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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 8 anni fa

Il Peso Della Farfalla... mi aiutate?

Ho letto questo libro, e domani ho un'interrogazione con il professore, ad essere sincera non ho capito molto di questo libro... tantissime metafore, e discorsi complessi. Non sono riuscita a cogliere il senso del libro, e il legame che vi è tra il bracconiere e il camoscio... in più il ''peso'' inesistente della farfalla!

mi aiutate a capire il senso e la storia di questo libro? °-° grazie in anticipo...

1 risposta

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  • 8 anni fa
    Risposta preferita

    Ciao ciao

    Un camoscio ha perso tutto, sua madre è stata uccisa da un cacciatore ed ora lui vorrebbe rivendicare questa perdita che ha dovuto subire, ma è diventato il re dei camosci e deve gestire il suo branco, evitare spargimenti di sangue, prendersi cura delle femmine.

    L’uomo lascia il suo odore forte, la sua impronta, si fa percepire, si può sentire persino il suo rumore, nonostante si muova con discrezione ed eviti qualsiasi gesto brusco. L’uomo, il ladro di bestiame, in fondo non è cattivo, e quando deve uccidere lo fa con un sol colpo, non lascia che l’animale si trascini ferito. E capisce quando bisogna fermarsi.

    Il re dei camosci e l’uomo non sono poi così diversi l’uno dall’altra, tutti e due anziani hanno bisogno di una storia da raccontare, non riescono a farsi da parte, devono combattere fino all’ultimo ed affrontare la propria solitudine, anche quando tutto sembra volgere alla fine. Nel duello finale c’è lealtà, tristezza, dolore e l’immagine di tutta la vita che scorre davanti.

    Il romanzo “Il peso della farfalla” dello scrittore partenopeo Erri De Luca, può sembrare una favola, forse per i personaggi che sono chiamati ad agire in questo racconto, ma in fondo non lo è, è una storia autentica, densa di significato che sembra ritrarre l’anima dell’uomo, ma anche quella del camoscio.

    In un territorio suggestivo, calpestando foglie e guardando oltre la luce che filtra dai rami, viene descritta, egregiamente, la vita del branco e quella degli uomini, che tendono a volte ad assomigliarsi, nonostante la distanza abissale tra le due realtà.

    Ma farfalla che ruolo ha, cosa c’entra? Vi starete chiedendo! Lei è la terza anima di questa storia, quella che se ne sta più in disparte. Lei ha un peso inesistente, soprattutto su un corpo possente come quello del camoscio, eppure riesce a lasciare un segno, la sua impronta, il suo passaggio, dando un significato a ciò che tocca. Così da terzo incomodo, la farfalla diventa il fulcro del racconto, l’approccio giusto per comprendere il significato di questo libro.

    Perché l’esistenza tende ad aggrovigliare i suoi fili, fino a che non si distingue più la fine e l’inizio, fino a che un corpo ed un altro, da separati che erano in partenza, diventano un’unica cosa, indistinguibili. E’ forse questo il senso delle relazioni?

    Altra fonte:

    Il peso della farfalla sembra una contraddizione, perché le farfalle sono leggere e silenziose, evocano immagini di leggiadra inconsistenza, di colori sgargianti, di un tempo effimero che fugge via in un istante, senza fragore.

    Eppure la farfalla di De Luca, che svolazza intorno all’uomo e finisce sempre per posarsi sul corno di un camoscio, si trascina il peso e i molteplici significati dell’esistenza, quella del re dei camosci giunto ormai alla fine del suo regno, quella dell’anziano bracconiere di montagna che si è ritirato dagli uomini per andare in cerca del suo ultimo trofeo.

    Sta tutto qui il significato denso della storia, semplice e netta, dove le regole degli uomini e i loro affanni sono spazzati via dal vento che infuria negli inverni di montagna, soffocati dalla neve che tutto ricopre con il suo magnifico silenzio.

    La storia di una sfida che dura da anni, tra il re dei camosci cresciuto senza regole e divenuto re in un giorno, e il cacciatore di frodo che vive ormai in cima al bosco, in compagnia di una solitudine aspra.

    Un duello, dunque, tra la bestia e l’uomo, tra l’istinto e la ragione, il cui finale appare scontato. L’uomo ha il fucile, arma micidiale che ha ucciso più di trecento camosci e stambecchi, il camoscio ha soltanto il suo fiuto e l’aria di novembre, che denuncia l’uomo a tutta la montagna, i suoi zoccoli, come le quattro dita di un violinista, giocolieri in salita e acrobati in discesa, quattro assi in tasca a un baro, che gli consentono quello che l’uomo non può.

    Ma nulla è scontato in questo duello, metafora della vita, raccontato come il volo di una farfalla che disegna nell’aria angoli spezzettati, spostando continuamente il centro.......

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