Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 9 anni fa

Chi mi puo fare la parafrasi dell'ulisse di dante?

2 risposte

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  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    il canto si apre con una severa invettiva contro firenze perché dante trovò 5 suoi compaesani nella bolgia dei ladri. dante giunge all' ottava bolgia e lo spettacolo che gli si presenta davanti lo lascia sbigottito, la bolgia è infatti completamente costernata di fuochi. dante usa una metafora per descriverci ciò che vede: quando il contadino che si riposa su un colle in una sera d' estate guarda il terreno dove vendemmia e ara e lo vede pieno di lucciole, così si presentava la bolgia. spiega inoltre che all' interno dei fuochi si trovano i consiglieri fraudolenti e ,paragonandoli all? episodio di eliseo (chiamato colui che si vengiò con gli orsi da un' altro episodio che lo vede vendicarsi con dei ragazzi che lo prendevano in giro per la sua calvizia facendoli divorare da degli orsi) che nel momento in cui il carro degli angeli portò elia in cielo lui riuscì a vederne solo una fiammella in lontananza di cui non si vedeva cosa ci fosse all' interno, così anche i fuochi dei consiglieri fraudolenti nascondono il loro contenuto per contrapasso (così come in vita agirono quasi di nascosto...). dante è subito attirato da una fiamma più grande delle altre e inoltre biforcuta come la fiamma della pira di polinice e eteocle (che si uccisero tra di loro e vennero arsi insieme nella stessa pira ma il loro odio portò le fiamme a dividersi). virgilio risponde che si tratta di ulisse e di diomede messi nello stesso fuoco perché insieme pianificarono l' inganno del cavallo. dante naturalmente chiede se può parlarci ma virgilio spiega che sia meglio che ci parli lui stesso (chiaro riferimento a virgilio come "punto di mezzo" tra letteratura antica e medievale). alla richiesta di raccontare la propria vita risponde subito la più grande delle fiamme e muovendosi come se fosse una lingua dice: "dopo essere fuggito da gaeta, prima che enea la chiamasse così, ne la dolcezza di mio figlio, ne la pietà di mio padre, ne l' amore che avrei dovuto dare a penelope riuscirono a fermarmi nel ripartire per scoprire i vizi e le virtù dell' uomo (l' unica cosa che spinge ulisse a ripartire e solo la voglia di sapere), e presa la compagnia piccola che già mi aveva accompagnato nelle mie avventure ( qui dante sbaglia perché ulisse torna dal suo viaggio da solo) e dopo aver visto il marocco, la sardegna e la spagna giungemmo alle colonne d' ercole (insuperabili a quel tempo, "non plus ultra") e per convincere i miei compagni ormai vecchi dissi:" ora che siamo giunti qui considerate la vostra origine umana: non venimmo fatti per vivere come bestie ma per seguire virtù e conoscenza" così facemmo dei nostri remi le ali al folle volo. dopo 5 mesi in mare giungemmo a vedere davanti a noi una montagna che paragonata alla nostra distanza da essa era tanto grande quanto non ne avevo mai visto (si tratta della montagna del purgatorio che la geografia del tempo metteva esattamente dall'altra parte del mondo). ma la nostra felicità si trasformò in disperazione quando vedemmo nascere da quella montagna un forte vento che girò la nostra nave tre volte e alla quarta vedemmo il mare sopra di noi. dio punisce ulisse perché tento di avvicinarsi alla sapienza assoluta che , secondo la visione teocentrica dell' epoca, era unica a dio e il tentare di raggiungerla era sinonimo di superbia.

    spero ti sia utile XD

    Fonte/i: ho fatto l'interrogazione 5 giorni fa XD
  • Anonimo
    9 anni fa

    Il lembo più grande della fiamma cominciò allora a vibrare ed a oscillare emettendo mormorii umani, come il fuoco agitato dal vento; poi, piegando l’estremità qua e là, come una lingua impegnata nella parola, emise la voce così parlando : “Quando ripartii dall’isola della maga Circe, che mi tenne là a Gaeta per più di un anno, prima che Enea chiamasse così quel luogo, né la dolcezza che provavo per mio figlio, né la pietà che avevo per il mio vecchio padre, né il dovuto amore per Penelope che mi ha aspettato per tutti questi anni poterono vincere l’ardore che avevo dentro di me per scoprire il mondo ed i vizi e le virtù umane, perciò mi imbarcai con una barchetta e con quella piccola compagnia che non mi abbandono mai. E tra una spiaggia e l’altra io vidi la Spagna ed il Marocco, la Sardegna e tutte le altre isole che sono bagnate dal Mar Mediterraneo. Io e i miei compagni eravamo vecchi e stanchi, quando finalmente arrivammo allo Stretto di Gibilterra, dove si dice che Ercole abbia messo delle colonne per segnare i confini del mondo, per fare in modo che nessun uomo andasse oltre: e a destra vidi Siviglia, mentre a sinistra avevo già scorto Ceula. “o fratelli” dissi ai miei compagni “voi che con moltissimi pericoli avete raggiunto i confini occidentali del mondo, a questa breve veglia dei nostri sensi che ci rimane, non vogliate rifiutare questa esperienza, che faremo seguendo il corso del sole, nel mondo senza gente. Considerate la vostra origine: voi non siete nati per vivere come animali ma per seguire il bene e la conoscenza.” Io aguzzai il desiderio di viaggiare dei miei compagni con questo piccolo discorso, ma a stento poi sarei riuscito a trattenerli; osì rivolta la poppa della nave ad est, trasformammo i nostri remi in ali per il folle volo, continuando ad avanzare verso sinistra.

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