Olena
Lv 7
Olena ha chiesto in Scienze socialiPsicologia · 8 anni fa

Perché ad alcune persone la figura del "nemico"/"cattivo" è così importante per vivere in pace con se stessi?

A chi attribuire le sventure della propria vita? Alla viltà dei nemici. A chi addossare le colpe per qualcosa che non è riuscito, non è venuto bene nonostante gli sforzi investiti nel progetto? Niente di più facile: ai nemici che remavano contro! L'esistenza intera può essere dedicata alla lotta contro i nemici immaginari. Alcuni addirittura si "sacrificano" per riuscire ad "amare" questi loschi individui chiamati "nemici". Mi sembra che la divisione in "buoni" (che sarebbero certamente queste persone stesse e una manciata di "amici") e "cattivi" ("nemici" appunto, uguali o diversi a seconda del caso, ma sempre in agguato con le loro cattiverie) sia proprio necessaria per sopravvivere... Ma forse non è altro che l'esternazione dei propri mali, tanto visibili in qualcun altro e irriconoscibili in sé? Quindi, è solo l'esternazione inconsapevole di un conflitto interiore che gli facilita la vita?

Che ne dite?

5 risposte

Classificazione
  • Ro
    Lv 7
    8 anni fa
    Risposta preferita

    Dico che in generale hai ragione, specie per quelle persone che ne hanno tanti, di "nemici": in campo affettivo, lavorativo, familiare... E che magari sono le stesse che predicano di non averne, "nemici", di ritrovarsi chissa' come vittime della malvagita' altrui quando si offre solo amore.

    E che per dimostrare a se stessi e agli altri che e' davvero cosi' tali soggetti non esitano a circondarsi di "yes men" o di amici superficiali e a fare terra bruciata attorno a chi la pensa diversamente: tante approvazioni rinsaldano questa tipologia di persone nell'idea di stare dalla parte del giusto.

    Un po' strano, che siano cosi' tanti, i "nemici"... un po' strano che non ci siano voci dissonanti nell'entourage di questa gente... un po' strano che sia sempre e solo colpa degli altri, o quantomeno che si commettano solo peccati veniali e rimediabili, magari per ingenuita'...

    Che un "nemico" abbia i tratti che non si vogliono riconoscere in se' e' possibile. Ma spesso invece un "nemico" ha qualcosa che non si possiede e che si vorrebbe avere: tale persona prima la si invidia (o la si stima), poi, se la debolezza prende il sopravvento, la si combatte. Magari dichiarando che la si ammira, ma che lo scontro tuttavia e' inevitabile per ragioni varie (incomprensioni, cadute di stile, divergenze assolute, incomunicabilita').

    Umberto Eco scrive che costruirsi il nemico serve a rinsaldare il proprio io: combattendo chi ci si oppone, si ha la possibilita' di misurare se stessi, e "vincere".

    E chi ama la vittoria sotto sotto ama circondarsi di nemici, e tirare dritto con onore.

    Il nemico serve a fare brillare le nostre virtu', a farci compiacere del nostro essere dalla parte del giusto. E costruirsi il nemico serve anche a scaricarsi di dosso le colpe: la parte della vittima attira attenzioni, quando non facilitazioni e risarcimenti.

    Io non dico che si debba necessariamente andare d'accordo con tutti: possiamo avere posizioni che gli altri non condividono, e viceversa. Ma da qui a scatenare guerre ce ne vuole.

    Fonte/i: Ho tanti amici, e grande e' la bonta'. Ma col nemico non ho pieta' (cit.)
  • 8 anni fa

    Riuscire a affermare la propria esistenza in funzione di un'altra che è il proprio riflesso negativo è una forma di conforto, di autoconferma, di esaltazione: "Esisto perché ci sei e ti devo combattere e sono più forte di te". Se poi si va oltre e quel nemico si arriva a accettarlo o addirittura a amarlo, come dici tu, si punta dritti alla santificazione: meglio di così! ;)

  • ?
    Lv 7
    8 anni fa

    Dico che gran parte di tutte le cose storte che mi siano accadute è da attribuire a me e alle mie cattive scelte .

    Buona serata :*

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    Cuschi non penso sia un caso che soffra di attacchi di panico :( .Essere nemici di se stessi è avere a che fare con uno dei peggiori nemici ....

    Buona serata anche a te :)

    :))

  • Geo
    Lv 7
    8 anni fa

    Maga Magò, come avrei risposto io stesso, dice di ritenersi in prima persona responsabile delle varie sventure occorsele.

    Ma a questo punto mi chiedo come connotare un "me stesso nemico di me stesso". Forse come un nemico estremamente funzionale perché costantemente disponibile?

    E cosa comporta utilizzare se stessi come capro espiatorio per le proprie sventure?

    Anche accollarsi responsabilità probabilmente non proprie sa di poco sano.

    Probabilmente è giusto usare gli altri accollando loro la colpa per i nostri insuccessi. Essere troppo maturi e obiettivi fa solo male alla salute.

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    @Maga:

    buonanotte anche a te. Auguriamoci insomma di riuscire a convivere con le nostre imperfezioni, ma non quelle che ci penalizzano soltanto, bensì quelle imperfezioni che - accettate - ci consentono il lavoro facile: scaricare infantilmente sugli altri le nostre colpe ;-)

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  • Anonimo
    8 anni fa

    a me piace pensare che non ci siano nemici da incolpare, ma esperienze di vita che insegnano e che sono da accettare serenamente, ovunque siano le responsabilità.

    Una volta acquisito le informazioni supplementari e applicate in modo coerente "colpa mia.. colpa loro" non ha più alcuna importanza, contano solo le nuove regole che valgono per tutti.

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