Mi aiutate per una ricerca di chimica?

Salve a tutti, vi volevo chiedere se mi potevate dire i vari tipi di fiamma del becco bunsen e per che cosa vengono utilizzati, ho cercato su wikipedia, ma non spiega un gran che, vorrei spiegazioni semplici e chiare :)

vi ringrazio in anticipo :)

10 punti al milgiore :D

1 risposta

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  • Anonimo
    9 anni fa
    Risposta preferita

    Il becco Bunsen.Quando si pensa ad un laboratorio di Chimica i primi oggetti che vengono in mente sono la provetta e il becco Bunsen. Quest’ultimo è un fornellino a gas costituito da un cannello verticale dove passa il gas, che si incendia grazie all’aria (all’ossigeno in essa contenuto) che trova all’uscita; grazie ad un foro regolabile dal basso, però, l’aria può entrare in quantità maggiore, determinando le varianti che ora andiamo a descrivere. Ciò che accade quando il gas e l’ossigeno danno luogo alla fiamma è una reazione chimica perché le due sostanze ora citate sono coinvolte in una trasformazione con la produzione di altre sostanze.Infatti la definizione di chimica si può così sintetizzare:la scienza che studia le sostanze e le loro trasformazioni.Al becco Bunsen quindi, “accendendo il gas”, avviene una reazione chimica, anzi ne avvengono tre diverse a seconda della quantità di ossigeno che forniamo.1^ posizione:La prima reazione che avviene, in assenza di aria che sale dal basso cioè a foro chiuso, si può così rappresentare: CH4 + O2 → C + 2H2O La rappresentazione simbolica di una reazione chimica (reale) si chiama equazione chimica perché come nella matematica c’è una parte sinistra e una destra che si equivalgono, in questo caso nel numero di atomi totale di ogni elemento a sinistra e a destra della freccia. Ognuna di queste formule (CH4, O2, C, H2O) è la rappresentazione simbolica di una sostanza (reale), la freccia è la rappresentazione simbolica della reazione, tutto insieme è l’equazione chimica. La presenza del C (carbonio) prodotto si può facilmente rilevare ponendo una provetta sulla fiamma e verificando la deposizione di una sostanza nera (carbonio) su di essa.La fiamma inoltre si presenta luminosa, giallognola, oscillante e poco rumorosa, segni quest’ultimi di una quantità di calore prodotta modesta, mentre la luminosità è attribuibile alle particelle di carbonio in essa disperse. 2^ posizione:Aprendo leggermente l’aria dal basso fino a scomparsa della luminosità e formazione di una fiamma bluastra omogenea, più rigida e rumorosa, la reazione che avviene è diversa e si può così rappresentare: CH4 + 3/2 O2 → CO + 2H2O I reagenti come vediamo sono gli stessi di prima, metano(CH4) e ossigeno (O2), ma la quantità di ossigeno è aumentata del 50% (da 1 02 a 3/2 O2 ) e ciò provoca la formazione di prodotti in parte diversi (CO al posto di C). Ponendo la provetta sulla fiamma, infatti, questa non si annerisce più, segno palese che non si forma più il carbonio. Il CO, denominato monossido di carbonio, è un gas incolore, inodore e anche velenoso ( perché si lega all’emoglobina al posto dell’ossigeno e quindi nelle cellule non può avvenire la reazione di combustione del glucosio che fornisce l’energia per la sopravvivenza delle cellule stesse e quindi degli organismi animali ).La fiamma è più rigida e calorica rispetto a quella della posizione precedente.3^ posizione: Forniamo ancora più aria fino al massimo possibile e vediamo che la fiamma si divide in due parti, un cono bluastro interno ed un mantello esterno leggermente violaceo, il rumore aumenta e quindi anche la quantità di calore, infatti la temperatura può giungere fino a circa 1200-1400°C.L’equazione che rappresenta la nuova reazione è la seguente: CH4 + 2O2 → CO2 + 2H2OLa stessa molecola di metano reagisce questa volta con 2O2, cioè il 100% in più rispetto alla prima reazione e la conseguenza è il formarsi di una molecola ancora diversa, la CO2, denominata bi-ossido di carbonio, o tradizionalmente anidride carbonica, un gas sempre incolore e inodore, ma non velenoso come il precedente, anche se una sua elevata concentrazione nell’atmosfera è causa del noto effetto serra.Se poniamo una provetta su questa fiamma ovviamente non si annerisce, mentre se ci mettiamo quella già annerita, pian piano si schiarisce perché il carbonio su questa depositato reagisce con l’ossigeno trasformandosi in anidride carbonica: C + O2 → CO2 Nota storica: Il becco Bunsen prende il nome da Robert Bunsen un chimico tedesco dell’ottocento (1811-1899), il cui assistente di laboratorio Peter Desdega perfezionò un progetto precedente di Michael Faraday. Bunsen, applicando la fiamma al riscaldamento dei metalli e facendo scomporre la luce risultante con un prisma in un apparecchio chiamato spettroscopio, insieme al fisico tedesco Kirchhoff (1824-1887), si rese conto che ogni metallo produceva una serie di righe diverse variamente colorate, intervallate da righe nere, originali e specifiche.Fu in questo modo che nel 1860 i due scoprirono un metallo nuovo che chiamarono cesio (da una parola latina che significa azzurro) a causa della colorazione della riga principale del suo spettro.Nel 1861 scoprirono ancora un altro elemento e lo chiamarono rubidio (rosso) sempre per via della riga colorata principale che lo caratterizzava.Lo spettroscopio fu poi adoperato per lo studio della luce che veniva dal sole e dalle stelle con risultati di formidabile rilevanza.

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