La personalità è una limitazione di libertà?

Mi spiego. Se consideriamo la nostra natura essenziale come ciò che in realtà si è (non riesco a esprimere il concetto se non per tautologia), allora la personalità che acquistiamo nel corso della vita è semplicemente la somma dei nostri atti.

Non è forse la personalità una lente deformante del mondo? In una persona dominata dalla personalità, le pretese intuizioni non sono altro che manifestazioni dei suoi giudizi, e nulla di più?

Secondo la psicologia orientale la personalità si sviluppa allo scopo di proteggere e difendere l'essenza dai danni del mondo materiale.

So anche secondo molti psicologi la personalità "difende" sè stessa e "si nasconde" attraverso i cosiddetti meccanismi di difesa. Tali meccanismi appianano le differenze fra il mondo oggettivo e il nostro punto di vista, escludendoci dalla vera consapevolezza. E, Goya mi perdoni, il sonno della Coscienza genera mostri.

Riassumendo il concetto: la personalità è come un paio di occhiali con lenti colorate. Ognuno vede il mondo secondo il proprio colore. Solo vincendo i nostri meccanismi di difesa e riuscendo a "togliere gli occhiali" si potrà guardare liberamente e incondizionatamente al mondo.

Siete d'accordo? Avete fatto studi a proposito?

Spero questa domanda, così come quelle un o' impegnative, non cada nel vuoto (:

Aggiornamento:

Beyond the sea: ottima risposta dal punto di vista filosofico, ma considero la psicologia un po' più adatta ad affrontare il tema in questo caso. Solo per questioni di concretezza.

Credo che la "vernice" del noumeno, cioè il mondo cognitivo individuale (da cui gli animali son esclusi), sia svelabile non nella sua Verità (da cui siamo estromessi) ma nella sua Coerenza.

Esempio: passo anni di università per diventare notaio. -"Illuminazione o risveglio o nonsocomelasipossachiamare"- Capisco che ho fatto tanti sforzi per la mia vanità e per apparire...Nemmeno mi piace Legge.

Il fenomeno non cambia, il noumeno è particamente intonso e non sfiorato, il cane sente ancora gli ultrasuoni e anche la mosca sta bene. Però qualcosa è cambiato. Ho visto la differenza fra ciò che ho fatto e ciò che sono. Non ho la verità ma il mio processo cognitivo ha assunto coerenza, e vedo che tutte le scelte della mia vita hanno seguito la stessa dinamica.

Vedo la mia personalità dall&

Aggiornamento 2:

esterno, e quindi ho il potere di non ricadere nello stesso meccanismo. Ed è questa forse l'unica realtà in cui l'uomo può aspirare a vivere.

4 risposte

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  • 8 anni fa
    Risposta preferita

    La metafora degli occhiali è calzante. Tuttavia non esiste una metafora perfetta per spiegare il concetto di cio che accade realmente.

    Seguendo la metafora, ognuno ha gli occhiali colorati del colore necessario per vedere il mondo come lo deve vedere affinchè sia preparato un giorno per poter vedere il mondo senza occhiali.

    La personalità si dissolverà naturalmente una volta raggiunto l'apice della consapevolezza.

    Fino a quel momento la personalità è necessaria per tutti i motivi che hai elencato.

    Tutti sentiamo che dovremmo abbnadonare tutto se vogliamo raggiungere quello stato in cui siamo pura consapevolezza influenzati solo dalla natura umana. Fino al giorno in cui abbandoneremo anche quella.

    Proprio per questo, per abbandonare tutto occorre avere qualcosa da abbandonare. Per togliersi gli occhiali occorre indiscutibilmente avere gli occhiali.

    Giustamente il sonno della coscienza genera mostri se non si è preparati.

    -----------

    Rispetto all'esempio che hai aggiunto, conferma quanto ho cercato di esprimere. Che la vita nella sua sofferenza ci spinge a prendere delle decisioni, a fare delle scelte che inevitabilmente ci cambiano. Possono cambiarci poco o molto. Questo dipende da noi, da quando siamo intelligenti, svegli, saggi, consapevoli, percettivi ma anche temerari, audaci, passionali, empatici ecc...

    Tutto è come la goccia che inevitabilmente arriverà al mare. Farà prima se è caduta vicino al mare, impiegherà più tempo se cade più lontana. Ma durante tutto il suo tragitto accumulerà altre gocce, supererà tutti gli ostacoli...

  • 8 anni fa

    Mi fa piacere che qualcuno faccia domande un po' più "consistenti" ..cmq,io non ho fatto studi al riguardo,ma è un argomento sul quale, soprattutto in questo periodo, sto basando la mia vita!!..

    Innanzitutto credo che bisogna distaccarsi dall'idea che "essere ciò che in realtà si è" coincide con la consapevolezza del mondo circostante, "oggettivo" come l'hai definito tu... questo perché sostanzialmente non esiste un "essere oggettivo" delle cose.. ..tutto è. punto. appena tentiamo di completare la frase,automaticamente, abbiamo bisogno di un punto di vista,se pur distaccato ed imparziale quanto vuoi... ..questa è la mia convinzione.. ma detto ciò..

    Sono d'accordo con il concetto secondo cui la personalità si forma per una sorta di difesa... perché essa non è altro che la somma degli istinti ( dei quali, il fondamentale è quello, appunto, della sopravvivenza e della conservazione) e delle esperienze con l'ambiente circostante... ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con "ciò che siamo"...

    A mio parere,la consapevolezza a cui dobbiamo mirare non è quella del mondo (per il discorso fatto prima) ..ma quella di se stessi.. di ciò che siamo e che vogliamo. .."sentirsi"... è questa non è una cosa semplice.. soprattutto se la nostra personalità,la psiche, si è creata in un modo che non facilita questo processo,in un modo che ci allontana da noi stessi...

    Ma non possiamo "togliere gli occhiali"..perché la personalità e il carattere,come il corpo, sono la sede della nostra anima.. piuttosto dobbiamo far sì che le lenti siano trasparenti... adattare la psiche a ciò che siamo realmente! ( e questa è un'impresa ardua,ma fattibile.. visto che,a differenza della nostra "base", non è immutabile) ... basta ascoltarsi... spero di essere riuscita più o meno a comprendere la tua domanda e a far comprendere il mio pensiero! :)

  • Il problema, scomodando Kant, che scindeva il fenomeno dal noumeno, è come affermare che esiste il noumeno, se noi "percepiamo" solo il fenomeno?

    Aggiungo io...come fare a togliere gli "occhiali"

    Ciò non credo sia possibile.

    Come una mosca percepisce la luce polarizzata, o un cane gli ultrasuoni, non credo che sia possibile superare il limite del filtro.

    A tutti i livelli: percettivo, cognitivo, di personalità, ecc ecc

    La realtà è solo illusoria.

    Le prospettive cambiano, vengono infarcite di dogmatismi vari.

    Anche la cosiddetta illuminazione di cui tanti parlano... bisogna capire che tipo di stato di coscienza sia, e se non si tratti solo dell'ennesima "alterazione" mentale della realtà.

  • 8 anni fa

    Sì: è una delle tesi di fondo del buddismo, del taoismo e di altre discipline orientali.

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