Può ora il Veneto ottenere maggiore indipendenza, dato che finalmente l'incapace lega nord è moribonda?

In Veneto sono tanti gli orfani della Liga veneta che dopo aver elaborato il lutto si stanno riorganizzando, ora che il partito della secessione è sbriciolato e parcellizzato in molti rivoli.

Così finché aziende e municipi battevano bandiera leghista e il leone di San Marco sventolava dai pennoni delle villette, l’illusione che al di là della simbologia ridondante ci fosse “qualcuno che si occupava del territorio” era smagante ma fortissima. Ora i veneti “sono diventati come i panda in estinzione, ma senza un’agenzia di appeal come il Wwf e senza la stessa possibilità di accedere ai finanziamenti” racconta Carlo Melina, giornalista e videomaker.

Ed è così che alla “Festa dei veneti nona edision” organizzata dall’associazione culturale “Veneto nostro – Raixe venete” a Sitadela (Cittadella) questo fine settimana quel grumo di lingua, cultura e tradizioni locali che per nove anni è stato il basamento della tre giorni, cederà il passo alla ruvida concretezza dei problemi reali, a cominciare dalla congiuntura economica che qui ha spazzato vite umane. “Il Veneto ha pagato un tributo altissimo alla crisi in termini di suicidi, aziende che chiudono e sistemi economici da ripensare” dice Melina, che alla festa presenterà l’anteprima del documentario: “Via col veneto” girato e prodotto da lui assieme a Francesca Carrarini. Il giornalista misura subito la giusta distanza dal Carroccio: “Non ho mai votato Lega” ma strizza l’occhio (come tutta la festa) ai movimenti indipendentisti proliferati come funghi nel vuoto lasciato dalla Lega.

IL PARTERRE della festa di Cittadella, che alle prime edizioni raccoglieva 2mila persone ma oggi ne calamita oltre 50mila (“el più gran evento dea cultura veneta” si legge nel sito) è quello che rinfaccia a Tosi di avere la bandiera tricolore appesa in ufficio, alla Lega di non essere mai stata davvero movimento indipendentista e aver preso troppi ordini dai lombardi, al governatore Zaia di non aver mai fatto nulla – nonostante la provenienza politica – per sostenere le proposte indipendentiste, che vanno dal referendum per l’indipendenza del Veneto alla promozione di libri di scuola che parlino della Serenissima repubblica, all’incentivazione del dialetto nelle scuole. Non è un caso che Zaia quando è salito sul palco della festa nel 2008 è stato abbondantemente fischiato, e così anche il suo assessore leghista al bilancio Roberto Ciambetti nel 2010.

Anche la scelta di Cittadella ha un senso preciso, è il paese nel Padovano dove è stato sindaco per due mandati l’onorevole Massimo Bitonci, che rappresenta l’anima più indipendentista della Liga veneta (quando è stato eletto apparteneva alla lista civica San Marco); il suo successore, il leghi-sta Pan, fortemente voluto da lui, sarà sul palco venerdì sera. “É evidente la speranza degli organizzatori della festa di scippare elettorato leghista a favore dei movimenti indipendentisti, o di un altro partito che magari si costituirà a breve” chiosa Melina.

L’allusione è alla nuova formazione in embrione – sottopelle alla Liga – che sta nascendo tra imprenditori e primi cittadini veneti, con guida probabile l’ex vicepresidente di Confindustria nazionale Antonio Costato, marcegagliano e a capo del più importante gruppo molitorio italiano (Grandi Molini).

Fuori dall’azienda di Costato, che sarà presente alla festa, sventola la bandiera col Leone di San Marco. “La festa è apartitica e apolitica” getta acqua sul fuoco l’ecumenico Davide Guiotto, presidente di “Veneto nostro” e organizzatore dell’evento, che poi però rinforza tesi da orfano della Lega “proprio perché siamo stati colpiti così duramente dalla crisi cercheremo di accelerare il recupero della memoria storica e del sentimento di identità, per arrivare presto alla scelta indipendentista, di autodeterminazione del Veneto, magari con un bel referendum”.

INSOMMA gli obiettivi non detti sono due: coagulare una nuova forza politica indipendentista per le prossime elezioni e consegnare alle istituzioni la richiesta per un referendum sull’autonomia regionale. Metapolitica di una regione , se si pensa che “Indipendenza veneta”, movimento appena nato da una costola di Veneto Stato (perché il grande problema dei veneti è che sono litigiosi) guidato da Ludovico Pizzati professore di economia a Ca’ Foscari ha raccolto 20mila firme in un paio di mesi, e messo sul tavolo del leghista Zaia la richiesta di referendum. Richiesta rimasta assolutamente inevasa, sembra per sempre.

Da Il Fatto Quotidiano

7 risposte

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  • 8 anni fa
    Risposta preferita

    la regione veneto non può ottenere più autonomia perché Roma non se lo può permettere.

    chi li pagherebbe quei milioni di dipendenti pubblici poi?

    è solamente una deduzione economica.

    un apparato statale che costa quanto quello di mezza Europa dovrà pure pagarlo qualcuno.

    e visto che il denaro si estrae dal lavoro salariato, é chiaro che Roma non può rinunciare ai miliardi di tasse generati dai salariati del veneto.

    questo vale anche per le altre regioni più industrializzate.

    per contro, se le regioni improduttive chiedessero l'autonomia, Roma sarebbe ben contenta.

    cosi avrebbe una porzione di denaro extra da parassitare.

    il tutto sulle spalle di chi fa i turni in fabbrica.

  • 8 anni fa

    non sussistono prove che testimoniano il tracollo dellìeconomia veneta,anzi..comunque maggior indipendenza speriamo, ma non secessione..

  • 4 anni fa

    Vedi, come diceva un mio amico veneto, paradossalmente il problema maggiore dei movimenti autonomisti o federalisti(Lega Nord come altri in tutta Italia) non sta come si pensa nella classe politica dirigente ma nell'elettorato! Sei mai stato a qualche manifastazione della Lega Nord? io si! cerca su yuotube e guarda! Vai a spiegare advert una massa di beceroni concetti come quello federalismo o di autonomia! Finchè di queste idee non si ragionerà anche advert un livello superiore, nelle accademie, nelle Università, qualsiasi movimento autonomista verrà ridotto a semplice, ridicolo, folklore.

  • Heinz
    Lv 7
    8 anni fa

    Diciamo che il giornalista dovrebbe fare meno uso di bevande alcoliche e dedicare meno pause allo spritz . I veneti sono stati democristiani fino al 1992 , legati a forza Italia e alla lega fino all' altro ieri ed oggi sono in cerca di una identità politica che possa racchiudere , non l' indipendentismo ma il federalismo e le radici profondamente cattoliche di quelle zone . Mi stupirei se gli ex leghisti prendessero ancora voti dopo che per decenni hanno predicato contro Roma ladrona e contro i furti per poi essere beccati con le mani nel sacco della refurtiva anche loro . I veneti non sono orfani della liga veneta , come tutti gli altri italiani sono orfani della politica seria che doveva occuparsi di dare loro servizi efficienti . Il futuro politico è fluido , chi darà risposte serie , non le ciarle indipendentiste , ai loro problemi farà il pieno dei voti . Fino ad ora non vedo nessuno in grado di farlo .

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    Lv 7
    8 anni fa

    Leggo molta nostalgia che non porterà da nessuna parte. Semmai si deve parlare di un' Italia unita e federale, con un' amministrazione periferica composta da un massimo di 10 regioni, le quali non devono essere, come lo sono oggi, dei piccoli regni governati da piccoli re con al seguito una parassitaria e numerosa corte dei miracoli, ma un' ente politico di secondo livello che sappiano far coniugare i valori del localismo all' interno di un progetto nazionale.

    PS: la Germania, con i suoi 80 milioni di ab., è amministrata (bene) da soli 16 Land ( di cui due metropolitani)

  • Anonimo
    8 anni fa

    è bello vedere come voi del PD (senza più neppure il coraggio di ammetterlo), ve la cantate e ve la suonate pregando insieme alla bindi di riuscire a superare il quorum e conservare qualche poltrona in parlamento !!!

    vedremo dopo le elezioni chi avrà vinto e chi avrà perso, e allora potrete contare i voti della lega e fare il vostro lavoro, che consiste nel lanciare fatue ed anatemi nel confronti dell'elettorato avverso

    buona estinzione, cari dinosauri

  • 8 anni fa

    Solita politichetta da Basso Impero!

    Il veneto è economicamente morto: l'intero suo sistema produttivo sta andando in briciole ma non, come continuano a pensare molti, perché c'è la crisi, ma semplicemente perché i principi stessi sui quali si fondava il modello sono diventati da almeno un ventennio obsoleti!

    Ma nessuno, dai leghisti e dai vari cespuglietti indipendentisti che spingevano con la farsa dell'indipendenza padana ai politici locali dei partiti parlamentari, ha avuto il coraggio (per non perdere la poltroncina!) di dire in tempo la dura e cruda realtà, ma hanno tutti preferito illuderli per poterli spremere meglio.

    Adesso ci riprova qualcun altro con la solita storiellina indipendentista!

    Avanti il prossimo (e se fanno il referendum per l'indipendenza, il mio personale voto lo avranno di sicuro)!!!

    @Sylar...

    Le prove del tracollo del veneto, confutate da alcuno, sono quelle offerte mensilmente in numeri, cifre e percentuali, dalle varie relazioni rilasciate dalla CGIA di Mestre (credo che si trovi in Veneto)!

    Il crollo c'è e pure bello grosso (per non dire devastante). Regge solo l'export, ma i numeri degli introiti sono veramente briciole rispetto al passato (appena 3 anni fa)!

    Fonte/i: La parabola evangelica della vigna che non porta frutto e va estirpata
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