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Oggi è la giornata della poesia!! :D?

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13 risposte

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  • Risposta preferita

    La pioggia nel pineto di G. D'Annunzio.

    Taci. Su le soglie

    del bosco non odo

    parole che dici

    umane; ma odo

    parole più nuove

    che parlano gocciole e foglie

    lontane.

    Ascolta. Piove

    dalle nuvole sparse.

    Piove su le tamerici

    salmastre ed arse,

    piove su i pini

    scagliosi ed irti,

    piove su i mirti

    divini,

    su le ginestre fulgenti

    di fiori accolti,

    su i ginepri folti

    di coccole aulenti,

    piove su i nostri volti

    silvani,

    piove su le nostre mani

    ignude,

    su i nostri vestimenti

    leggieri,

    su i freschi pensieri

    che l'anima schiude

    novella,

    su la favola bella

    che ieri

    t'illuse, che oggi m'illude,

    o Ermione.

    Odi? La pioggia cade

    su la solitaria

    verdura

    con un crepitío che dura

    e varia nell'aria

    secondo le fronde

    più rade, men rade.

    Ascolta. Risponde

    al pianto il canto

    delle cicale

    che il pianto australe

    non impaura,

    nè il ciel cinerino.

    E il pino

    ha un suono, e il mirto

    altro suono, e il ginepro

    altro ancóra, stromenti

    diversi

    sotto innumerevoli dita.

    E immersi

    noi siam nello spirto

    silvestre,

    d'arborea vita viventi;

    e il tuo volto ebro

    è molle di pioggia

    come una foglia,

    e le tue chiome

    auliscono come

    le chiare ginestre,

    o creatura terrestre

    che hai nome

    Ermione.

    Ascolta, ascolta. L'accordo

    delle aeree cicale

    a poco a poco

    più sordo

    si fa sotto il pianto

    che cresce;

    ma un canto vi si mesce

    più roco

    che di laggiù sale,

    dall'umida ombra remota.

    Più sordo e più fioco

    s'allenta, si spegne.

    Sola una nota

    ancor trema, si spegne,

    risorge, trema, si spegne.

    Non s'ode voce del mare.

    Or s'ode su tutta la fronda

    crosciare

    l'argentea pioggia

    che monda,

    il croscio che varia

    secondo la fronda

    più folta, men folta.

    Ascolta.

    La figlia dell'aria

    è muta; ma la figlia

    del limo lontana,

    la rana,

    canta nell'ombra più fonda,

    chi sa dove, chi sa dove!

    E piove su le tue ciglia,

    Ermione.

    Piove su le tue ciglia nere

    sìche par tu pianga

    ma di piacere; non bianca

    ma quasi fatta virente,

    par da scorza tu esca.

    E tutta la vita è in noi fresca

    aulente,

    il cuor nel petto è come pesca

    intatta,

    tra le pàlpebre gli occhi

    son come polle tra l'erbe,

    i denti negli alvèoli

    con come mandorle acerbe.

    E andiam di fratta in fratta,

    or congiunti or disciolti

    (e il verde vigor rude

    ci allaccia i mallèoli

    c'intrica i ginocchi)

    chi sa dove, chi sa dove!

    E piove su i nostri vólti

    silvani,

    piove su le nostre mani

    ignude,

    su i nostri vestimenti

    leggieri,

    su i freschi pensieri

    che l'anima schiude

    novella,

    su la favola bella

    che ieri

    m'illuse, che oggi t'illude,

    o Ermione.

    Lo so, è lunga, ma è bellissima :'3

  • 9 anni fa

    I ragazzi che si amano si baciano in piedi

    contro le porte della notte

    e i passanti che passano li segnano a dito

    ma i ragazzi che si amano

    non ci sono per nessuno

    ed è la loro ombra soltanto

    che trema nella notte

    stimolando la rabbia dei passanti

    la loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia

    I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno

    essi sono altrove molto più lontano della notte

    molto più in alto del giorno

    nell'abbagliante splendore del loro primo amore.

    Jacques Prévert

  • 9 anni fa

    Mare

    di Gilberto Sacerdoti

    L'acqua del mare

    è noto si muove

    la puoi non guardare

    ma sai che non muore

    cosí mi ci siedo

    accanto e non guardo

    e mentre l' ascolto

    stropiccio del nardo

    apro un bel libro

    lo guardo e non leggo

    sarà pure bello

    però non lo reggo

    perché parlerebbe

    l' uomo che muore

    il che mi farebbe

    male ma il mare

    sciacqua e non parla

    vive e non muore

    dunque non leggo

    ascolto il rumore.

    :-)

    Fonte/i: Vendo Vento
  • Gio
    Lv 7
    9 anni fa

    Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

    e questa siepe, che da tanta parte

    dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

    Ma sedendo e mirando, interminati

    spazi di là da quella, e sovrumani

    silenzi, e profondissima quïete

    io nel pensier mi fingo, ove per poco

    il cor non si spaura. E come il vento

    odo stormir tra queste piante, io quello

    infinito silenzio a questa voce

    vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

    e le morte stagioni, e la presente

    e viva, e il suon di lei. Così tra questa

    immensità s’annega il pensier mio:

    e il naufragar m’è dolce in questo mare.

    ("L'infinito" - Giacomo Leopardi)

  • 4 anni fa

    MI PIACI QUANDO TACI Mi piaci quando taci perché sei come assente, e mi ascolti da lontano, e l. a. mia voce non ti tocca. Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi e che un bacio ti abbia chiuso l. a. bocca. Siccome ogni cosa è piena della mia anima tu emergi dalle cose, piena dell'anima mia. Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima, e assomigli alla parola malinconia. Mi piaci quando taci e sei come distante. Sembri lamentarti, farfalla che tuba. E mi ascolti da lontano e l. a. mia voce non ti giunge: lascia che io taccia con il silenzio tuo. Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio chiaro come una lampada, semplice come un anello. Sei come l. a. notte, silenziosa e stellata. Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice. Mi piaci quando taci perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi morta. Poi basta una parola, un sorriso. E sono felice, felice che non sia vero. PABLO NERUDA Però anke questa mi piace molto: SPLEEN Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte Una luce diurna più triste della notte; Quando l. a. terra è trasformata in umida prigione, Dove come un pipistrello l. a. Speranza Batte contro i muri con l. a. sua timida ala Picchiando l. a. testa sui soffitti marcescenti; Quando l. a. pioggia distendendo le sue mammoth strisce Imita le sbarre di un grande carcere Ed un popolo muto di infami ragni Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli, Improvvisamente delle campane sbattono con furia E lanciano verso il cielo un urlo orrendo Simili a spiriti vaganti senza patria Che si mettono a gemere ostinati E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande Sfilano lentamente nella mia anima vinta; l. a. Speranza Piange e l'atroce angoscia dispotica Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo. CHARLES BAUDELAIRE CIAO ^_^

  • 9 anni fa

    SPLEEN

    Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio

    Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,

    E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte

    Una luce diurna più triste della notte;

    Quando la terra è trasformata in umida prigione,

    Dove come un pipistrello la Speranza

    Batte contro i muri con la sua timida ala

    Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;

    Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce

    Imita le sbarre di un grande carcere

    Ed un popolo muto di infami ragni

    Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

    Improvvisamente delle campane sbattono con furia

    E lanciano verso il cielo un urlo orrendo

    Simili a spiriti vaganti senza patria

    Che si mettono a gemere ostinati

    E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande

    Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza

    Piange e l'atroce angoscia dispotica

    Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.

    CHARLES BAUDELAIRE

    Ciao ^_^

  • Ho sceso, dandoti il braccio di Eugenio Montale

    Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

    E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

    Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

    Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

    Le coincidenze, le prenotazioni,

    le trappole, gli scorni di chi crede

    che la realtà sia quella che si vede.

    Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

    Non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.

    Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

    Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

    erano le tue.

  • Anonimo
    9 anni fa

    ._.

  • ODE AL GIORNO FELICE, PABLO NERUDA.

    Questa volta lasciate che sia felice,

    non è successo nulla a nessuno,

    non sono da nessuna parte,

    succede solo che sono felice

    fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

    Camminando, dormendo o scrivendo,

    che posso farci, sono felice.

    Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,

    sento la pelle come un albero raggrinzito,

    e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,

    il mare come un anello intorno alla mia vita,

    fatta di pane e pietra la terra

    l’aria canta come una chitarra.

    Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,

    tu canti e sei canto.

    Il mondo è oggi la mia anima

    canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,

    lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia

    essere felice,

    essere felice perché sì,

    perché respiro e perché respiri,

    essere felice perché tocco il tuo ginocchio

    ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo

    e la sua freschezza.

    Oggi lasciate che sia felice, io e basta,

    con o senza tutti, essere felice con l’erba

    e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,

    essere felice con te, con la tua bocca,

    essere felice.

    Pablo Neruda

    Fonte/i: Io la trovo spettacolare. esprime proprio la sensazione pura della felicità, della serene spensieratezza :') è la mia poesia preferita.
  • 9 anni fa

    E come potevamo noi cantare

    con il piede straniero sopra il cuore,

    fra i morti abbandonati nelle piazze

    sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

    d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

    della madre che andava incontro al figlio

    crocifisso sul palo del telegrafo?

    Alle fronde dei salici, per voto,

    anche le nostre cetre erano appese,

    oscillavano lievi al triste vento.

    Alle fronde dei Salici ;)

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