Anonimo
Anonimo ha chiesto in Società e cultureReligione e spiritualità · 8 anni fa

Il diritto naturale è quello stabilito dalla Chiesa cattolica?

In natura, ad esempio, esiste l'omosessualità, "sono cose che capitano"... le madri che vedono il proprio cucciolo malato, soprattutto volatili, lo lasciano cadere dal nido perché questo non potrà diventare un adulto forte in grado di procreare... cos'è il diritto naturale...ordunque siamo animali evoluti ed abbiamo sviluppato ulteriori qualità rispetto agli animali inferiori a noi per intelletto, indi per cui il diritto naturale non può coincidere alla perfezione col diritto della maggior parte degli animali... come fare a stabilire se un'azione è conforme o meno a questa evanescente categoria del diritto naturale? A quale concetto appellarsi per dare un'idea di quelle che potrebbero essere le sue linee guida; all'humanitas? tutto ciò che attiene alla natura dell'uomo, e qual è la sua natura. Ad esempio, abortire può esser "contro natura" perché osservando il mondo animale ci accorgiamo che gli altri non lo possono fare e quindi anche noi, guarda il caso, avvertiamo il bisogno (etico?) di conformarci allo stesso limite...mentre, in altri casi, giù a porre differenze insormontabili tra umani ed animali... insomma, cos'è questo diritto naturale, io l'ho studiato alla svelta, potreste chiarirmelo, grazie?

Aggiornamento:

@ h7: la natura matrigna in tal caso. Sia che si è atei, sia che si è credenti è arduo ridurre il concetto di natura ad una summa pratica esemplificativa. Se sei ateo transumanista vorrai andare oltre la natura limitata delle cose, se sei cattolico non riuscirai a spiegare come fare a conciliare l'idea di un dio sommamente buono con la guerra, la fame, la malvagità nel mondo...

Aggiornamento 2:

@ kadio: l'ipotesi è migliore è infatti quella di un diritto naturale ma che sia al contempo razionalmente fondato, il che implica una continua rivisitazione dei modelli che ne sono alla base, che, per essere coerenti con a logica evoluzionistica, devono tenersi aggiornati.

5 risposte

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  • Anonimo
    8 anni fa
    Risposta preferita

    Ma non t'accorgi che il problema fondamentale è proprio quel cercare in ogni dove il parametro con cui poter infine misurare e giudicare il corretto modo di agire secondo un pseudo valore che dovrebbe essere assoluto? E soprattutto può mai l'entità che vive in te attraverso "nome e forma" accettare che non esisterà mai un principio così dannatamente assoluto in un mondo fenomenico in cui tutto è palesemente soggetto all'impermanenza, al cambiamento ed alla caducità ?

    Non è affar tuo, non è tuo il problema giudicare "del bene del male", non perché stupido, non perché offensivo per il tuo intelletto, (di chi poi è la curiosità se non di lui) ma bensì perché effimero, inutile, presuntuoso, grottesco e definitamente malsano.

    Ogni volta che l'essere (nome e forma) si è arrogato il principio di dichiarare la conoscenza del giusto e delle sbagliato, s'è messo a misurare il mondo che gli è stato donato, ergendosi a divinità, e lo scempio del terrore si è palesato sulla faccia della terra per tutti gli altri.

    Iniziamo fin da bambini ad essere educati alla discriminazione, quando ci mettono d'avanti alla lavagna per segnare "i buoni" dai "cattivi" secondo parametri totalmente assurdi ed assoluti. Qual è il parametro con cui giudicheresti un bambino cattivo? o uno buono?

    Se guardi bene in fondo a te stesso, saltando a piedi uniti quell'intellettivo tentativo di giustificare ogni sofferenza applicata agli altri, ti renderesti subito conto che, in ultima analisi, nessuno è né cattivo, né buono, ma solo il frutto di un condizionamento a cui è stato fatto oggetto.

    Il principio di causa porta con sé l'effetto, che a sua volta deriva da una concausa precedente, così che chi nasce in una famiglia è a tutti gli effetti, totalmente in linea con quella esperienza di vita. Ne ha bisogno per evolversi, per apprendere, dato che è proprio il dolore la via alla liberazione.

    Non c'è niente di più impattante e fortemente determinate ai fini di un cambio nell'animo umano, di un dolore senza fine, di una tragedia pronfonda che lo scuote fino nelle sue fondamenta, facendo traballare ogni principio etico su cui ha fondato il suo "pseudo mondo" di valori, promessa di felicità.

    Per questo qualcuno ha detto "ogni esperienza negativa è la chiave d'accesso al cambiamento", ogni dolore ci porta a esaminare i nostri stupidi stereotipo preconcettuali, e così facendo progrediamo. Senza sofferenza non cambiamo, senza dolore non c'è affrancamento né impegno per liberarsi.

    Ogni bene, in effetti, è un male, giacché non ti permette di evolvere, e con il tempo, ogni bene si trasforma in un malessere da cui presto o tardi l'impermanenza ti costringe a muoverti.

    Come puoi anche lontanamente asserire che ci sia un diritto naturale? La madre che vedono il proprio cucciolo malato, fa di tutto per salvarlo, trascurando gli altri che sono sani, è la sua sventura e l'impossibilità che essa ha di fare qualcosa di più di quello che può a renderci tutti "in mano ad una forza più grande di noi". I volatili non lasciano cadere dal nido il piccolo perché questo non possa diventare un adulto forte in grado di procreare, ma perché è l'istinto che li guida. Anche quelli non malati potrebbero finire schiantati al suolo, anche "quelli giusti" potrebbero finire sul piatto di qualche gatto affamato.

    Nella savana puoi vedere una leonessa che insegue una antilope, l'azzanna alla gola, la soffoca, la sbrana ed infine la divora, lasciandone parte della carcassa agli sciacalli. La madre antilope è morta divorata dalla fiera, lasciando dei cuccioli orfani senza alcuna protezione, allora ti rammarichi e gridi all'ingiustizia, poiché t'arroghi stupidamente il diritto di pensare a cosa sia giusto o ingiusto.

    Poi la sera stessa t'accorgi che la stessa leonessa è ormai esausta dalla caccia, e finalmente ritorna nella sua tana, dove l'attendono tre cuccioli affamati che giocano che lei potrà finalmente allattare; grazie alla carne di antilope con cui si è cibata. Dov'è il giusto, dov'è lo sbagliato?

    Esiste un diritto naturale?

    Se esiste qualcosa non è certo affar tuo, lascia stare (dai a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che appartiene a Dio) tu limitati a vivere in linea con il tuo destino, vivi la tua esistenza, il tuo io è un piccolo tiranno che pretende il potere per utilizzarlo a suo discrimine, tutto il resto è un mistero.

    Fonte/i: Pensaci, chi è mai codesto ego umano per cercare di concordare con il giusto? Perché mai ti arrovelli sul dilemma?
  • Anonimo
    8 anni fa

    la chiesa cattolica al massimo stabilisce il diritto dello stato del vaticano universalmente riconosiuto..

    Gli altri diritti che sostiene il cattolicesimo sono solo regole etiche di cui ci si può fare la birra se non si condividono o seguirli se si reputano di qualche significato.

    Il diritto naturale di fatto non esiste è una rappresentazione di principi universali.

    Se i giuristi sono per una giurisprudenza laica si farà riferimento a principi quali l'equità, la giustizia, se invece si tende ad una giurisprudenza religiosa i principi vengono estratti dai cosiddetti "libri sacri".

    E' recente la questione a livello europeo, che tenderebbe ad inserire il riconoscimento delle radici giudaico-cristiane dell'Europa.

    sarà dura se si vuole inserire in europa la Turchia!

  • h7
    Lv 5
    8 anni fa

    perfettamente d'accordo con le tue critiche.

    il termine "naturale" viene solo tirato in ballo per mettere in cattiva luce qualsiasi altra etica (necessariamente "innaturale").

    un po' come il "noi siamo per la vita" e compagnia bella.

    la natura è spietata. per far viviere qualche individuo ne muoiono tantissimi altri!

    è naturale-cristiano questo?

  • 8 anni fa

    l' importante è che tu ne sia convinto

     

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  • Anonimo
    8 anni fa

    Fatti meno domande.... -.- e bevi coca cola!!!!!!

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