Perché si vuol far credere che il capitale straniero non investe in Italia per le regole del lavoro?

Ho l' impressione che molti economisti attaccati come cozze ai capisaldi del pensiero neoliberista impongano la flessibilità del lavoro come dogma, non so se in buona o cattiva fede.

Ho assistito personalmente allo smembramento dell' industria chimica italiana, causata da una classe politica e imprenditoriale nefanda. Molte di quelle imprese sono state acquisite da gruppi stranieri (soprattutto francesi), evidentemente per nulla preoccupati dalla tanto falsamente propagandata ingessatura del mercato del lavoro italiano. Recentemente la Audi ha mostrato interesse ad acquistare la Ducati: come mai se il mercato del lavoro in Italia è così scoraggiante?

In realtà ho constatato che la titubanza a investire o la decisione di ritirare l' investimento è molto più spesso dovuta all' incertezza delle nostre leggi (fortemente voluta per determinare situazioni di ricatto e corruzione), alla lentezza esasperante delle nostre procedure burocratiche, alle continue intrusioni del sottobosco politico, all' inadeguatezza delle banche, alla forte tassazione, a costi energetici che non hanno confronto con il resto dell' Europa. Tutti fattori primari per sconsigliare investimenti nel nostro paese, ma che i nostri esperti economisti sembrano non tenere in minimo conto, tutti presi dalla sola flessibilità del lavoro e infoiati al grido insulso de "L' Europa lo vuole!". Ma cosa vuole davvero l' Europa e soprattutto perché lo vuole?

Aggiornamento:

Veramente Quo Barrett lo ha proprio detto Monti poche settimane fa che sconsiglierebbe investimenti esteri in Italia proprio per la troppa rigidità del merato del lavoro.

Aggiornamento 2:

Quo Barrett, Mario Monti è stato professore di economia politica presso l'Università Bocconi di Milano, dove diventa direttore dell'Istituto di Economia Politica e dove dal 1985 al 1995 è anche direttore del Giornale degli economisti e Annali di economia. Non è abbastanza per considerarlo un economista?

13 risposte

Classificazione
  • 8 anni fa
    Migliore risposta

    E' chiaro a chiunque non abbia pesanti incrostazioni ideologiche sui recettori sinaptici che le regole del lavoro c'entrano molto ma molto poco con il latitare degli investimenti stranieri nel nostro paese.

    E siccome, a dispetto di quel che sembra leggendo i giornali, per ragionare sulla diffidenza all'investimento in questo paese da parte di soggetti stranieri non si tratta nè di confronti di opinioni nè di ipotesi ardite e fantasiose, ma di analizzare i dati; e siccome i dati basta leggerli, visto che ad analizzarli ed organizzarli in una pratica e agevolmente consultabile classifica ci pensa ogni anno la Banca Mondiale, vediamo cosa dicono quei dati:

    Starting a business- 77° posto (su 183)

    Dealing with Construction Permits- 96° posto

    Getting Electricity - 109° posto

    Registering Property- 84° posto

    Getting Credit- 98° posto

    Protecting Investors- 65° posto

    Paying Taxes- 134° posto

    Trading Across Borders- 63° posto

    Enforcing Contracts- 158° posto

    Resolving Insolvency- 30° posto

    Risultato: Ease of Doing Business- 87° posto su 183 paesi considerati, da Singapore (1°) al Chad (ultimo)

    Aggiungo solo, visto che siamo usi rapportarci a loro, che l'Inghilterra è al 7° posto, la Germania al 19°, la Francia al 29° e la Spagna al 44°.

    Ecco, far finta che questi dati non esistano e dar la colpa alla rigidità dei contratti di lavoro o peggio ancora all'ormai famigerato art.18, vuol dire in realtà non aver nessuna intenzione di metter le mani dove invece c'è un gran bisogno che vengan messe, e cioè sulle troppe tasse che gravano sulla produzione e sul lavoro, sulla troppa e troppo bizantina burocrazia e soprattutto sull'efficienza di un sistema giudiziario civile che, mediamente, impiega 1245 giorni per capire chi, tra due contendenti, ha ragione e chi torto.

    Oltre naturalmente a vere, reali e incisive liberalizzazioni dei troppi settori da sempre in mano ad oligarchie ristrette e a vere e proprie corporazioni medievali.

    L'art.18, e tutto il sistema di normative che regolano il mondo del lavoro rientrano nell'ambito di un più generale contratto sociale tutto interno al nostro paese che riguarda la dignità stessa dell'esser cittadini in questo paese; contratto a mio parere già piuttosto in crisi dopo l'ultimo ventennio di demolizioni a senso unico.

    Mettersi a demolirlo ulteriormente addossandogli colpe che non ha non è solo squallido e vergognoso, è proprio delinquenziale...

  • Anonimo
    8 anni fa

    Il problema in Italia è legato al sistema (non c'entra nulla il liberismo)

    Problemi in Italia:

    - la struttura produttiva dell’Italia è costituita per il 94.7% da microimprese. (neanche imprese medie)

    - in Italia ogni impresa ha una media di 3.9 addetti impiegati, una media estremamente bassa.

    - la tecnologia adottata dalle imprese di piccole dimensioni in Italia è una delle più datate in Europa: l’età media di un PC/Laptop è di 4,6 anni, mentre le tecnologie di copia e scansione hanno in media 3,8 anni (in confronto ai 2,3 anni riportati dalla media europea) e lo stesso vale per le tecnologie per la presentazione.

    - alla stessa soggettività dell’imprenditore vanno ascritti gli ostacoli che la microimpresa incontra sulla strada dello sviluppo: la carenza di competenze gestionali (spesso si tratta di un soggetto proveniente dall’area tecnica che decide di mettersi in proprio), la difficoltà di reperire risorse umane, la scarsa disponibilità di risorse finanziarie (non ci sono riserve, i capitali sono individuali, la regola è l’autofinanziamento).

    - nella microimpresa le forme di apprendimento e di management tipiche dell’impresa pre-fordista e fordista

    In più si aggiungono:

    - emorragia di cervelli che scappano dall'italia verso l'estero

    - stipendi bassi

    - poche infrastrutture

    - università maltrattate

    - alta pressione fiscale

    - avendo smembrato più di una volta aziende (come quelle elettroniche) si è disperso anche il know-how posseduto da certi lavoratori

    E il quadro è completo

    Quindi è meglio chiamare investimenti dall'estero (visto anche per il fatto che qui gli imprenditori non sanno fare gli imprenditori)!!

    Vw attraverso vuole Ducati? bè non è un male visto che Ducati adesso appartiene ad un fondo di investimenti (che ha poco di industriale)..:E poi Audi è proprietaria di Lamborghini (Quando è stata comprata da Audi era un'azienda decotta...Vw manterrà le maestranze italiane e trasformerà Ducati in quello che dovrebbe essere: una buona azienda!

    Ci vorrebbe semmai più liberismo e meno impresa fordista (tipo Marchionne)

    Se volessero fare qualcosa per le pmi è l'implementazione dello Small Business Act..:Quindi creare l'humus ovvero i 10 principi dello SBA

    http://www.fasi.biz/it/news/ultime-notizie/3419-sm...

    Ciao!!

    @Maral: l'articolo 18 disincentiverebbe gli investimenti stranieri???? assurdo...Il punto è che Monti fa politiche che erano buone 15 anni fa

    @Quo Barrett: ho scritto Microimprese

  • ?
    Lv 7
    8 anni fa

    Le imprese straniere, quelle serie, non investono perché siamo un paese con un tasso di corruzione da far spavento perfino a chi è dotato di molti peli sullo stomaco.

    PS: questo non è una realtà solo meridionale, ma fa parte della cultura nazionale.

  • 8 anni fa

    certo, non è affatto per la rigidità del lavoro.

    Ma per il basso tasso di profitto che esce dalle fabbriche italiane, cioè dalla poca valorizzazione dei capitali investiti.

    Dato 100 l'investimento, in italia si produce un 105, mentre in polonia un 130.

    Motivo? Oltre alle ragioni da te elencate, occorre ricordare che l'italia è in generale un paese retrogrado, antiindustrialista.

    In un paese dove la maggior parte è ancora convinta che il turismo sia una industria.

    E guai affermare il contrario.

    Beh.. Dovrebbero dimostrare quali potenze economiche basano la loro produzione sul turismo. Giappone? Cina? Germania? Da quella parti il turismo neanche viene considerato. Eppure? Economicamente sono delle potenze mondiali.

    La frammentazione del tessuto produttivo.

    Oggi i fondi di investimento dispongono di miliardi a palate. Chi vuoi che venga a comprare la fabbrichetta del brambilla? Vanno in polonia, costruiscono un distretto produttivo ex novo, secondo le loro esigenze. Costa meno e rende subito.

    Oggi un ingegnere informatico in polonia è pagato 2mila euro al mese in italia 1200 euro, non è neanche un problema di costi della manodopera, ma un insieme di fattori che sfavoriscono gli investimenti. Anche fattori logistici.

    Economia di scala.

    I distretti produttivi cinesi si basano su unità da 30 mila fino a 200 mila dipendenti. In italia non sarebbe nemmeno possibile gestire un affare del genere, partendo dalle infrastrutture obsolete, costose ed inefficienti. Pensa solo al sistema di trasporto. Basato sull'auto.

    Un distretto con qualche milione di operai, come puoi gestire il traffico di qualche milione di auto? Impossibile.

    Insomma. L'italia è tutta da rifare. Il problema della flessibilità è falso. E se uno che si definisce tecnico lo vede come un problema, allora ha capito ben poco.

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  • 8 anni fa

    un conto è venire a mettere su in loco siti produttivi con knok how che già hanno per soddisfare un mercato che già hanno. Altro conto è venirsi ad accaparrare gioielli in svendita che portano in dote preziose tecnologìe proprietarie, preziosi marchi e preziosi mercati: venire a predare il marchio Ducati NON è venire a far investimenti, è venire ad accaparrarsi un marchio prezioso (poi nessuno garantisce che una volta in mani straniere le rosse di Borgo panigale non siano più in futuro di Borgo panigale ma piuttosto di qualche lander) Invece per contro la Alcoa che non deve predare nulla fugge a gambe levate da Porto torres ( e faccio un pronostico, la prossima sarà tyssenkrupp, che fuggirà dal mio capoluogo, terni)

  • 8 anni fa

    La corruzione non c'entra. Le Imprese investono in Paesi dove la corruzione è anche maggiore che in Italia, quello è piuttosto un nostro problema.

    I problemi che veramente gli Italiani (dal singolo cittadino alle imprese) vorrebbero vedere risolti sono quelli relativi alla eccessiva burocratizzazione. In passato, come adesso, si è fatto riferimento al mito della "furbizia" degli italiani che ha provocato un intreccio di norme e regolamenti che sono serviti (e servono) solo ad intralciare le attività di chi non può permettersi una consulenza legale e fiscale a favore di chi può.

    E' chiaro che gli investitori (italiani o stranieri, a questo punto non c'è più differenza) sono perfettamente in grado di manipolare la burocrazia a loro favore, quindi l'Italia diventa un Paese appetibile senza bisogno di modificare le regole del lavoro.

    Chi poi non ha uno studio legale alle spalle può anche attaccarsi al tram, a parte qualche piccolo abuso edilizio di tanto in tanto o qualche evasione fiscale qua e là, cosa che poi gli si ritorce contro con gli interessi quando il governo decide di fare cassa.

    Il problema che veramente c'è, e che tu segnali tra le righe della tua domanda, è che vengono date motivazioni indiscutibili per attuare provvedimenti che in realtà sono a favore non del Paese ma dei committenti (banche, assicurazioni, imprese, Chiesa...) di questo e dei precedenti governi. Il problema aggiuntivo (ancora più grave) è che queste motivazioni vengono ulteriormente legittimate dalla stampa e dalla TV senza contraddittorio, senza discussione, senza quel dibattito che è la radice stessa della democrazia.

    @Fareneheit: Condivido al 100%, grazie per i dati

  • Tara
    Lv 7
    8 anni fa

    Se il capitale straniero non investe in Italia non è per le regole del lavoro, ma è per la troppa corruzione che c' è nel nostro paese.

  • 8 anni fa

    in parole povere,la mia idea,condivisa da molti esperti,peraltro,è che sia diventato "indispensabile"per chi produce,competere con i nuovi paesi emergenti,dove il lavoro costa pochissimo.Vedi Cina,Brasile,India...

    certamente è molto più semplice ridurre i diritti di chi li hà già, piuttosto che portare diritti ,stipendi adeguati e garanzie per i milioni e milioni di lavoratori di Cina ,India ecc.

    Non si capisce però che ,fatalmente,se impoverisci i lavoratori ,il ceto medio, per poter produrre di più e con costi più bassi,questa produzione massiccia non troverà poi abbastanza consumatori.Praticamente un cane che si morde la coda.

  • 8 anni fa

    Quando uno investe in un paese i suoi amatissimi soldi, prima di farlo, si informa sulla possibilità di guadagnare. In un sondaggio fatto negli USA è saltato fuori che gli americani hanno una fifa blu a investire qui da noi per due motivi:

    1) se ti capita un lavoratore lazzarone/incapace/disonesto, là lo licenziano il venerdì (ma anche prima, pagandolo però fino al venerdì). Qui invece lo hai assunto = lo hai sposato.

    2) se ti capita una "lite" in America vai dal giudice e se ne trovi uno pigro vieni convocato dopo una settimana, per rivendicare i tuoi diritti e avere una sentenza. Qui ti occorrono vari anni.

    Ecco, secondo gli americani questi sono i due punti "raggelanti".

  • Anonimo
    8 anni fa

    non e' la corruzione che ferma i grandi capitalisti, questi sono abituati a corrompere in tutti i paesi, guardate murdoch per l'editoria in UK oppure la monsanto come si e' infiltrata nella USDA negli USA. E non sono neanche le regole del lavoro ma il profitto. in Italia si raggiunge una delle piu' alte pressioni fiscali al mondo, il 45%. In piu' la manodopera non e' competitiva, sia per il costo che per la specialita', e neanche per il rapporto tra queste due.

    dovremmo puntare sulla R&D e svilluppare dei poli scientifici sia privati che pubblici che possano competere con le grandi aree scientifiche nel mondo. questo e' l'unico modo per andare avanti: puntare sul alta tecnologia e ricerca medico-biologica brevettabile.

    tutto il baccano sul'art 18 e' merd@ mediatica per i pirla

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