conoscete le dosi e materiali per lo stucco veneziano?

diversi anni fa un amico pittore che eseguiva lo stucco veneziano,dato a più strati su pareti

murarie,mi aveva dato le dosi e i materiali per realizzare questo metodo. Realizzai diverse tele e poi dipinte.Ora vorrei realizzare questo metodo su tele per fare sfondi e poi dipingerci sopra.

L'effetto particolare di questo tipo di tecnica rende il quadro più luminoso,ma ahime ! ! ho perso

il dosaggio e i prodotti. Non chiedo particolari tecniche di spatolato su pareti,che ho già

realizzato in casa 30 anni fa e sono ancora perfette,ma i componenti. Mi ricordo soltanto

tre particolari ingredienti:

- l'olio di lino cotto

-il gesso di Marsiglia

-mi sembra poco vinavil per il fissaggio

- la cera d'api per la parte finale

per il colore ho usato i colori ad olio e dato il prodotto a spatola.

ma poi vi erano altri 2 elementi.................

Qualcuno di voi saprebbe dirmi se sono giusti gli elementi e se manca qualche cosa?

Se sapete gli elementi mi dareste anche i dosaggi per ogni elemento?

Ho chiesto su un forum,ma hanno fatto i difficili e a parte gli elementi introvabili e molto

strani (albume d'uovo,terre naturali,grassello di calce naturale ,ecc) le dosi erano segrete

e tramandate da padre e figlio................come se io dovessi carpire segreti e mettermi

in commercio ! ! !

Ringrazio a chi vorrà rispondermi dettagliatamente.

Aggiornamento:

Caro Pierfrancesco,ti ringrazio della risposta,ma non era quello che volevo sapere. Come veniva eseguito il materiale,lo sapevo già. Su internet scrivono tutti le stesse cose,ma si riferiscono al materiale che veniva usato nel '500 quando non avevano i prodotti che abbiamo oggi.

Le ditte che eseguono lo stesso metodo,certo non lo fanno con i prodotti dell'epoca,ma con materiali attuali e più resistenti.

Aggiornamento 2:

cara iostosopralenuvole,ti ringrazio,ma hai dato la stessa risposta di Pierfrancesco..,......

io volevo conoscere se esistono materiali moderni e semplici per comporlo.Devo eseguire

delle tele e non opere murarie.

3 risposte

Classificazione
  • 8 anni fa
    Risposta preferita

    che io sappia lo stucco veneziano è composto di solo:

    grassello di calce (3 parti)

    polvere di marmo (4 parti)

    pigmenti (non + del 5% dell'impasto)

    acqua e olio di lino cotto quanto basta x avere un impasto cremoso ma solido.

    Se non vuoi il fondo colorato evita i pigmenti...

    Non conosco il gesso di marsiglia(magari il gesso di Bologna), forse ti sei confuso col sapone di marsiglia che serve a lucidare in certi casi.

    il gesso attira l'umidità e nella ricetta originale non c'è, forse sostituiva la polvere di marmo(ma è molto diverso)... il vinavil è superfluo e non fà traspirare(poi non serve a nulla se c'è già l'olio di lino cotto x dargli elasticità)e forse lo usa chi sceglie una calce di pessima qualità e quindi ha dubbi sul suo potere legante.

    si danno 3 strati sottilissimi e ben tirati di cui l'ultimo lisciato a specchio con la cazzuola e poi si lucida con una vernice formata da cera disciolta in acquaragia.

    (il metodo milanese, invece, prevede uno strato solo di stucco; saturato poi da una soluzione di cera e sapone di marsiglia.)

    spero sia quello che cercavi :)

    Fonte/i: pittrice e restauratrice
  • 8 anni fa

    La tecnica dello stucco veneziano prevedeva la sovrapposizione di sei strati (Fig.1) caratterizzati dalla miscela base di acqua e calce spenta con inerte fine costituito da sabbia e cocciopesto, per i primi 20 mm dei tre strati interni, oppure da polvere di marmo (CaCO3), per i successivi 5 mm dei tre strati superficiali. La presa e l’ indurimento della malta venivano assicurati dalla carbonatazione all’ aria della calce, cioè dalla trasformazione del Ca(OH)2 in CaCO3 a seguito della reazione con l’ anidride carbonica (CO2) presente nell’ aria. Da un punto di vista estetico, lo specifico ruolo giuocato dalla polvere di marmo - ricavata dalla frantumazione della pietra d’ Istria - era quello di dare alla matrice un colore bianco facilmente colorabile utilizzando pigmenti minerali. La particolare tecnica di lucidatura superficiale conferiva poi all’ intonaco l’aspetto di una pietra di marmo, come indica, appunto, il nome "marmorino" attribuito ai tre strati superficiali dello stucco così trattato. Anche dal punto di vista microstrutturale, lo strato superficiale del marmorino simulava perfettamente una pietra di marmo grazie alla fondamentale presenza del carbonato di calcio proveniente sia dalla carbonatazione della calce sia dalla polvere di marmo stessa.

    Oltre ai componenti base sopradescritti, venivano impiegate, però, anche delle aggiunte minerali per conferire alla superficie suggestivi effetti cromatici, per modificare i tempi di presa delle malte o per incrementare la loro durabilità. Queste aggiunte minerali comprendevano pigmenti, pozzolana, gesso.

    I pigmenti minerali, derivanti da terreni naturali colorati o da vetro macinato artificialmente, erano utilizzati nella miscela dello strato superficiale oppure, in forma di pittura liquida, per decorare la superficie dello stucco fresco o asciutto: nel caso di pittura a fresco i pigmenti venivano dispersi in un’ emulsione di acqua e sapone, nella pittura dello stucco asciutto, in olio di trementina.

    La pozzolana naturale (importata dall’ isola greca di Santorini) o, più spesso, artificiale - cocciopesto - veniva sempre introdotta negli strati interni per favorire la formazione di un materiale capace di resistere all’ attacco dell’ acqua di mare in risalita capillare.

    Il gesso (in forma di solfato di calcio emiidrato) fungeva da accelerante di presa e di indurimento, specialmente nella produzione dello stuccoforte per decori in alto-rilievo e veniva impiegato in misura di qualche manciata per secchio di malta.

    Lo strato superficiale era caratterizzato, inoltre, da un’ulteriore aggiunta di sostanze naturali.

    L’ olio di lino crudo veniva impiegato sia per incrementare la plasticità della miscela e per prolungare il tempo di presa, sia per diminuire la porosità aperta della superficie, riducendo così il rischio di fessurazione per ritiro igrometrico.

    Un trattamento superficiale con una miscela di acqua, calce e sapone conferiva al marmorino la sua caratteristica di impermeabilità senza, però, impedire la rapida diffusione di vapore dall’ interno della muratura verso l’esterno (un analogo risultato può essere ottenuto oggi con l’impiego dei silani).

    La lucidatura finale con cere vegetali o animali diluite in trementina, permetteva di ottenere una maggiore brillantezza dei colori attraverso il sottile strato di cera, così come accade in una naturale pietra di marmo lucidata.

    La tecnica dello stucco veneziano consentiva, quindi, di ottenere un prodotto finale di elevato valore artistico grazie all' irregolarità, alla versatilità e alla lucentezza dei decori; d’altra parte, l’ elevata resistenza ed impermeabilità all’acqua proveniente dall’esterno, accompagnate da una buona diffusione del vapore derivante dall’acqua di risalita capillare, garantivano la durabilità del manufatto.

    Fonte/i: ho letto e penso che sia quello che cercavi mi dispiace ma è l'unica cosa che ho trovato...buona fortuna e ciaoo :)
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