♪imbO ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 8 anni fa

Quali sono i migliori versi o passi letterali dedicati proprio ai lettori?

..ispirata dal buon vecchio Walt..

(Whitman non Disney eh!)

Thou reader throbbest life and pride and love the same as I,

Therefore for thee the following chants.

.........................

Tu lettore fremi di vita e orgoglio e amore come io fremo,

dunque siano per te questi canti.

Ovviamente non avete limiti,valgono prefazioni di romanzi,passi di saggi,estratti di poesie e tutto quello che volete e vi viene in mente!

Non abbiate timore e ditemi pure tutto quello che vi passa per la testa...per rimanere in tema:

"Straniero,se tu passando mi incontri e desideri parlare con me,perché non dovresti parlarmi?

E perché io non dovrei parlare con te?"

Buona giornata a tutti lettori! :)

Aggiornamento:

Ma siete fantastici!

Mi fate sentire un lettore fortunato a ricevere le vostre bellissime risposte! :)

12 risposte

Classificazione
  • 8 anni fa
    Risposta preferita

    "Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani, amabile lettore. Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso che, gettandovi uno sguardo, senza volerlo si era costretti a domandare a se stessi: è mai possibile che sotto un cielo simile possa vivere ogni sorta di gente collerica e capricciosa? Anche questa è una domanda da giovani, amabile lettore, molto da giovani, ma voglia il Signore mandarvela il più sovente possibile nell’anima!"

    'Le notti bianche', di Dostoevskij.

    Fedor dedica l' intero romanzo al lettore: lo prende per mano, per le vie ed i palazzi di San Pietroburgo; la sua compagnia diventa un amico fedele con il quale condividere le tue e le sue notti bianche.

    "Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla, di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso, dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvinol» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.

    Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce.

    Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. Uria volta si leggeva in piedi, di fronte a un leggio. Si era abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava così quando si era stanchi d'andare a cavallo. A cavallo nessuno ha mai pensato di leggere eppure ora l'idea di leggere stando in arcioni, il libro posato sulla criniera del cavallo, magari appeso alle orecchie del cavallo con un finimento speciale, ti sembra attraente. Coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto comodi per leggere; tenere i piedi sollevati è la prima condizione per godere della lettura.

    Bene, cosa aspetti? Distendi le gambe, allunga pure i piedi su un cuscino, su due cuscini, sui braccioli del divano, sugli orecchioni della poltrona, sul tavolino da tè, sulla scrivania, sul piano del tavolo, sul mappamondo. Togliti le scarpe, prima. Se vuoi tenere i piedi sollevati; se no, rimettitele. Adesso non restare lì con le scarpe in una mano e il libro nell'altra."

    'Se una notte d' inverno un viaggiatore', di Calvino.

    Calvino dedica questo metaromanzo alla letteratura ed inevitabilmente al lettore, che la rende viva e dinamica, come i personaggi, i romanzi 'inafferrabili', e l' intreccio narrativo.

    Buona giornata anche a te, lettore!

    ;)

  • 8 anni fa

    Cervantes si rivolge al lettore del Don Chisciotte definendolo "desocupado lector".

    Quasi intraducibile, quel "desocupado".

    Meregalli lo rende così: "Lettore che non hai di meglio da fare".

    Anche Bufalino, in "Argo e il cieco", usa l'aggettivo "desocupado".

    Penso, poi, a Quevedo, che chiama il suo lettore "indemoniato e infernale" (!), e gli si rivolge in questo modo:

    "Maledetto tu sia, che a nulla m'è servito chiamarti, negli altri miei discorsi, "pio, benevolo, benigno lettore", affinché non mi pigliassi in uggia. Così è che, deluso ormai, voglio parlare con te chiaramente.

    E se il mio discorso ti piacerà, ne caverai diletto; se no, poco m'importa, perché io di te non so che farmene. Vale."

    (Da "Sogno dall'Inferno").

    E a Baudelaire:

    (...) "È la Noia! L'occhio gravato da una lagrima

    involontaria, sogna patiboli fumando la sua pipa. Tu

    lo conosci, lettore, questo mostro delicato - tu,

    ipocrita lettore - mio simile e fratello!"

    Insomma, siamo desocupados, indemoniati, infernali, ipocriti!

    E come non parlare de "La mia vita di uomo" di Roth?

    Pagine e pagine in cui lo scrittore discute col lettore in merito al processo creativo del romanzo, e lo coinvolge, e gli chiede consiglio e comprensione.

    "Al lettore che non solo non ha "capito l'andazzo", ma comincia a ribellarsi allo squallore uniforme delle situazioni che gli ho qui prospettato, al lettore che esiti ormai a prestar fede a un protagonista che, pervicacemente, porta avanti una relazione con una donna tanto poco appetitosa e tanto disastrata, dirò soltanto che, in retrospettiva, trovo arduo prestargli fede io stesso."

    E via così, a prospettare spiegazioni e ricordi che, però, lo porterebbero solo a "trarre il lettore in inganno".

    E questo no, Roth non lo fa.

  • gigho
    Lv 6
    8 anni fa

    Mi vengono in mente gli scritti di Bulgakov, di Ende e di Dickens con "Caro lettore! Dipende da te o dame che queste cose capitino o non capitino nei limiti rispettivi delle nostre sfere d'azione. Ebbene, allora che esse avvengano!", ma mi riservo il privilegio di citare tutt'altro.

    "Cresce in me l'esigenza di testimoniare, come se fossi l'ultimo che vive e che può proferire parola, e come se con le mie parole mi rivolgessi a coloro i quali sopravvivono al diluvio, alla pioggia sulfurea o all'era glaciale - il tempo biblico dei grandi e dannosi cataclismi, il tempo dell'ammutolimento. Il genere prende il posto dell'uomo, il singolo viene calpestato dal collettivo come un selvaggio branco di elefanti inorriditi in fuga."

    Questo libro-diario ( Dario di galera -Imre Kertész) è un dialogo tra lo scrittore e il lettore. Lo stesso autore ci invita a prendere parte alla sua realtà, alla sua intimità, alle sue sconfitte e alle sue paure. E' come un dialogo che abbraccia ogni campo dell'esistenza umana, dove il confine tra chi scrive e chi legge non esiste più. Le due parti si fondono, dando vita a qualcosa di eccezionale.

    P.S. Mi rincuora notare che le tue battutine sono peggiori delle mie ;)

    Dolce giornata anche a te.

  • I "venticinque lettori" di Manzoni!

    "Pensino ora i miei venticinque lettori che impressione dovesse fare sull'animo del poveretto, quello che s'è raccontato"...

    A dispetto di tutto e di tutti, io amo "I Promessi Sposi"!

    E poi mi sono ricordato questa poesia di Wallace Stevens:

    The house was quiet and the world was calm.

    The reader became the book; and summer night

    Was like the conscious being of the book.

    The house was quiet and the world was calm.

    The words were spoken as if there was no book,

    Except that the reader leaned above the page,

    Wanted to lean, wanted much to be

    The scholar to whom his book is true, to whom

    The summer night is like a perfection of thought,

    The house was quiet because it had to be.

    La casa era silenziosa e il mondo calmo.

    Il lettore divenne il libro; e la notte d’estate

    Era come l’io consapevole del libro.

    La casa era silenziosa e il mondo calmo.

    Le parole vennero dette come se non ci fosse alcun libro,

    Se non che il lettore fosse chino sulla pagina,

    Voleva chinarsi, voleva essere

    Lo studioso per il quale il libro è vero,

    A cui la notte estiva è come un pensiero perfetto,

    La casa era silenziosa perché così doveva essere.

  • Che ne pensi delle risposte? Puoi accedere per votare la risposta.
  • 8 anni fa

    Ahaha avevo pensato a Disney ^_^

    Mi è venuta in mente questa frase.

    Non è proprio una dedica ... ma mi piace *__*

    " Se non siete disposti a credere a nient'altro credete almeno a questo: quando vi prendo per mano e comincio a parlare, amici, credo in ogni parola che dico."

    S.K.

  • 8 anni fa

    A me piacciono in modo particolare i versi di Stephen King nei capitoli de La Torre Nera, nel momento (e scusate l'anticipazione) in cui lui stesso entra a far parte della storia come personaggio.

    Quando lui racconta la sua opera di scrittore non come opera di invenzione ma, come opera di ricezione di un canto che lui si limita a scrivere. Quando lui racconta che i personaggi stessi dell'opera lo hanno convinto, quasi costretto a proseguire la scrittura di un'opera che aveva abbandonato. Il fatto stesso che lo scrittore incontri i suoi personaggi è qualcosa di incredibilmente strano.

    Cito alcuni versi:

    "Sapete", riprese King, "io non sono molto bravo a raccontare storie. Sembra un paradosso, ma non lo è. E' la ragione per cui scrivo".

    "Parli come se esistesse davvero".

    Roland lo guardò diritto negli occhi. "Io esisto? E tu?"

    King tacque.

    "Sei stato tu a scrivere La Torre Nera?"

    Per Eddie quella domanda non aveva alcun senso, ma gli occhi di King si animarono e le sue labbra si distesero in un sorriso brillante. "No" esclamò. "E se mai farò un libro sul mestiere di scrivere - e probabilmente potre, perché è questo che insegnavo prima che mi ci dedicassi - lo scriverei. Non l'ho scritto, non ho scritto quello e non ha scritto in realtà nessuno degli altri. So che ci sono scrittori che scrivono, ma io non sono uno di loro. Anzi, quando mi viene meno l'ispirazione e mi riduco alla trama, di solito la storia a cui sto lavorando va in cacca."

    [...]

    "Cosa succede quando crei una storia?"

    "Viene così", rispose King. La sua voce si era ridotta ad un filo. Meditativa. "Mi entra dentro come un vento, e questa è la parte più bella, poi esce quando muovo le dita. Mai dalla testa. Viene dall'ombelico o da qualche parte lì sotto."

    e c'è tanto tanto altro.

    ___________

    Ne cito un'altra, sempre di King in On Writing:

    "scrivere è telepatia. Io mi metto a raccontare dov’ero e dove sono e voi che leggete ve lo immaginate. A grandi linee vedete dove sono, cosa mi circonda, e tutto il resto. Adesso, per esempio, alla mia destra c’è un posacenere rosso che sembra una mela, di quelli con una specie di pulsante verticale che quando lo schiacci inghiotte i mozziconi ciancicati di sigaretta nel ventre. Lo vedete? Secondo me sì. "

  • ?
    Lv 7
    8 anni fa

    Non sono poetici versi dedicati ai lettori che mi vengono in mente immediatamente,ma un romanzo di Pennac,come un romanzo,che lo scrittore dedica tutto a noi,consumatori di libri,grandi e piccoli...non sarà intriso di poesia,ma l'ho trovato interessante da genitore...preoccupata di quanto poco leggano i miei figli,e per certi versi illuminante...

  • 8 anni fa

    Una cosa che scrissi un po' di tempo fa' vedendo l'ennesimo bambino coinvolto in qualcosa di molto più grande di lui...

    " sei nato nelle tenebre dell'odio

    fra il rumore della polvere che scoppia

    in un paese massacrato dalla guerra.

    Tu non sai cosa sia,

    ma il tuo piccolo cuore sente e patisce.

    Ti basterebbe un filo d'amore per vivere,

    un filo di pace.

    Ma sei nato nelle tenebre dell'odio,

    dove l'unica luce è quella dei tuoi occhi..."

    Ciao Fabio

  • Anonimo
    8 anni fa

    "Il “libridinoso” lo si riconosce da come rallenta davanti ad una libreria: non appena avverte la presenza di una grossa concentrazione di carta stampata, si blocca, dà uno sguardo morboso alla vetrina, vorrebbe allontanarsi ma non ce la fa, esita ancora un poco, poi alla fine, gettata la spugna, entra e si precipita verso il banco. Magari quel giorno ha anche un po’ fretta, un appuntamento di lavoro o d’amore, ma la tentazione è più forte di qualsiasi altro impegno: una forza sconosciuta lo scaraventa all’interno, lo costringe ad aggirarsi fra i banchi, a guardare freneticamente i titoli, i colori, le copertine e le fascette con le tirature."

    (Luciano De Crescenzo, Il caffè sospeso)

  • 8 anni fa

    Caro Fabio,

    io viaggio molto con l'immaginazione e forse posso essere annoverata tra le visionarie più pazze di tutti i tempi :P

    Immagino allora Khalil Gibran, davanti a centinai di migliaia di ascoltatori/lettori, in un silenzio quasi assordante, che gli chiedono cosa fosse l'Amore, quello con l'A maiuscola, quello che ti fa battere il cuore, quello che non finisce mai...e lui lo spiega così:

    <<Quando l'amore vi chiama seguitelo. Anche se le sue vie sono dure e scoscese. E quando le sue ali vi avvolgono, affidatevi a lui. Anche se la sua lama nascosta tra le piume potrebbe ferirvi. E quando vi parla, abbiate fiducia in lui. Anche se la sua voce può infrangere i vostri sogni come il vento del nord devasta un giardino. Perché l'amore come vi incorona, allo stesso modo può crocifiggervi. E come vi fa fiorire, allo stesso modo vi recide. Allo stesso modo in cui ascende alle vostre sommità e accarezza i vostri rami più teneri che fremono nel sole, così può scendere fino alle vostre radici e scuoterle fin dove si aggrappano alla terra. Come covoni di grano vi raccoglie intorno a sé. Vi batte fino a spogliarvi. Vi setaccia per liberarvi dai vostri gusci. Vi macina fino a ridurvi in farina. Vi impasta rendendovi malleabili.

    Poi vi affida alla sua sacra fiamma, per rendervi pane sacro per il sacro banchetto di Dio. Tutto questo vi farà l'amore perché conosciate i segreti del vostro cuore, e perché in quella conoscenza diveniate un frammento del cuore della vita. Ma se nella vostra paura dell'amore cercherete solo il piacere e la pace, allora meglio farete a coprire la vostra nudità e ad abbandonare l'aia dell'amore per il mondo senza stagioni dove potrete ridere, ma non tutte le vostre risate, e piangere, ma non tutte le vostre lacrime.

    L'amore non dà nulla se non sé stesso, e non prende che da sé stesso.

    L'amore non possiede, né può essere posseduto. Perché l'amore basta all'amore. E non potete pensare di comandare il cammino dell'amore: se vi trova degni, è lui a dirigere il vostro cammino. L'amore non ha altro desiderio che realizzare sé stesso.>>

    Fonte/i: K. Gibran, Quando l'amore chiama, seguilo
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.