etcetera ha chiesto in Arte e culturaFilosofia · 9 anni fa

La moderazione del desiderio è il presupposto per una vita felice o per una vita noiosa e quindi infelice?

Scrive Epicuro: "... non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola, che fanno la dolcezza della vita felice,, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l' animo causa di immensa sofferenza"

Aggiunge Epitteto,, ex schiavo diventato nell'antica Roma eminente filosofo stoico: "Ricorda che devi comportarti come a un banchetto. Una portata è giunta di fronte a te, allunga la mano e prendi la tua parte con moderazione; viene portata via, non trattenerla; non è ancora arrivata, non seguire troppo l' appetito, ma aspetta finché non l' hai di fronte. Così devi comportarti con i figli, la moglie, con le cariche pubbliche, con la ricchezza... Se poi, quando queste portate ti saranno dinnanzi non ne prenderai, ma le ignorerai, allora non solo sarai un commensale degli dei, ma governerai con loro"

Infine Pascal lapidario: "Tutta l' infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non sapere starsene in pace in una camera".

Come si possono conciliare queste frasi con il senso che oggi si vuol dare alla felice e vincente realizzazione di se stessi? Chi si sbaglia?

Come è accaduto che le opinioni in merito al conseguimento della realizzazione di se stessi siano tanto radicalmente cambiate, cosa ha determinato il cambiamento?

Aggiornamento:

Forse Dr. Evol è da tempo che altri si sono assunti il compito di gestire il desiderio facendone strumento di fabbricazione di idoli disumani sempre più annientanti e vanificando così completamente l' invito molto razionale di Epicuro a guardarsi dai falsi condizionamenti.

Aggiornamento 2:

Ma se la felicità bob g significa sentirsi realizzati, quindi trovare compimento al desiderio di sentirsi realizzati, cosa significa questo realizzarsi se i desideri in realtà, come fai intendere, non arrivano mai al loro compimento?

Aggiornamento 3:

Ma appunto per questo bob g , come tu stesso dici, il desiderare la soddisfazione dei desideri e il realizzarli non è felicità, ma piacere momentaneo a cui segue un dispiacere. Per questo le frasi citate auspicano per essere felici la moderazione se non l' eliminazione radicale del desiderio come nelle filosofie orientali. E appunto ciò che chiedo è come e quando è successo che invece noi abbiamo finito per identificare la felicità nella realizzazione illimitata e sempre ripetuta di desideri, un continuo oscillare tra piacere e dispiacere che per i classici rende invece infelici. Qual è la causa di questo cambiamento radicale di pensare la felicità che oggi si riduce a continuo desiderare che si ripropone sempre insoddisfatto? Abbiamo ragione noi o loro nell'indicare il significato della felicità?

7 risposte

Classificazione
  • Risposta preferita

    Come non pensare all'attualità per rispondere a questa domanda... il sistema di corruzione che è diffuso proprio nelle classi dirigenti, capillarmente fino ad arrivare a chi possa esercitare un minimo potere su gli altri. Quindi direi che è sempre stato così: le persone sono preda del desiderio tutte ma nel momento che possono soddisfare quest'ultimo, lì si scindono quelle moderate da quelle sconsiderate (vedi anche il recente caso della regione Lazio) e dall'antica Roma ad oggi, ahinoi, le cose non sono cambiate... i festini del sig. B. ne sono la prova, sempre per rimanere a Roma e in Italia " io posso quindi mi sfogo e 'fanculo a tutti... e pensare che ha governato l'Italia".

    Secondo me la giusta misura è di sapersi accontentare, come dice Epitteto da te citato, di quel che si dispone e non strafare a tutti i costi...

    Vorrei spendere due parole sulla falsa felicità che si offre alle persone normali, che vivono anche a stenti:

    il consumismo ci ha illusi che si può essere felici con i giusti elettrodomestici fin dagli anni '60, tanto si può essere felici a rate... attualmente ti forzano psicologicamente, per esempio, a cambiare televisore anche se il tuo funziona; spesso nelle case di gente normale trionfa il TV plasma/LCD appeso al muro e te lo mostrano neanche avessero appeso un Van Ghog... tanto lo pagano a rate, come pagano per 35 anni una casa mediante un mutuo che alla fine ti ha fatto acquistare una casa al doppio del suo prezzo...

    Se qualcuna delle persone che ho citato hanno sperato di essere felici con le cose piuttosto che con il potere, credo che ne sono rimaste alquanto deluse. La felicità è spirituale non materiale.

    Forse non è il genere di risposta che ti aspettavi, questo mi viene :)

    Ciao

    S†√

  • @Alba@
    Lv 6
    9 anni fa

    I presupposti di questo grande cambiamento hanno come radici antiche la smania dell' uomo di dimostrare a se stesso e agli altri di essere invincibile dopo secoli passati nel buio delle religioni che impedivano all' uomo di avere normali rapporti umani, dove anche uno sguardo nascondeva una lussuria. Il desiderio di vendicarsi di troppi lustri passati a frustrarsi per quel desiderio che nasceva dentro di lui e che non poteva esternare se non dopo il matrimonio e spesso questo matrimonio era pure deciso a tavolino dai genitori per motivi tutt'altro che amorosi ma spesso erano solo pretesti per rimanere nella fascia di società "benestante". A mano mano l' uomo ha sempre più collegato le sue vittorie, la sua stessa vita al numero dei rapporti e delle agitazioni nella camera da letto che per raggiungere lo scopo poteva essere un alcova, così come una stanza di albergo o di motel o a casa di amici degli amici degli amici... e magari la preoccupazione che questi potessero sorprenderlo.. era anche motivo di eccitazione per quell' uomo che mette tutta la sua esistenza sulla materialità di un gesto che ha un valore nobile solo quando è pregno d' amore.

    Siamo passati dal proibizionismo al libertinaggio sfrenato togliendo significato, dolcezza, tenerezza, amore a quell' unione bellissima che è il rapporto uomo-donna che amano. Si è svilito completamente e svuotato il significato della parola amore per lasciare il passo ai rapporti promiscui che fino a 10 anni fa erano a pannaggio dei soli uomini ma che appunto da 10 anni a questa parte, questo "turismo sessuale" è anche femminile e si sta spandendo in modo esponenziale.

    Con l’arrivo dell’estate migliaia di donne, prevalentemente benestanti, single, divorziate, ma anche qualche sposate, con un età che oscilla dai 45 ai i 65 (e oltre) salgono su aerei per dirigersi verso Paesi esotici alla ricerca di una facile compagnia. Alla base, almeno secondo gli psicologi che hanno analizzato il fenomeno, non c’è solo la ricerca del mero piacere sessuale, tipico degli uomini, ma il bisogno di sentirsi ancora attraenti e desiderabili, illudendosi, di essere amate con grande passione, per quello che sono, anziché per quello che lasciano o regalano ai giovani. Non solo sappiamo bene che oggi il sesso sfrenato maschile è si spesso molto violento, mentre quello femminile non è fatto di molestie, a parte rari casi, spesso le donne si "innamorano" dei loro compagni. E vogliamo parlare delle conseguenze di una sessualità troppo precoce? Non si deve dimenticare che fare l’amore è un’attività che coinvolge la persona nella sua interezza e che prevede capacità di ricevere e di donarsi all’altro sapendo prendere in considerazione non solo le proprie preferenze/avversioni, ma anche quelle del partner. Negli ultimi decenni l’età media del primo rapporto sessuale si è abbassata notevolmente, parliamo, addirittura, di 13 anni.

    Pubertà precoce, senza dubbio, ma senza una maturità psicologica adeguata. Ma di sicuro le informazioni sul sesso da cui siamo bombardati non sempre vengono comunicate in modo corretto, e creano confusione in ragazzi che si trovano già in un momento delicato della loro vita. Infine, a livello psicologico oggi fare sesso significa farsi considerare grandi e maturi. E se si è fisicamente in grado di fare sesso, spesso non lo si è a livello psicologico,perchéè non si è preparati a valutare le conseguenze di un passo così importante.

    Ulteriori riflessioni le possiamo fare...

    Ciao caro Maral

    Alba

  • Anonimo
    9 anni fa

    ma sai non credo che sia cambiato molto il modo di pensare . un conto è la filosofia degli stoici è un altro è la realtà . l' essere umano è ingordo tranne rare eccezioni . la parola accontentarsi non suona felice , ti pare ? semmai la vera felicità sta nel non desiderare affatto quelle cose non tanto nel moderare il desiderio . ma per questo forse bisogna esserci nati .

    quanto alla frase di Pascal non l'ho mai intesa in questo senso . magari sto sbagliando ma ho sempre pensato che si riferisse alle relazioni umane che creano infelicità , litigi , guerre ... se solo l' uomo riuscisse a sopportare la solitudine e a bastare a se stesso ( al pari di Dio ) non conoscesse questo genere di infelicità ...

    ciao maral

  • Accontentarsi? e lo dice proprio un filosofo!

    Accontentarsi sottolinea Epicuro, ..questo è proprio uno di quei falsi condizionamenti che intende inculcare il filosofo oscurando quel lucido esame che mentre lo esalta al tempo stesso lo distrugge.

    Poi Epiteto..., sembra che parli più di galateo che di filosofia, anche se poi ignorare è cattiva educazione.

    Non è cambiato niente, anche allora i filosofi si dividevano in chi condannava il potere e in chi lo esaltava.

  • Che ne pensi delle risposte? Puoi accedere per votare la risposta.
  • DrEvol
    Lv 7
    9 anni fa

    Il desiderio e' la fiamma della vita stessa. Dove manca il desiderio, manca la vita. Il desiderio e' come il fuoco. L'uomo ha sempre dovuto imparare a domarlo. Ha sempre dovuto imparare a gestirlo con saggezza per essere felice. Tutti hanno bisogno dell'energia del fuoco vitale. Niente di veramente grande puo' avvenire nella vita di un essere umano senza che egli sia posseduto da una grande passione. Ma chi non sa gestire la propria passione, ne diventa la sua vittima.

  • 9 anni fa

    Un tempo erano in pochi a scrivere e in pochi a saper leggere.

    Oggi tutti scrivono, anche sui muri, e tutti (o quasi) sanno leggere, ma ... è il senso critico che scarseggia.

    Gli antichi e i moderni che lei cita, cosa e come avrebbero scritto se avessero avuto anche solo parte di ciò che hanno i contemporanei: stampa, radio, cinema, televisione, cellulari, internet e via dicendo?

    Oggi, la felicità è più difficile da ricercare e da ottenere perché ci sono molte più scorie nel nostro animo, da scuotersi via.

    Chi, di noi, si preoccupa dell'influenza (positiva o negativa) che la sua esistenza, la sua attività esercitano sugli altri?

    Chi dei vari porcelli che grufolano nei siti sociali pensa alla sua "responsabilità sociale" in quello che scrive?

  • bob g
    Lv 6
    9 anni fa

    L' essenza dell' uomo è il desiderio perchè non esiste uomo che non desidera e se esiste mi risulta difficile considerarlo ancora un uomo,e per minima che sia la fiamma del desiderio è pur sempre in movimento,seppur si considerasse solo i desideri più istintivi del corpo,quali possono essere la fame ,la sete,ecc.,,ma però se l' uomo è tale perchè desidera,questo significa che l' uomo manca sempre di qualcosa,cioè che non è mai compiuto e realizzato,ma che tende a realizzarsi e dico questo perchè se l' essenza dell' umano è il desiderare,il desiderio stesso è indice manchevolezza in quanto si può desiderare solo ciò di cui si è manchevoli,altrimenti non si desiderebbe affatto,ma non è che il desiderio una volta raggiunto l' oggetto bramato si estingua,no,il desiderio cessato il breve periodo di soddisfazione dell' aver raggiunto il suo scopo,riemergerà e ripartirà e questo lo si potrebbe già intuire dalla nostra corporalità,la quale è l' origine del desiderio mentale,e osservando i desideri del corpo possiamo vedere che la soddisfazione per esempio del desiderio della sete,non è che estingue definitivamente questo desiderio,ma lo placa momentaneamente.

    Se l' essenza dell' umano è il desiderio,ciò significa che l' uomo partecipa della natura stessa del desiderio,la quale si potrebbe immaginare metaforicamente parlando,come un' imbuto che nel mentre si versa acqua nel tentativo di colmarlo,conteporaneamente dall' altra parte questa acqua esce.

    L' uomo è come vuoto e il movimento del desiderare tenta di colmare questo vuoto,ma naturalmente l' impresa è impossibile,quindi non so se si possa essere felici moderando il desiderio o meno,perchè siamo già in partenza destinati allo scacco e la felicità quindi non risulterebbe dalla moderazione del desiderio ma dal sentirsi realizzati e in tal senso ci possono essere persone che si sentono realizzate chiuse in camera e altre che invece devono uscire e fare qualcosa.

    Ottenere la felicità o meno dalla moderazione del desiderio è qualcosa che dipende dalla singola persona,l' importante invece per la felicità è che la persona esprima il proprio essere e se una persona esprime e manifesta il proprio essere standosene chiusa in camera,questa sarà felice,ma se invece è portata per altro,il starsene in camera la condannerà all' infelicità.---------@Maral,beh,non vedo dove sia il problema,.io ho detto che la felicità è quel sentimento che sorge dal sentirsi realizzati,ma non ho detto che questo abbia una durata illimitata nel tempo,..cioè,se ci sentiamo realizzati siamo felici,poi se il giorno dopo le cose mutano e la percezione della propria realizzazione si modifica,beh,allora saremmo infelici o quantomeno non felici.Non voglio dire che il sentirsi realizzati e quindi felici,duri in eterno,anzi sono solo attimi di durata variabile e maggiore sarà l' approfondimento di sè e in definitiva l' intelligenza e minore sarà la possibilità di sentirsi realizzato dal momento che solo l' intelligente non si accontenta mai di ciò che ha raggiunto,è più facile che uno sciocco si senta realizzato per tutta la vita e che quindi sia felice tutta la vita,proprio perchè ha la tendenza a mettere meno in discussione quello che è,ma si adatta a quello che ha.

    Io voglio solo dire e mi ripeto per l' ennesima volta che felicità è realizzazione di sè e non che questa duri in eterno,ma questa realizzazione ha le stesse caratteristiche del desiderio che si placa momentaneamente con la sua soddisfazione.,quindi il compimento è solo limitato e momentaneo.

    Cioè,non credo che tu possa mettere in dubbio l' eterna insoddisfazione insita nella natura del desiderare,perchè il desiderare è già una fuga all' esterno di sè alla ricerca di qualcosa che ci manca.

    Dio non può desiderare,sarai d' accordo con me,perchè il suo essere è compiuto e solo un essere non realizzato può desiderare,ma non è che desiderando e raggiungendo la meta del desiderio questo essere si possa colmare e realizzare in modo definitivo,no,la sua realizzazione sarà solo momentanea.Quello che voglio dire è che un illusione credere che la meta del desiderio possa mai costituire qualche cosa di definitivo,ma che solo estirpando alla radice il desiderio è possibile concepire qualcosa come la felicità.Certo che i desideri possono arrivare a compimento,io desidero dell' acqua e la bevo e questo desiderio è giunto a compiersi,ma questo non significa che ciò sia definitivo,perchè tornerò ad avere sete,ma il fatto che un desiderio venga realizzato non significa che io sia felice,perchè non è detto che la realizzazione di un desiderio mi faccia sentire realizzato.

    Quindi e concludo,io voglio solo dire che felicità è sentirsi realizzati e non la soddisfazione di un desiderio e che questa realizzazione però,alla pari del desiderio è momentanea.

Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.