Quando un giornale non viene letto da nessuno o quasi, e va verso il fallimento, cosa fare?

Mantenerlo in vita per salvaguardare il pluralismo dell'informazione o lasciarlo semplicemente al proprio destino?

E' il caso de "il Futurista" rivista vicina alle posizioni di Gianfranco Fini la cui fine è quasi certa, salvo interventi miracolosi, servirebbero 100mila € per salvarlo.

Anche il Manifesto si trova in cattive acque e sembra andare nella stessa direzione.

Il Fatto Quotidiano, sopravvive bene senza finanziamenti pubblici, si finanzia dalle vendite e con spazi pubblicitari, il fuoriuscito Luca Telese si appresta a fondare un nuovo quotidiano "Pubblico", non glielo auguro ma credo che farà la stessa fine del "Futurista".

Aggiornamento:

Poi vista la corposa presenza dei suoi sostenitori, come non citare il giornale di Lotta Comunista anche questo autofinanziato dalle vendite e dagli iscritti.

Aggiornamento 2:

@Ferruccio Menziono il giornale di LC in quanto esempio positivo.

Non credo che il Fatto sia libero ed indipendente, prima di tutto perché non è umanamente possibile e forse neanche richiesto e poi perché nasce in un ottica anti-berlusconi e perché bene o male ha deciso di sposare la causa di un partito politico, prima l'IdV e ora il 5stelle.

Per quanto riguarda il presunto pluralismo dell'informazione, è sempre stato in balia degli scontri tra poteri e in Italia mai come negli ultimi anni lo abbiamo potuto notare, come dicevi tu, lo scontro tra Libero e Repubblica era ovvio che fosse una lotta tra Berlusconi e DeBenedetti così come quando le testate della Newscorp di Murdoch attaccarono Berlusconi, il tutto era dovuto a vecchie e nuove ruggini tra i due tycoon.

11 risposte

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  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    Tu menzioni il giornale Lotta Comunista accanto ad altre testate moribonde e tenute in vita artificiosamente: AH, insana mente! :)

    Per il resto è tutto corretto.

    Sì, sono del parere che un giornale, a prescindere dal fatto che venga letto o no, deve camminare sulle proprie gambe.

    Il pluralismo dell'informazione. Giusta, giustissima obiezione.

    In realtà si tratta di pluralismo inteso come espressione della pluralità degli interessi dei gruppi economici, proprietari dei mezzi di informazione.

    E' questo il nodo da sciogliere.

    A prima vista, valga come esempio, il Giornale adulava Berlusconi. Ma non passava giorno, mese, legislatura in Repubblica non lo sputtanàsse.

    Giornali diversi, punti di vista diversi, libertà d'espressione/informazione?

    Niente affatto, perchè se vai a vedere in cima al monte si fronteggiavano Berlusconi da un capo e De Benedetti dall'altro: gli stessi proprietari dei diversi editori. Rivali, in lotta tra loro. E questa era la pluralità.

    Quando gli stessi padroni borghesi riconoscono e parlano schiettamente, altro esempio, di Corriere della Sera come "espressione della borghesia milanese", che cosa credi che vogliano dire?

    Il Fatto Quotidiano che sopravvive grazie agli inserzionisti: come credi che possa essere un giornale effettivavente libero e indipendente?

    E la stessa direzione seguirà il quotidiano "Pubblico" del caso.

    Come ha scritto Giorgio Bocca, furoreggiato paladino della libera informazione da parte della sinistra, ironizzando sulla visione romantica del giornalista: "La verità è che ero il giornalista di Enrico Mattei, del potentissimo Eni con cui i "padroni del vapore" dovevano fare i conti. (Repubblica 25/12/2011)

  • 9 anni fa

    deve ovviamente chiudere.

    Astaroth: sei male, ma molto molto male informato, Lotta Comunista è da sempre autofinanziato!

    nemmeno li vorrei i soldi dello stato, ci mancherebbe altro!

    sono 50 anni che esiste, leggilo e poi criticalo pure.

  • 9 anni fa

    Mi sembra ovvio : " Al suo destino ".

    Non trovo differenza tra un giornale ed una qualsiasi altra azienda, edile, chimica, metalmeccanica, navale, manifatturiera, tutte hanno operai ed impiegati con famiglie annesse.

    La Merloni in Umbria ha chiuso, praticamente, con 2.000 addetti senza lavoro, quello che è stato fatto per salvare lei va fatto per il " Futurista " e gli altri.

    Non parliamo di pluralità dell' informazione ( in caso della DISINFORMAZIONE ) ognuno La racconta secondo i propri interessi, forse pensando che il cittadino compri tre copie di giornali diversi.

    Mi chiedo inoltre quante testate giornalistiche visiano negli altri paesi, rispetto all' Italia, solo di quotidiani sportivi ne abbiamo TRE, quelli che si fanno i ka....i degli altri non si contano, ma basta di farlo con i soldi nostri.

    Se sei bravo vendi altrimenti cambi mestiere, caro editore, come tutti !

  • 9 anni fa

    Ecc, ecc...

    @Astaroth, o sei un provocatore o un emerito ignorante, Lotta comunista si autofinanzia ci mancherebbe che lo Stato borghese finanziasse un dichiarato suo nemico!!!

    Amen.

    NB: Si capisce che non l' hai mai letto.

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  • Veramente tutti i quotidiani di partito vengono finanziati pubblicamente, compreso "Lotta Comunista".

    Il fatto Quotidiano, poi, è una S.p.A. (come Mediaset) anche se ha rifiutato il contributo pubblico all'editoria.

    Detto questo è ovvio che un giornale che non vende non avrebbe ragione di esistere, però è anche vero che non si può delegare l'informazione alla quantità di scoop e storie strappacuore che riescono a estrapolare dalla realtà per vendere copie...

    REPRISE: Mea culpa, in questa domanda ho confuso "Lotta Comunista" con "Liberazione", che versa in cattive acque a quanto ricordo. Ho fatto confusione, scusatemi.

  • Anonimo
    9 anni fa

    se tieni conto che oggi esiste anche internet...

    chi stampa un giornale senza venderlo dovrebbe darsi alla stampa della carta igienica... avrebbe sicuramente maggior successo !!!

    io la repubblica e il corriere non li comprerei neppure sotto tortura... ma per la carta igienica con su scritto "la repubblica" pagherei anche 50 cent in + a rotolo !!!

  • 9 anni fa

    Un giornale che non vende, deve fallire..........la pluralità d'informazione ne avrebbe sicuramete dei vantaggi ad essersi liberata di un giornale che andava avanti solo con sussidi di Stato.

    Comunque non solo molto d'accordo con l'analisi di Enrico VII.

    Il fallimento di un giornale non ha lo stesso impatto sociale del fallimento di una grande industria manifatturiera.

    Se lo Stato non deve intervenire per salvarla, lasciandola fallire..........deve comunque cercare di dare un'alternativa ai lavoratori rimasti disoccupati.........è un dovere dello Stato verso i suoi cittadini.

  • 9 anni fa

    Giusto che chiuda. O che si ridimensioni. Sbagliato porre a carico della collettività aziende in fallimento perchè significa ridurre la ricchezza di tutti e alterare la concorrenza.

  • uno dei tanti furti del governo berlusconi è stata la gestione e la regolamentazione dei fondi e delle leggi per l'editoria.

    essendo lui il primo editore privato italiano,controllore diretto e indiretto anche della pubblicità,sotto il suo governo ha dato soldi a pioggia per qualsiasi tipo di pubblicazione che rientrasse nelle logiche del suo potere.

    è stato uno dei piu grandi modi di rubare in parecchi ministeri in questi anni.

    la pubblicazione italiana che gode di fondi pubblici e non vende niente è sterminata.

    pensiamo solo all'avanti o all'opinione delle libertà.

    ma anche i giornali maggiori come libero senza fondi hanno solo debiti.

    li manteniamo noi insomma come sempre.

    menomale che da qualche anno la gente si è svegliata,a forzieri svuotati.

  • Se non ce ne fossero sarebbe meglio, disinformano.

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