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Come vi sembra questo racconto horror? Mi potreste aiutare a fare il finale?

Era una cantina polverosa e scarsamente illuminata. Una stretta scala a chiocciola di pietra conduceva a essa e scendendo gli scalini si percepiva l'umidità dei muri. Ero arrivata giù, in quella stanza agghiacciante e maligna. Cercavo una luce, una qualsiasi cosa che illuminasse quella stanza. Su in tavolo di legno vecchio c’erano una candela. Avevo un accendino in tasca, non per caso dato il fatto che avevo fumato poco prima, avevo acceso la candela e mi ero guardata intorno. C’era un vecchio baule, sapete quelle vecchie grosse casse antiche con tutti dei ricami, ecco. La voglia era tanta di scoprire cosa c’era dentro, ma avevo calmato questa mia curiosità e avevo continuato a guardarmi intorno. C’era uno specchio, bello al primo impatto, ma guardandolo bene sembrava ogni volta più pauroso. Mi specchiavo e dopo una decina di secondi vedevo il mio corpo nel riflesso invecchiare, morire e vedere il cadavere putrefatto pieno di sangue, volevo andare via da quella stanza terribile. Ero scappata via, buttando la candela per terra. Nel mentre risalivo le scale avevo sentito un piccolo gridolino. Avevo chiuso il portone di legno bene, in modo che qualunque creatura fosse li dentro non uscisse. Avevo risalito le scale in frette, le mani e le gambe ancora mi tremavano dalla paura, i cuore mi batteva all’impazzata, un brivido mi saliva per la schiena. Eppure ce l’avevo fatta, avevo preso uno zaino e ci avevo buttato dentro alcuni vestiti e delle barrette al cioccolato. Ero scappata da quella casa, e non volevo tornarci mai più,mai. Non sapevo dove andare, ma non era questo il problema più grave.

Di questo testo mi potreste scrivere in finale? E magari anche un inizio!! E' molto importante =)

2 risposte

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  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    Te lo correggo e te lo amplio, ci sono un po' di errori.

    Tornando dalla festa di Michela mi resi conto che aver ceduto all'alcol non era stata propriamente un'ottima idea. Sentivo la testa pesante e avvertivo i sensi quasi annebbiati. Che idea poi quella di organizzare il party nel bel mezzo della campagna livornese, dove gli unici abitanti erano i gufi e le volpi. Meledissi mentalmente quella ragazzina viziata che avevo per amica e proseguii piano con la macchina, attenta a non sbandare. Mentre proseguivo le palpebre si facevano pesanti, sempre di più, sempre di più... il volante mi sfuggì di mano. Mi resi conto di quello che stava succedendo solo quando la ruota della ford si affossò in un'enorme buca della strada e spalancando gli occhi vidi un olivo farsi sempre più vicino al vetro. L'airbag esplose appena ebbi la collisione con la pianta e mi sentì precipitare verso un baratro sempre più profondo. Svenni sul colpo.

    Quando finalmente riaprii gli occhi mi resi conto di ciò che era accaduto. Scesi con difficoltà dalla vettura a causa di un lancinante dolore al polso e mi resi conto che il vestito per cui avevo pagato la bellezza di 325€ aveva un lungo spacco sulla gamba.

    "Accidenti." borbottai con le lacrime agli occhi. Cercai il cellulare ma lo trovai spento e incapace di accendersi. Avevo bisogno di aiuto, avevo bisogno di tornare a casa e forse anche di un medico. La mia attenzione fu catturata da un vecchio casale in malora, dall'aria quasi spettrale che si intravedeva poco più avanti. La cosa che mi rincuorò fu il vedere che le luci erano accese. Un miracolo del cielo. Mi incamminai con non poche difficoltà verso quella che poteva essere la mia unica via di salvezza visto che il cellulare e la macchina mi avevano abbandonato.

    Quando giunsi al pesante portone di legno che conduceva alla casa un brivido mi percorse la schiena. Bussai deglutendo e la porta si spalancò appena la sfiorai. C'era qualcosa di perverso in tutto quello, ma pensai che fosse solo a causa dell'alcol che mi circolava nel sangue.

    "C'è nessuno?" domandai a voce alta. Mi rispose un silenzio devastante. La casa era illuminata da candele e lampade ad olio, ma non c'era traccia di vita umana. Camminando piano mi ritrovai in una stanza dalle pareti dipinte di un sinistro rosso rame. Trovai una dispensa ricca di scatolame e barrette energetiche, qualche zaino abbandonato per terra e numerosi vestiti disposti ordinatamente su una mensola. Proprio mentre stavo per afferrare qualcosa un rumore di passi svelti mi fece voltare. Alla mia destra c'era una porta. Aperta.

    Una voce dentro di me cercava di fermarmi ma qualcosa attirava la mia attenzione: volevo... anzi no. DOVEVO scendere.

    Mi affacciai e notai il pungente odore di muffa che mi arrivò alle narici forte e chiaro. Cominciai a scendere come in trance.

    Era una cantina polverosa e scarsamente illuminata, una stretta scala a chiocciola di pietra mi aveva condotto verso il basso e scendendo gli scalini si percepiva l'umidità dei muri. Ero arrivata giù, in quella stanza agghiacciante e maligna. Cercavo una luce, una qualsiasi cosa che illuminasse quella stanza quando su un tavolo di legno vecchio trovai una candela. Avevo un accendino in tasca, e dando fuoco alla candela mi guardai intorno. C’era un vecchio baule, una di quelle vecchie grosse casse antiche con tutti dei ricami. La voglia di scoprire cosa ci fosse all'interno era tanta, ma calmai questa mia curiosità e continuai a guardarmi intorno. Notai poco dopo uno specchio. Aveva l'aria di essere molto antico, di una bellezza sbiadita col tempo. Conservava però ancora l'imponenza che doveva averlo contraddistinto in anni migliori. Mi ritrovai a fissarlo con maggiore interesse ma più lo guardavo e più mi sentivo trascinata verso di lui. D'improvviso il mio riflesso cambiò: vedevo il mio corpo invecchiare, morire e infine non rimase che un cadavere putrefatto pieno di sangue, volevo andare via da quella stanza terribile. La candela mi cadde dalle mani e corsi via. Mentre risalivo le scale avevo sentito un piccolo gridolino e ciò mi aveva spinto a correre ancora più in fretta.

    Tornai su, le mani e le gambe ancora mi tremavano dalla paura, il cuore che batteva all’impazzata.

    Un brivido mi salì lungo la schiena. Eppure ce l’avevo fatta. Presi uno zaino e ci buttai dentro alcuni vestiti e delle barrette al cioccolato. Uscì trattenendo il respiro e con ritrovato vigore corsi verso la macchina. Ero scappata da quella casa, e non volevo tornarci mai più, mai.

    Non sapevo dove andare, ma non era questo il problema più grave.

    Avevo il presentimento di essere seguita ma accantonai quel pensiero in un angolo della testa e continuai a correre verso la macchina.

    Fonte/i: Mi bloccai quando la vidi, certa di aver visto qualcosa che non andava. Con passi lenti mi avvicinai al vetro. Era un incubo. Non c'erano spiegazioni. Davanti a me, in un'esplosione di sangue, c'era il mio corpo devastato dalle lamiere della macchine. Una voce dietro di me rise. Fredda, cinica, distaccata. Avvertì qualcosa di umido percorrermi il collo e capì che doveva trattarsi di una lingua. Non potevo vederlo, ma ero sicura che qualsiasi cosa fosse ciò che avevo dietro le spalle stesse sorridendo. "Adesso sei mia." Urlai.
  • 9 anni fa

    quella sensazione mi perseguitava.... quando ad un tratto mi afferro e mi porto in un rifugio.qui mi inizio a torturare a tagliarmi le dita..... ( se vuoi aggiungere dettagli) e dopo una settimana mi fece vedere un video dove io ero il protagonista. In passato avevo ucciso un uomo xke rubava a casa mia e scoprii ke quello era il suo fantasma. Dopo aver visto il video mi uccise.

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