Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 7 anni fa

mi serve il riassunto di "un pomeriggio di un fauno di mallarmè"... grazie...?

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  • 7 anni fa
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    un fauno compare, in un pomeriggio d'estate, in una mitica plaga di sole, di acque, di canne, eco onirico e inquietante della Sicilia greca. Il Fauno insegue le Ninfe: o, meglio, parla delle Ninfe, dei suoi desideri, della zampogna. Le ha possedute, non le ha possedute? Non ha importanza: quel che importa è l'immaginazione del Fauno, il suo sogno (o ricordo?) di averle amate, di avere gioito nella sua gioiosa, poetica, divina e animalesca libidine dei loro corpi freschi. O dell'ombra dei loro corpi. O dei riflessi delle canne, dei giochi delle luci sull'acqua. Assistiamo, e la nostra fantasia ne è eccitata, alla nascita delle dee acquatiche. I versi stillano parole: le parole, i sogni, le estasi sembrano uniti in un prodigioso nodo di fantasia: in questo nodo, in questo viluppo di suoni e cose, riaffiorano desideri di antiche suggestioni mediterranee, di pagane sorgive, di strani, antichi esseri che soffiano nei grappoli d'uva succosa, nell' "avidit di ebbrezza". C'è, nel poema, un continuo, incessante e tormentoso gioco tra la realtà e il piacere immaginario, tra la pienezza reale dell'uva e il piacere immaginario dell'acino svuotato, riempito del soffio della poesia e del sogno. In sostanza il gioco della verità e della menzogna fantastica, su cui si fonda la poesia: attraverso il chicco d'uva il Fauno conosce, come osserva il Richard, "la sua trasparenza; il suo potere, che possiede, di fabbricare la trasparenza per proiettarla in un mondo d'oggetti". Il poemetto è diviso in parti non uguali: gli spazi "bianchi" sono meditazioni, sogni, pause del monologo del Fauno. Il quale vuole "eternare queste ninfe" e il loro "incarnato leggero". Centrale è la domanda del Fauno: "Amai un sogno?", che esprime la sottile ambiguità, cui abbiamo accennato, e che regge tutto il poemetto costituendone l'incanto: è l'illusione che sfugge "agli occhi azzurri e freddi / come una sorgente in pianto: / oh no! è come la brezza che sospira nella tua capigliatura". Le rive siciliane sono vere: "O rive siciliane di un calmo acquitrino, / che all'invidia del sole la mia vanità saccheggia, / tacito sotto i fiori di scintille, RACCONTATE / che io qui spezzavo le cave canne domate / dal talento; quando sull'oro glauco di lontane / verzure dedicando la loro vigna alle fontane, / ondeggia una bianchezza animale in riposo ... volo di cigni o naiadi...". Sentiamo l'acre sapore del sole meridiano: l'estasi panica di essere ritornati alle radici perdute in cui la natura è divinità e le ninfe del sogno sono reali. Ci identifichiamo così con il Fauno, sentiamo con lui sotto le nostre labbra la pelle delle ninfe: "Il mio seno vergine di prove, testimonia / Un morso misterioso dovuto a qualche dente divino...". Realtà e ricordo: "O ninfe, gonfiamoci di ricordi diversi": ricordo di chiome sparse nell'acqua, di chiarità e fremiti, di languori, profumi e rapimenti. La logica è quella del gioco delle armonie e delle pause, delle evocazioni segrete, dell'improvviso affiorare di una presenza arcana nell'acqua, tra i giunchi. Amori tra divinità, amori all'origine del mondo: la parola perfetta di Mallarmè è veramente "gonfia" di questa arcana realtà. La musica della parola è in atto: e per un musicista della levatura di Debussy fu un "bel gioco" tradurla in musica di note nel suo Preludio al meriggio di un fauno, in cui risuona la voce sottile, inquietante, come arcana ed esotica (di un esotismo che ci porta in plaghe remote, abitate da dei indigeni) del flauto. Nel poema, il sogno si fa carnale come la realtà della speranza certa: "Verso la felicità altre mi trascineranno / Con la loro treccia annodata alle corna della mia fronte: / Tu sai, o mia passione, che, porpora e già matura / Ogni melagrana scoppia e mormora d'api; / E il nostro sangue, preso da chi sta per afferrarlo, / Cola tutto lo sciame eterno del desiderio". Una speranza ardita, anche per il Fauno: amare, addirittura, la dea Venere. L'ardito Fauno sarà sicuramente punito per aver ardito tanto, nel sogno del futuro. Ma forse no...

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