Riflessione su: "All'azienda conviene un dipendente più felice" ?????????..?

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Le imprese che curano il benessere e la motivazione dei lavoratori ottengono migliori risultati sul piano economico e produttivo. I corsi della fondazione Vital

“Tu sei pagato per fare il tuo lavoro”, si diceva un tempo. E ancora a molti imprenditori e dirigenti piace tornare sul leit-motiv quando si tratta di fare la voce grosa. Ma le cose, e già da un pezzo, non stanno più così. Ce lo hanno insegnato le grandi corporate americane come la Apple già dagli anni ’80, e, più di recente, gli spazi di lavoro colorati e stimolanti di Google e di tutta una nuova generazione di imprenditori “illuminati”. Dal dipendente le aziende vogliono, in ordine: entusiasmo, produttività, dinamismo e via dicendo compresa la famigerata “dote di leadership” e la “capacità di problem-solving”, fino ad affollare tutto un vocabolario del nuovo “gergo” aziendale.

Così l’azienda spicca il volo, l’ambiente di lavoro è talmente accattivante che gli impiegati non vedono l’ora di arrivare in ufficio, e i problemi diventano una sfida da risolvere insieme, un momento di coesione; e in generale tutti vivono meglio e sono più felici. Ma come si fa ad ottenere tutto questo da una persona che fino a ieri (nel migliore dei casi), viveva il lavoro come una pausa tra un momento e l’altro della propria vita? La gestione del personale diventa quindi la chiave della crescita aziendale. Di tutto questo, e di molte altre applicazioni dello stesso concetto, traslato nel pubblico o addirittura in politica, si occupa la Fondazione Vital di Bolzano. Un gruppo interdisciplinare di esperti che diffonde il verbo dell’Impresa Sana. La logica della rivoluzione che il team produce nell’azienda muove da un semplice sillogismo, “se l’azienda si occupa della salute del dipendente, allora il dipendente si occuperà della salute dell’azienda”. Lapalissiano, si potrebbe dire, ma affatto semplice da ottenere. Il concetto di salute, però, va chiarito: non è solo il mal di schiena da recuperare col cuscinetto lombare, ma Salute, intesa come Qualità della vita. Il tutto, purtroppo, non si ottiene (solo) con un sostanzioso aumento di stipendio del lavoratore di turno. Gran parte del segreto sta nella comunicazione. "Normalmente nelle aziende si associano i canali di comunicazione alla gerarchia – spiega Michela Morandini, psicologa del lavoro del team Impresa Sana – così quando il capo chiede qualcosa, il sottoposto esegue anche se capisce che la richiesta è sbagliata o esiste un’alternativa migliore". Niente di più sbagliato, insegna Steve Jobs, che per tutti, anche la signora delle pulizie, in Apple era semplicemente Steve, e se qualcuno voleva proporre nuove idee bastava bussasse alla sua porta. "Una buona comunicazione, da sola, contribuisce a rendere il luogo di lavoro molto più gradevole per tutti, e i dipendenti sanno che se parlano qualcuno li sta a sentire, si sentono più partecipi". Ma poi c’è il fattore salute fisica, "dobbiamo fare i conti con una popolazione in progressivo invecchiamento, e un’età lavorativa che si allunga sempre più – spiega Manfred Hannergasser – e questo comporta una presa di coscienza da parte degli imprenditori, che per il loro stesso interesse sono chiamati a prendersi cura della salute dei loro dipendenti". L’offerta di soluzioni è vastissima, "l’importante è comprenderne lo spirito – spiega Hannergasser – l’obbiettivo è quello di rendere felice l’esperienza lavorativa, non spremere il dipendente; il fatto che poi quest’ultimo lavori meglio è una naturale conseguenza". E i numeri confortano la tesi: dove il piano è stato applicato, per ogni euro investito le aziende hanno ottenuto un ritorno economico di 2,5 euro in termini di maggiore produttività e abbattimento dell’assenteismo, e i dipendenti si sono finalmente sentiti delle vere “risorse umane”.

1 risposta

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  • Luca
    Lv 6
    8 anni fa
    Risposta preferita

    Alla faccia della riflessione....!

    Ciao Luca

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