche tu non fossi mio padre, se anche fossi un uomo estraneo, per te stesso egualmente t'amerei. Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno che la prima viola sull'opposto muro scopristi dalla tua finestra e ce ne desti la novella allegro. Poi la scala di legno tolta in spalla di casa uscisti e l'appoggiasti al muro. Noi piccoli stavamo alla finestra. E di quell'altra volta mi ricordo che la sorella mia piccola ancora per la casa inseguivi minacciando (la caparbia aveva fatto non so che). Ma raggiuntola che strillava forte dalla paura ti mancava il cuore; ché avevi visto te inseguir la tua piccola figlia, e tutta spaventata tu vacillante l'attiravi al petto, e con carezze dentro le tue braccia l'avviluppavi come per difenderla da quel cattivo ch'era il tu di prima. Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi un uomo estraneo, fra tutti quanti gli uomini già tanto pel tuo cuore fanciullo t'amerei. Camillo Sbarbaro. Spiegazione in prosa della poesia. Questa poesia, scritta da Camillo Sbarbaro, narra dell'amore verso suo padre che sembrava un ragazzo come lui e che se fosse stato un estraneo l'avrebbe amato ugualmente. Si ricorda che un mattino d'inverno sul muro di fronte, gli diede un fiore che rappresentava la bellissima notizia (cioè che era iniziata la primavera). Poi si ricordava che una volta suo padre aveva cercato di picchiare sua sorella più piccola (per un motivo che il poeta non ricorda) poi però vedendola piangere la strinse forte tra le sue braccia per rassicurarla e per difenderla da quella piccola persona cattiva che si trovava in lui. Questo mi fa capire quanto è importante la figura di un padre per un bambino. ...

    il mio/Padre = enjambement che sottolinea il possessivo.

    Nell’edizione del ’14 ed ancora in quella del ’54, il verso si completava così “padre, se anche fossi a me un estraneo” (

    un estraneo = sottolinea il fondamento di un amore che travalica le ragioni del sangue).

    Che = sta per quando; opposto = di fronte; scopristi = quasi un fatto straordinario: è inverno ma già si annunzia la primavera. novella = notizia, con un tocco più ridente e lieve. Allegro = con valore avverbiale.

    tolta in spalla = presa sulle spalle

    l'appoggiasti al muro = per salire a cogliere la viola.

    che = sta per quando; minacciando = una punizione: per la marachella.

    Ma raggiuntala = di fronte alla figlia che, raggiunta, grida e piange per la paura della punizione, il padre si blocca, rendendosi conto della violenza della situazione e attira al suo petto la bambina abbracciandola per proteggerla dalla sua stessa ira cieca e cattiva.

    la ricoveravi = il verbo esprime affetto e protezione.

    Padre, se anche = la conclusione riprende come un leitmotiv lo spunto iniziale. Nell’edizione del ’14 conclude “se anche fossi a me un estraneo,/fra tutti quanti gli uomini già tanto/pel tuo cuore fanciullo t'amerei. (quel “cuore fanciullo” rappresenta la qualità fondamentale delle virtù paterne).

    Tema: Questa lirica, insieme alla poesia Al padre, di Salvatore Quasimodo, rappresenta una delle più felici liriche d’ispirazione paterna del nostro ‘900. Sbarbaro dedica al padre versi intensi ed accorati, approfondendo i sentimenti che stanno alla base degli affetti familiari. Da questa lirica di memoria traspare la nostalgia ed il rimpianto. I moti affettivi sono profondamente sofferti ma non scadono mai in eccessi patetici.

    Solo in apparenza siamo fuori del mondo poetico di Sbarbaro, dove predominano i registri dell’aridità, dell’angoscia per la condizione dell’uomo solo, dell’accorato distacco, sentimenti che rimangono sullo sfondo di questa lirica e dai quali nasce il recupero di un così ridente e nello stesso tempo malinconico di un’occasione dell’infanzia, che rappresenta un consolante lievito dell’esistenza. Fa parte della raccolta di poesie Pianissimo.

    Metro: endecasillabi sciolti, raggruppati in tre strofe di diversa lunghezza.

  • 8 anni fa

    Camillo Sbarbaro

    Padre, anche se tu non fossi il mio

    Padre, anche se tu non fossi il mio

    Padre anche se tu fossi un estraneo,

    ti amerei ugualmente per quello che sei.

    Perché mi ricordo di una mattina d'inverno

    Che la prima viola sul muro di fronte

    Scopristi dalla tua finestra

    E ci desti allegro la bella notizia.

    Poi messa la scala di legno sulla spalla

    Uscisti di casa e l'appoggiasti al muro.

    Noi bambini stavamo alla finestra.

    E mi ricordo di quell'altra volta

    Che inseguivi minacciando

    la mia sorella ancora piccola

    (non so che cosa aveva fatto la testarda).

    Ma raggiuntala che strillava forte

    Ti mancava il cuore dalla paura:

    perché ti avevi visto inseguire la tua

    piccola figlia, e tutta spaventata

    l'attiravi al petto vacillando,

    e dentro le tue braccia con carezze

    la stringevi come per difenderla

    da quel cattivo che tu eri prima.

    Padre, anche se tu non fossi il mio

    Padre, anche se tu fossi un estraneo,

    ti amerei comunque tanto fra tutti quanti gi uomini

    per il tuo giovane cuore.

    Fonte/i: Anche noi a scuola stiamo facendo le parafrasi.
  • 8 anni fa

    il mio/Padre = enjambement che sottolinea il possessivo.

    Nell’edizione del ’14 ed ancora in quella del ’54, il verso si completava così “padre, se anche fossi a me un estraneo” (

    un estraneo = sottolinea il fondamento di un amore che travalica le ragioni del sangue).

    Che = sta per quando; opposto = di fronte; scopristi = quasi un fatto straordinario: è inverno ma già si annunzia la primavera. novella = notizia, con un tocco più ridente e lieve. Allegro = con valore avverbiale.

    tolta in spalla = presa sulle spalle

    l'appoggiasti al muro = per salire a cogliere la viola.

    che = sta per quando; minacciando = una punizione: per la marachella.

    Ma raggiuntala = di fronte alla figlia che, raggiunta, grida e piange per la paura della punizione, il padre si blocca, rendendosi conto della violenza della situazione e attira al suo petto la bambina abbracciandola per proteggerla dalla sua stessa ira cieca e cattiva.

    la ricoveravi = il verbo esprime affetto e protezione.

    Padre, se anche = la conclusione riprende come un leitmotiv lo spunto iniziale. Nell’edizione del ’14 conclude “se anche fossi a me un estraneo,/fra tutti quanti gli uomini già tanto/pel tuo cuore fanciullo t'amerei. (quel “cuore fanciullo” rappresenta la qualità fondamentale delle virtù paterne).

    Tema: Questa lirica, insieme alla poesia Al padre, di Salvatore Quasimodo, rappresenta una delle più felici liriche d’ispirazione paterna del nostro ‘900. Sbarbaro dedica al padre versi intensi ed accorati, approfondendo i sentimenti che stanno alla base degli affetti familiari. Da questa lirica di memoria traspare la nostalgia ed il rimpianto. I moti affettivi sono profondamente sofferti ma non scadono mai in eccessi patetici.

    Solo in apparenza siamo fuori del mondo poetico di Sbarbaro, dove predominano i registri dell’aridità, dell’angoscia per la condizione dell’uomo solo, dell’accorato distacco, sentimenti che rimangono sullo sfondo di questa lirica e dai quali nasce il recupero di un così ridente e nello stesso tempo malinconico di un’occasione dell’infanzia, che rappresenta un consolante lievito dell’esistenza. Fa parte della raccolta di poesie Pianissimo.

    Metro: endecasillabi sciolti, raggruppati in tre strofe di diversa lunghezza.

    Fonte/i: copiatissima:)
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