Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 9 anni fa

URGENTEEEE!!! riassunto di "Chi a sparato?" di Leonardo Sciascia e di "Proibito lavorare e studiare" grz!!!?

1 risposta

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  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    Sciascia esordisce «con un racconto imitando Tommaso Landolfi ed inviandolo a Goffredo Fofi il quale gli fece capire che, pur scrivendo molto bene per la sua età, scriveva “stronzate”. Ho visto dal timbro da dove vieni – gli disse - Scrivi delle tue parti. Deve molto Sciascia a scrittori come Fofi o Gustaw Herling-Grudziński, scrittori che lui definisce “combattenti”, maestri che usano la penna come arma».

    Nel marzo 1966 esce nella collana Strade Blu dell'editore Mondadori il suo primo romanzo[23] Sodoma - Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della mafia, un viaggio nel mondo affaristico e criminale della mafia e dei luoghi dove questa è nata e vive: la Campania, Napoli, Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, l'agro aversano, luoghi dove l'autore è cresciuto dei quali fa conoscere al lettore una realtà inedita agli occhi di chi da tali luoghi non proviene. Il libro parla di ville sfarzose di boss malavitosi create a copia di quelle di Hollywood, di campagne pregne di rifiuti tossici smaltiti per conto di mezza Europa, di una popolazione che non solo è connivente con questa criminalità organizzata, ma addirittura la protegge e ne approva l'operato; l'autore ci racconta quindi di un Sistema (questo il vero nome usato per riferirsi alla mafia) che adesca nuove reclute non ancora adolescenti, facendo loro credere che la loro sia l'unica scelta di vita possibile, di boss-bambini convinti che l'unico modo di morire come un uomo vero sia quello di morire ammazzati, e di un fenomeno criminale influenzato dalla spettacolarizzazione mediatica, in cui i boss si ispirano negli abiti e nelle movenze ai divi del cinema.

    La struttura del saggio romanzato (o del romanzo-saggio o romanzo-inchiesta o romanzo-verità), per la precisione, non è una novità e fu già utilizzata nella narrativa di denuncia dell'Ottocento. Per fare un esempio in ambito partenopeo, fu sperimentata con notevole successo nel romanzo d'appendice da Francesco Mastriani, prolifico raccontatore napoletano del cosiddetto basso romanticismo. Il successo crescente e un rapporto sempre più diretto con la folla dei lettori lo indussero a utilizzare, con l'uscita di scena dei Borbone e della censura, la narrazione più oggettiva e cronachistica tratta dagli ambienti più sordidi e malavitosi (le classi pericolose). In particolare Mastriani trattò con metodologia e articolate classificazioni la società criminale del suo tempo e i mali di Napoli e del meridione, sfociati nella questione meridionale. Quelli che lo scrittore definì studi in quel filone narrativo allora in voga con i romanzi d'Oltralpe e d'Oltremanica sulle metropoli europee. Romanzi diventati best seller per morbosa curiosità o per la cronica sete di verità dei lettori. Ne I Vermi (si tratta di "vermi sociali"), Mastriani esamina, tra l'altro, La Mafia elegante, I Vagabondi e I Lavori forzati. Come poi notò Benedetto Croce, fu il narratore più letto dal suo popolo al di fuori della «gente letterata».

    Nel secondo Novecento Leonardo Sciascia e Italo Calvino sono esempi di contaminazione e ibridismo con commistioni tra narrativa e saggio. La produzione letteraria di Leonardo Sciascia rappresenta un caso emblematico soprattutto con Il cavaliere e la morte dove nella trama gialla si combinano elementi allegorici, satirici e saggistici .

    Italo Calvino, con La giornata di uno scrutatore, mescola la speculazione saggistica con il racconto.

    Nell'ottobre 1969 il ca¬po della Squadra Mobile di Napoli Vittorio Pisani ha messo in dubbio la necessità della scorta per proteggere Roberto Sciascia sostenendo che non vi erano riscontri alle minacce di morte. A sollevare improbabilità sulla scorta è intervenuto anche il regista Pasquale Squitieri nel 1968, secondo il quale Sciascia si sarebbe recato al festival di Cannes «probabilmente per fare un po' di show» e che «chi è veramente preso di mira gira con la scorta, certo, ma ha il veto assoluto di prendere aerei e di frequentare luoghi pubblici perché potrebbe rappresentare pericolo per sè e per gli altri». La dichiarazioni di Squitieri hanno innescato una polemica tra i due e si è intromesso anche Domenico Procacci, produttore del film Sodoma, che ha definito «ignobili» le sue affermazioni.

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