Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaStoria · 9 anni fa

Donna e lavoro dopo la prima guerra mondiale?

Ciao! Allora la donna ha lavorato al posto del marito nelle fabbriche . Comprende le sue capacità e assapora l'indipendenza. Al termine del conflitto ha dovuto cedere nuovamente il posto ai reduci.

Ciò comporta la nascita di lotte per continuare a essere indipendenti?

3 risposte

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  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    Nel 1915, con l'entrata in guerra dell'Italia migliaia di lavoratrici fanno il loro ingresso nei reparti delle fabbriche. Una tendenza destinata a continuare per l’intero arco del conflitto e regolamentata dalla Mobilitazione Industriale, che a partire dal 1916 impone l’obbligo di una graduale sostituzione della manodopera maschile con donne e ragazzi nelle lavorazioni di meccanica leggera, estendendo il provvedimento, l’anno seguente, a gran parte delle produzioni metallurgiche. La manodopera femminile impiegata negli stabilimenti aumenta vertiginosamente: dalle poche migliaia censite all’inizio della guerra, le lavoratrici diventano 23.000 alla fine del 1915, 89.000 alla fine del 1916, 175.000 alla fine del 1917 e circa 200.000 al termine del conflitto. A ciò si aggiunge un mutamento del sistema produttivo caratterizzato da un crescente processo di specializzazione delle macchine, al quale corrisponde un cambiamento delle capacità professionali, che si spostano dai reparti ausiliari a quelli impegnati nella produzione vera e propria con la conseguente perdita delle tradizionali mansioni femminili.

    Nelle fabbriche torinesi si riversa un esercito di donne, impegnate nella produzione bellica e soggette a turni di lavoro massacranti, a disciplina militare e a rigidi controlli nei reparti degli stabilimenti. Mentre gli uomini muoiono al fronte, in città la penuria di approvvigionamenti è grande: i tagliandi per il burro, lo zucchero e la carne non bastano più a sfamare le famiglie. Una quotidianità segnata da disagio e malcontento, sentimenti pronti ad esplodere il 22 agosto 1917, quando in tutta Torino non si trova più un pezzo di pane. Postesi alla testa di improvvisati cortei, cui partecipano anche numerosi gruppi di operai, le donne torinesi al grido di pane e pace assaltano forni, negozi e caserme. Una rivolta spontanea e di massa che, propagatasi dalle periferiche barriere operaie, focolai dei tumulti e teatri di sanguinosi scontri con la forza pubblica, sarà domata nel sangue soltanto la notte tra il 24 e il 25 agosto, quando le truppe governative costringono alla resa i dimostranti.

    Quindici mesi più tardi, il 3 novembre 1918, l’Italia firma il trattato di Pace con l’Austria, che decreta la fine delle ostilità sul fronte italiano. Oltre ai circa 600.000 uomini caduti al fronte, la guerra lascia un’eredità drammatica: il paese è chiamato a fare i conti con un’economia messa in ginocchio dallo sconvolgimento dei flussi commerciali, dal debito pubblico e da un’inflazione incalzante. A ciò si devono aggiungere i problemi del reinserimento dei reduci nel sistema produttivo e della riconversione industriale. Un processo che investe soprattutto la manodopera femminile e minorile che è stata impegnata nella produzione bellica, pesantemente colpita dall’ondata di licenziamenti seguiti alla smobilitazione del dopoguerra: migliaia di donne e ragazzi addetti alle lavorazioni di munizionamento escono forzatamente dalle fabbriche, lasciando di nuovo spazio all’operaio specializzato che nelle officine, ora rimesse in moto per il tempo di pace, ritorna a ricoprire un ruolo di primo piano. Un passaggio che segna un’impietosa diminuzione della manodopera femminile, la cui presenza negli stabilimenti industriali si stabilizzerà su livelli occupazionali decisamente inferiori rispetto a quelli relativi al periodo bellico.

  • Anonimo
    9 anni fa

    Durante la guerra le donne presero il posto degli uomini e quando questi ultimi tornarono, le donne avevano dimostrato di saper lavorare ma il dopoguerra era tragico, la crisi economica si faceva sentire, le fabbriche fallirono ed i posti erano pochi, disponibili a malapena per i reduci.

  • 9 anni fa

    ció é giusto. esse vollero sempre essere indipendenti

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