Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 9 anni fa

Recensione libro storia di iqbal?

URGENTEEEE

2 risposte

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  • Anonimo
    9 anni fa
    Risposta preferita

    il libro inizia con il racconto di Fatima, una ragazza di 16 anni nata in Pakistan che ora vive in Italia con i due fratelli e lavora presso una famiglia. Lei pensa con piacere a Iqbal, un ragazzo diventato schiavo che come lei era costretto a lavorare al telaio tutto il giorno.Flashback: Fatima ricorda che la casa del padrone Hussain Khan si trovava in campagna. Tutti i bambini si svegliavano mezz’ora prima dell’alba per poi cominciare a lavorare. Ogni bambino, poi, aveva una lavagnetta sulla quale c’era scritto il proprio nome ed erano tracciati dei segni molto fitti che rappresentavano il debito che il bambino doveva saldare. Ogni segno rappresentava una rupia e ogni giorno il padrone ne cancellava uno, quando la lavagna era completamente pulita, il ragazzo era libero e poteva tornare a casa (Fatima dice di non aver mai visto pulita né la sua lavagna né quella degli altri compagni perché il padrone di notte aggiungeva nuovi segni). Un giorno alla fabbrica arriva un nuovo ragazzo: Iqbal Masih che prima lavorava presso un altro padrone ed era molto abile a tessere i tappeti.

    La sera, alcuni ragazzi si radunarono attorno a lui per conoscerlo meglio. Iqbal racconta a loro il motivo per cui e lì. Infatti, il padre doveva ripagare un debito a causa dell’altro figlio malato e aveva chiesto a Iqbal di andare a lavorare. Iqbal sa che tutti i bambini non sarebbero mai riusciti a saldare il debito e pensa che l’unico modo per uscire dalla fabbrica sia scappare. Pochi giorni dopo l’arrivo di Iqbal, il padrone gli affida un lavoro molto complesso: tessere un Bukhara azzurro per dei clienti stranieri (sembra che tappeti così se ne producano solo due in un anno e valendo un sacco di soldi il lavoro non lo può fare uno qualunque ma solo un’artista come Iqbal). Il giorno dell’arrivo dei clienti tutti erano molto agitati, in particolare il padrone che voleva fare bella figura facendo credere che trattava bene i bambini. Iqbal, però, per ribellarsi prese un coltello e divise il fantastico tappeto a metà. Il padrone e la moglie si infuriarono e come punizione lo misero nella “Tomba” (una vecchia cisterna interrata sotto il cortile, chiusa da un tombino nella quale vengono cacciati i bambini, come punizione per le loro malefatte). Alla notte Fatima, Alì, Salman e Karim (quello a cui il padrone gli aveva affidato il compito di sorvegliare gli altri ragazzi quando lui non c’era e quindi era il preferito del padrone anche se a volte era punito) portarono un pezzo di pane e dell’acqua a Iqbal tutti i giorni.

    Dopo tre giorni, Iqbal venne fatto uscire fuori e tutto riprese normalmente. Ma una notte, Iqbal scappò dal laboratorio senza essere visto dal padrone. Dopo qualche giorno, Iqbal venne riportato alla fabbrica da due poliziotti. Hussain, intanto, aveva già nascosto gli altri ragazzi nella “Tomba” per non far vedere in che condizioni lavoravano. Iqbal pensava che avrebbero arrestato il padrone, ma loro essendo corrotti fecero finta che al laboratorio andasse tutto bene e non c’era motivo di arrestarlo. Iqbal venne nuovamente rinchiuso nella “Tomba” per alcuni giorni. Quando uscì, però raccontò ai suoi compagni cosa aveva fatto in città e disse di aver visto un gruppo chiamato “Fronte per la Liberazione del Lavoro Minorile” che diceva che è una vergogna che i bambini siano sfruttati e costretti a lavorare come schiavi e in Pakistan c’è una legge che dice che chi sfrutta i bambini deve andare in prigione. Iqbal aveva anche preso un volantino solo che nessun ragazzo sapeva leggere ma Maria una bambina che non aveva mai parlato fino a quel momento disse che lei sapeva leggere.

    Un giorno, quando tutti i ragazzi erano in cortile, scoppiò una rissa e Iqbal scappò per la seconda volta approfittando della confusione che si era creata. Iqbal, quindi, andò a chiamare Eshan Khan (il portavoce del Fronte per la Liberazione del Lavoro Minorile) che arrivò a casa di Hussain insieme a un magistrato e un poliziotto che lo arrestò e tutti i bambini erano finalmente liberi. Eshan Khan portò tutti loro alla sede del Fronte, dove furono curati e venne dato loro da mangiare. I bambini che avevano ancora una famiglia vennero riportati a casa. Iqbal invece rimase con Eshan Khan assieme a Fatima e Maria e collaborò con il Fronte per cercare di liberare altri bambini che si trovavano nelle condizioni in cui era lui una volta. Ma quando era iniziato a diffondersi la notizia e sempre più persone sapevano del loro progetto la mafia dei tappeti iniziò a dare alcuni segnali, il primo dei quali fu il lancio di una bomba incendiaria contro la sede del Fronte. A Iqbal venne anche assegnato a Boston un premio chiamato “Gioventù in azione” per il ragazzo che si è particolarmente distinto in qualcosa di utile in quell’anno. Quando tutto sembrava essersi concluso nei migliore dei modi, Iqbal viene ucciso il giorno di Pasqua del 1995 nel suo villaggio da alcuni uomini che non sono mai stati scoperti.

    Spero di esserti stato di aiuto! :)

  • Anonimo
    9 anni fa

    PRONTI CON LA PAPPETTA!

    In un oscuro regno del petrolio un'archeologa scompare senza lasciare traccia. La polizia che indaga si chiede se fosse una ribelle o una donna dalla dubbia morale, in un paese nel quale nessuna donna ha mai osato abbandonare casa e marito, disubbidendo alle regole. Quando finalmente riappare, lascia il marito per vivere con un altro uomo…

    Una storia d'amore intrigante e insospettabile, densa di mistero. Un'educazione sentimentale e un viaggio di autocoscienza di una donna araba in un paese autoritario.

    Un uomo può uscire e non tornare per sette anni e solo dopo quella data la donna può chiedere la separazione. Mentre per una donna una sola notte è sufficiente per lanciare l'allarme e gridare allo scandalo.

    Nella mente della donna le immagini si confondono, in un dormiveglia angosciante che non trova mai riposo, in cui le diverse figure maschili di cui è popolato il romanzo si fondono, delineando un'unica figura maschile. L'Uomo, verso cui la donna prova un continuo senso di attrazione e repulsione. L'Uomo da cui la donna è schiacciata come se fosse oppressa dal petrolio, un liquido nero infestante, viscoso, appiccicoso che con le sue particelle nere avvolge cose e persone, e nel cui fluido la donna rimane incastrata e non riesce a fuggire.

    Uno stile allucinato e visionario conduce il lettore in questo viaggio onirico e reale in un paese autoritario, una monarchia del petrolio che, pur non essendo identificata, propone chiari riferimenti: il petrolio che, in generale, ci riconduce all'Arabia Saudita, il fiume e i continui rimandi alle statue delle divinità egizie riconducono alla terra d'origine della scrittrice. Una terra in cui la donna è sottomessa e può essere tranquillamente sostituita da una macchina tuttofare, in grado di cucinare, pulire, scrivere… la donna equiparata a strumento, funzionale, ma senza diritti né sentimenti, quindi intercambiabile.

    Un libro denso di metafore e continue allusioni alla rappresentazione della donna sottomessa, asservita, oppressa dall'uomo che ha cercato di negare il valore storico della donna. L'incessante ricerca delle divinità femminili fatta dalla protagonista indica la ricerca interiore, di sé stessa, un sé che l'uomo vuole negare. È il suo corpo quello che sta cercando, non quello di antiche statue, il corpo che è sottoterra, perché non è più suo, in quanto percepito solo come vuoto strumento.

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