Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 9 anni fa

parafrasi e l' analisi del i fiumi ungaretti saba?

datemi presto perfavore

2 risposte

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  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    Il primo tema è il recupero del passato attraverso la memoria e il secondo tema è il ristabilimento di un rapporto di armonia con il creato, che l’esperienza della guerra sembra aver infranto

    Nella prima parte della poesia il poeta descrive sè stesso immerso nella sua condizione esterna, ambientale, presso una dolina. il poeta si riconosce parte dell’universo, cosciente che il suo rammarico è frutto sempre di una disarmonia con il creato. Le acque del fiume lo lavano e lo purificano e gli danno una rara innocente felicità. Il ricordo di questi fiumi affolla la memoria nostalgica dell'uomo, ora che la sua vita è oscura e che sembra una collana di tenebre, perché «le tenebre della notte evocano l’immagine di una vita piena di incognite, racchiusa in un cerchio oscuro di timori e di presagi di morte.Mi tengo a quest'albero spezzato, isolato e abbandonato dal consorzio umano, in questa dolina, che è priva di vitalità come un circo nel momento precedente e successivo allo spettacolo, e osservo le nuvole che passano sulla luna. Questa mattina mi sono disteso sull'acqua, quasi fossi in un'urna, e ho riposato come una reliquia. Le acque dell'Isonzo mi levigavano come se fossi un sasso. Mi sono alzato e me ne sono andato come un acrobata che cammina sull'acqua. Mi sono seduto vicino alle mie vesti sporche per la guerra, e come un beduino mi sono chinato a prendere il sole. Questo fiume è l'Isonzo, e qui meglio ho potuto vivere l'esperienza di sentirmi in comunicazione con la natura, come una docile fibra dell'universo. La mia sofferenza è causata dal non sentirmi in armonia con ciò che mi circonda. Ma quelle mani nascoste nell'Isonzo che mi stringono nell'acqua, mi regalano una felicità che è rara a trovarsi. Ho ritrascorso le età della mia vita. Questi sono i miei fiumi. Questo è un Serchio, al quale hanno attinto forse per duemila anni i miei antenati campagnoli e i miei genitori. Questo è il Nilo, vicino al quale sono nato e cresciuto, inconsapevole del mio destino, trascorrendo la mia fanciullezza nelle estese pianure. Questa è la Senna, e in quella sua acqua fangosa mi sono rimescolato acquisendo la consapevolezza di me stesso. Questi sono i miei fiumi che confluiscono nell'Isonzo, ma che sono distinguibili gli uni dagli altri. Questa è la mia nostalgia, che traspare dal ricordo di ognuno di loro, ora che è notte, e che la mia vita mi sembra un fiore (l'essenza del fiore) circondato dalle tenebre. “ la pioggia nel pineto” - d'annunzio Taci. Entrando nel bosco non odo più suoni umani; ma odo parole insolite pronunciate dalle gocce e foglie che cadono in lontananza. Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove sulle tamerici impregnate di salsedine ed arse dal sole, sui pini dalle scorze ruvide e dalle foglie aghiformi, sui mirti sacri a Venere, sulle ginestre dai gialli fiori raccolti sui ginepri che sono pieni di bacche profumatissime, Piove sui nostri volti divenuti tutt'uno con il bosco piove sulle nostre mani nude, sul nostro corpo, sui nuovi pensieri sbocciati dall'anima rinnovata sull'illusoria favola dell'amore che ieri t'illuse, che oggi m'illude o Ermione. Odi? La pioggia che cade sul fogliame della pineta deserta producendo un crepitio che dura e varia secondo quanto è folto il fogliame. Ascolta. Alla pioggia risponde il canto delle cicale che non è fermato né dalla pioggia né dal colore scuro del cielo. E il pino ha un suono, e il mirto altro suono, e il ginepro altro ancora, e le gocce di pioggia sono come miriadi di dita che fanno suonare diversamente queste piante.

    Un uomo immerso in un fiume: così si presenta Ungaretti. Il bagno nell'Isonzo riporta il poeta a tutti i fiumi della sua vitaSi discute spesso se l'aggettivo abbandonato sia rivolto al poeta o al tronco: preferisco la prima ipotesi, è il poeta che si abbandona al ricordo, alla corrente dei pensieri che dal fiume arriva fin su nel cielo, con quelle nuvole che sfiorano la luna. La metafora del circo è di una eccezionale potenza iconografica e prosegue fino al verso in cui si parla di un acrobata sull'acqua. la parola circo: è l'acqua che circola, così come il tempo che ritorna per fondere il presente ed il passato in un urna d'acqua in cui un vivo sta come una reliquia.

    Nel contempo, in questi primi versi, emerge l'altro tema della poesia: l'armonia con la natura.Poi, come uno sparo, nei versi centrali, esattamente a metà del componimento, arriva la confessione, intima e sofferta: il mio supplizio è quando non mi credo in armonia. In fondo il dolore e la tristezza sono proprio sentimenti legati alla disarmonia: soffre chi si sente tagliato fuori, chi non riesce a coniugare volontà e potere, aspirazioni e realtà.

    La poesia si chiude con il sentimento della nostalgia e con l'immagine di una corolla di tenebre. Forse quella corolla chiusa è tenebrosa è solo un bel fiore, un futuro di petali che deve ancora del tutto sbocciare.

  • 9 anni fa

    Un uomo immerso in un fiume: così si presenta Ungaretti in questa sua celebre poesia. Il bagno nell'Isonzo riporta il poeta a tutti i fiumi della sua vita, dal Serchio, che simboleggia Lucca, città d'origine dei genitori, al Nilo, che rimanda alla città natale, Alessandria d'Egitto, per finire con la Senna, fiume parigino sulle rive del quale trascorse parte della sa giovinezza.

    Eccolo dunque attaccato ad un albero mutilato. Si discute spesso se l'aggettivo abbandonato sia rivolto al poeta o al tronco: preferisco la prima ipotesi, è il poeta che si abbandona al ricordo, alla corrente dei pensieri che dal fiume arriva fin su nel cielo, con quelle nuvole che sfiorano la luna. La metafora del circo è di una eccezionale potenza iconografica e prosegue fino al verso in cui si parla di un acrobata sull'acqua. Vale la pena sottolineare anche il valore della parola circo: è l'acqua che circola, così come il tempo che ritorna per fondere il presente ed il passato in un urna d'acqua in cui un vivo sta come una reliquia.

    Nel contempo, in questi primi versi, emerge l'altro tema della poesia: l'armonia con la natura. Ed ecco il fiume che sfiora il corpo del poeta quasi a levigarlo come se fosse un sasso, ed ecco il riconoscersi come fragile fibra dell'universo. Poi, come uno sparo, nei versi centrali, esattamente a metà del componimento, arriva la confessione, intima e sofferta: il mio supplizio è quando non mi credo in armonia. In fondo il dolore e la tristezza sono proprio sentimenti legati alla disarmonia: soffre chi si sente tagliato fuori, chi non riesce a coniugare volontà e potere, aspirazioni e realtà. E' un dolore privato, che lascia soli, testimoniato dall'aggettivo mio, riferito al supplizio.

    In questa circostanza il poeta però non è solo: il fiume lo stringe in un abbraccio e gli regala la rara felicità, l'armonia con la natura. Proprio dentro questo avviluppamento armonico, Ungaretti ripercorre tutto lo scorrere dei sui anni, in un flusso in cui il passato diviene presente: e l'Isonzo diventa tutti i fiumi, quelli di paese, quelli d'Egitto, quelli di Parigi, tutti i fiumi sono questo fiume.

    La poesia si chiude con il sentimento della nostalgia e con l'immagine di una corolla di tenebre: dopo tanta acqua, un fiore nero, oscuro ma vitale, qualcosa di vago e indefinito che non si può dire e nemmeno contare, a differenza dei fiumi contati nell'Isonzo. Forse quella corolla chiusa è tenebrosa è solo un bel fiore, un futuro di petali che deve ancora del tutto sbocciare.

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