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Lv 6
? ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 8 anni fa

Un armadio di libri...quali abiterebbero il tuo guardaroba?

Ripropongo questa mia domanda, introducendo nuovi 'abitanti'. Gli armadi e le librerie si rinnovano, nuovi ospiti entrano a farne parte, nuovi libri vi abitano.

Ci sono alcuni libri che si lasciano indossare come fossero un abito, libri che abitano la nostra anima e vi aderiscono come una seconda pelle.

Quali indumenti abitano le vostre librerie, quali libri abitano i vostri armadi?

- La Parure composta da sciarpa, berretto e guanti rigorosamente di lana, per ripararti da freddo ed intemperie, ma anche per riscaldare il cuore quando il freddo penetra nell’ anima e sembra voglia gelarla.

Una raccolta di poesie di Wislawa Szymborska.

- Un cappotto oppure un chiodo di pelle che ti ‘danno un tono’ e ti ricordano il peso di una delle millemila variabili dell’ esistenza umana. Specifica quale di queste.

'Alla ricerca del tempo perduto', di Proust. Il Tempo e la Memoria, ovviamente.

- Delle scarpe pesanti, che attutiscano l’ impatto con i sassi appuntiti di quel sentiero tortuoso.

'Il mestiere di vivere', di Pavese.

- Un abito di lino, fresco ma non leggero, che permette di passare ore sotto il sole cocente senza provare fastidio della luce e del caldo.

'Dance Dance Dance', di Murakami. Oppure uno dei romanzi di Fruttero.

- Un abito elegante e raffinato.

'Diceria dell' untore', di Bufalino.

- Quei jeans in denim che ti calzano a pennello e porteresti sempre con te, in capo al mondo fino a consumarli.

'Il maestro e Margherita', di Bulgakov. Semplicemente IO.

- Quell’ indumento rispetto al quale non ricordi il motivo per cui tu l' abbia acquistato o perché l’ abbiano regalato proprio a te. Si tratta di un capo difficilmente abbinabile ad altri ma, proprio per questo motivo, unico come pochi.

'Se una notte d' inverno un viaggiatore', di Calvino.

- Un fazzoletto. Decidi tu che uso farne. Se asciugare lacrime salate o se utilizzarlo per soffiarti il naso nel peggiore dei raffreddori:

Nel primo uso, 'Le notti bianche', di Dostoevskij.

Nel secondo uso, cito tutte le "sfumature", ed il romanzo ‘Il profumo delle foglie di limone’, di Sánchez.

- Un ricordo della tua infanzia che custodisci gelosamente.

Le mie scarpine di danza, le punte. A quel periodo associo Mafalda, il fumetto di Quino. Adorabile. Aggiungo 'Il piccolo principe', di de Saint-Exupéry.

- La maglia che ti ricorda la tua adolescenza, i tuoi anni da ‘ribelle’ spensierato incurante di responsabilità e futuro. Sei cresciuto o la abiti ancora?

Io l’ ho messa in un cassetto, quella ‘reliquia’, ma la tengo ben in vista per ricordarmi di quei 'pazzi'. "Perché per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano [..]"

'On the road', di Kerouac.

- Quell' indumento che prendi in mano ogni volta in cui ti senti mediocre ed hai bisogno di vivere quel momento di vera Bellezza. Solo indossandolo ti riappropri del tuo Valore.

'Memorie di Adriano', di Yourcenar. 'Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo'.

- Quel maglione che sembra fatto di aghi di pino ed ortiche, per quanto è capace di irritarti la pelle, di farti male. Eppure non potresti fare a meno di indossarlo.

'Memorie del sottosuolo', di Dostoevskij.

- Quell' abito bianco, di una sfumatura che si impone alla vista e penetra nel cervello: illuminante e rivelatorio.

'Le intermittenze della morte', di Saramago. Surreale.

- Quell' indumento che non hai mai indossato, per paura che non ti calzi a pennello, per paura di rimanere deluso rispetto alle tue aspettative.

'Guerra e pace', di Tolstoj. Ebbene sì, mai indossato.

Buona giornata, lettori!!!

:)

Aggiornamento:

@ tatonzo, mi hai dato una bellissima risposta. Motivo in più per tenerti tra i miei contatti.

:)

9 risposte

Classificazione
  • Risposta preferita

    Adoro questa domanda... Grazie per averla riproposta!!

    - La Parure composta da sciarpa, berretto e guanti rigorosamente di lana, per ripararti da freddo ed intemperie, ma anche per riscaldare il cuore quando il freddo penetra nell’ anima e sembra voglia gelarla.

    David Copperfield, per ricordarmi che la vita può cambiare...

    - Un cappotto oppure un chiodo di pelle che ti ‘danno un tono’ e ti ricordano il peso di una delle millemila variabili dell’ esistenza umana. Specifica quale di queste.

    Cecità di Saramago, l'egoismo ma anche l'altruismo, due lati della stessa medaglia

    - Delle scarpe pesanti, che attutiscano l’ impatto con i sassi appuntiti di quel sentiero tortuoso.

    Messaggio per un'aquila che si crede un pollo. Con il pensiero positivo i sassi sembrano meno appuntiti.

    - Un abito di lino, fresco ma non leggero, che permette di passare ore sotto il sole cocente senza provare fastidio della luce e del caldo.

    Ti prendo e ti porto via di Ammaniti. L'hai già detto te, fresco ma non leggero...

    - Un abito elegante e raffinato.

    Il grande Gatsby, Fitzgerald

    - Quei jeans in denim che ti calzano a pennello e porteresti sempre con te, in capo al mondo fino a consumarli.

    Lettera a un bambino mai nato. I miei jeans.

    - Quell’ indumento rispetto al quale non ricordi il motivo per cui tu l' abbia acquistato o perché l’ abbiano regalato proprio a te. Si tratta di un capo difficilmente abbinabile ad altri ma, proprio per questo motivo, unico come pochi.

    Il mercante di Venezia.

    - Un fazzoletto. Decidi tu che uso farne. Se asciugare lacrime salate o se utilizzarlo per soffiarti il naso nel peggiore dei raffreddori:

    La fattoria degli animali. Un fazzoletto prezioso come un diamante...

    - Un ricordo della tua infanzia che custodisci gelosamente.

    Storia di un gatto e della gabbianella che gli insegnò a volare

    - La maglia che ti ricorda la tua adolescenza, i tuoi anni da ‘ribelle’ spensierato incurante di responsabilità e futuro. Sei cresciuto o la abiti ancora?

    Di noi tre di De Carlo. Me lo regalò un fidanzatino. Sono cresciuta, molto diversa da quell'adolescente che ero...

    - Quell' indumento che prendi in mano ogni volta in cui ti senti mediocre ed hai bisogno di vivere quel momento di vera Bellezza. Solo indossandolo ti riappropri del tuo Valore.

    Il Piccolo Principe. Mai definizione per me fu più appropriata...

    - Quel maglione che sembra fatto di aghi di pino ed ortiche, per quanto è capace di irritarti la pelle, di farti male. Eppure non potresti fare a meno di indossarlo.

    Delitto e castigo

    - Quell' abito bianco, di una sfumatura che si impone alla vista e penetra nel cervello: illuminante e rivelatorio.

    'Le intermittenze della morte', di Saramago. Non posso citare altro libro, anche se l'hai già citato te...

    - Quell' indumento che non hai mai indossato, per paura che non ti calzi a pennello, per paura di rimanere deluso rispetto alle tue aspettative.

    L'insostenibile leggerezza dell'essere. Ma lo indosserò presto, lo prometto...

  • 8 anni fa

    - Le fascinazioni d'uno scialle ch'avvolgono i misteri temporali, immani cogitazioni quantiche di ciò che rese mite ma superbo l'uomo, caldo, sicuro e arso dai tepori millenari degli enigmi della Scienza. Guanti pregiati di lana della concezione mistica del Tempo, e berretto sulla mente che menziona il "Teorema del Tempo".

    "L'irresistibile fascino del Tempo" di Antonino Zichichi.

    - Un chiodo di pelle nera, tagliente, che scorre sulla pelle dello spirito di patriottismo ed ostentazione d'una sorta di sciovinismo quasi napoleonico, ridondanti i feroci assunti della propria identità di genere, e ricerca del proprio nome nella saggezza d'un oramai perduto nazionalismo.

    "La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci.

    - L'imago ostile del grave che riluccica su mocassini senza pelle, errabondi, tra malto e frumento, nei sentieri parchi d'oscurità regia, tra sofferenza sublime e tacita, e dialogo tra l'uomo ed il mistero antico scorto nella Luna.

    Non un libro. Solo un canto Leopardiano:

    "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia"

    - Una veste ricolma di magnificente magìa millenaria, che smorza la tenebra della Fede, ma esalta il divino Trascendente, seppur dimorante nell'inesorabile immanente.

    "Perché io credo in colui che ha fatto il mondo" di Antonino Zichichi. (immagino si intuì che è uno dei miei scienziati preferiti)

    - Un abito elegante e raffinato, siccome la raffinatezza d'un completo gessato e fazzoletto di seta al taschino, immerso tuttavia nell'inquietudine del fragoroso e scomposto circostante.

    "I dolori del giovane Werther" e "Le affinità elettive" di Goethe.

    - Non mi svesto mai di quell'eccelso tessuto in tela che leviga la pelle della mia mente tra la "Teoria dell'unificazione del Tutto" ed il caos ordinato nell'epidermide dell'Universo che concilia la microfisica e la meccanica nella "Teoria Ondulatoria del Campo".

    "Albert aveva ragione: Dio non gioca a dadi" di Walter Cassani.

    - Me lo regalarono per stimolare lo spirito osservabile della mia esegesi, colto come fui da abissi infimi di larghe vedute sin quasi a condurmi in una sorta di "epistemologia" storica.

    "I misteri dell'antico Egitto" di Alberto Fenoglio.

    - Un fazzoletto ch'adombra i volti di cruenti viaggi mnemonici per tempi ed eventi che mai vissi, tra Storia e cronologia d'eventi funesti. Amici con cui presi una birra, tra un fucile ed una gavetta, 94 anni fa.

    "Niente di nuovo sul fronte occidentale" di Erich Paul Remark.

    - Un ricordo della tua infanzia che custodisci gelosamente.

    Adoravo l'Universo già da piccolissimo, ed altra rimembranza più suggestiva di tali stagioni non potrei avere.

    "Il Cosmo intelligente" di Paul Davies (edizione del 1995. Stupenda)

    - La magia solenne devota ad un tripudio vestito d'alto onore nell'orbite seducenti e solerti degli occhi di mio nonno mi donò un toma senza numeri in calce alle pagine. Un libercolo senza titolo, senza nomi, senza storie, ma culminante di Storia. L'autore supremo di impervie locuzioni ed immani mementi all'ansimo dei suoi agghiaccianti racconti della Seconda Grande Guerra: mio nonno, paracadutista della Folgore del '44, battaglione "Nembo", 1ª Compagnia. Ero piccolo, forse troppo per "leggere" quelle nefaste pergamente dai mesti righi della sua sommessa voce. Ma fu un "libro" stupendo, forse il migliore in assoluto.

    - Quell' indumento laddove il sottile gioco alle perversioni diviene una "Domus" dei propri sfavillanti, ma composti, segreti.

    "Opus Pistorum" di Henry Miller.

    - Il maglione con indosso la lacerante dicotomia tonale dei colori cangianti e sgargianti, l'antitesi che lascia il posto all'ossimoro, all'ambivalenza dell'essere, ad una sorta di schizoide essenza riposta nel compostume infido d'una, invece, normale normalità. Come potremmo non indossare sol un segmento di natura psicoide di Myskin? Tenebra del circostante e luce del singolo.

    "L'idiota" di Dostoevskij

    - Quell' abito bianco, di una sfumatura che si impone alla vista e penetra nel cervello: illuminante e rivelatorio.

    Il candore sublime del potere celato del verbo.

    "Psicanalisi e Narrazione" di Enzo Morpurgo e Valeria Egidi

    - Indumento di spiritualità immanente, concreta, pagana nell'accezione più ostica al concetto di divinità. L'uomo e la sua "coscienza intellettuale", stigmate dei precetti celesti. La psicologia della vanità o l'esicasmo avulso dai canoni della Fede? La virtù sedente sui troni della Veritas è l'obiettività del prescindibile.

    "Il Crepuscolo degli Idoli" di Nietzsche... tuttavia sono in fase di metabolizzazione.

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    Lv 6
    8 anni fa

    - La Parure composta da sciarpa, berretto e guanti rigorosamente di lana, per ripararti da freddo ed intemperie, ma anche per riscaldare il cuore quando il freddo penetra nell’anima e sembra voglia gelarla.

    L'abbraccio caldo e affettuoso di qualcosa che non so. La consapevolezza di essere al sicuro, di non dover temere il freddo tagliente di un mondo inospitale, che sembra odiarti. Una coperta soffice e tenera nella quale avvolgersi, e tornare bambini. Un mondo perfetto. "Stranalandia", di Stefano Benni.

    - Un cappotto oppure un chiodo di pelle che ti ‘danno un tono’ e ti ricordano il peso di una delle millemila variabili dell’ esistenza umana. Specifica quale di queste.

    L'attesa. Una di quelle variabili che, inesorabilmente, determinano gran parte della nostra esistenza. L'attesa, ovvero quell'interminabile sequenza di secondi che diventano minuti che si trasformano in ore senza fine. Giorni che si passano il testimone di una corsa priva di traguardo, un mentre infinito. "Il deserto dei Tartari", di Dino Buzzati.

    - Delle scarpe pesanti, che attutiscano l’impatto con i sassi appuntiti di quel sentiero tortuoso.

    Scelgo "Bilico", di Paola Barbato. Sono delle scarpe meravigliose, perché mi lasciano cadere quando ne ho bisogno.

    - Un abito di lino, fresco ma non leggero, che permette di passare ore sotto il sole cocente senza provare fastidio della luce e del caldo.

    Su tutti direi "Vista con granello di sabbia", di Wislawa Szymborska. Non conosco protezione e nascondiglio migliore della poesia, c'aggia fa'?

    - Un abito elegante e raffinato.

    Confesso che il mio armadio è abitato da pochissimi abiti eleganti e raffinati, dato che sono "allergico" a questo tipo di indumenti. Ma con l'eleganza e la raffinatezza de "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" di Robert Pirsig dipingerei ogni centimetro quadrato della mia pelle.

    - Quei jeans in denim che ti calzano a pennello e porteresti sempre con te, in capo al mondo fino a consumarli.

    Quel 'sempre' non mi lascia alternativa. Poesia, poesia, poesia. In tutte le sue forme, dal mio armadio prendo i jeans in poesia sottoforma di prosa. "La campana di vetro", Sylvia Plath

    - Quell’ indumento rispetto al quale non ricordi il motivo per cui tu l' abbia acquistato o perché l’ abbiano regalato proprio a te. Si tratta di un capo difficilmente abbinabile ad altri ma, proprio per questo motivo, unico come pochi.

    Fu un caso. Comprai questo indumento quasi per sbaglio, su una bancarella: rientrò, casualmente, tra i due acquisti scelti. Fu una scoperta strepitosa. Difficile da abbinare, perché è la "faccia oscura", quella che si affaccia sul distacco dai sentimenti, sulle radici dell'aggressività umana, sulle cause della guerra, sull'uso del capro espiatorio e del sacrificio umano, sul suicidio individuale e collettivo, sulle prevaricazioni del potere, sul perché si dice "ti uccido come un cane" e non "ti uccido come un uomo". Roberto Guiducci, "Ti uccido come un cane".

    - Un fazzoletto. Decidi tu che uso farne. Se asciugare lacrime salate o se utilizzarlo per soffiarti il naso nel peggiore dei raffreddori:

    Con le pagine dei "libri" "scritti" dai vari politicanti, vip, fenomeni-del-momento mi ci soffierei il naso, e, in ogni caso, non li getterei via: potrei sempre avere un comodino che balla. Nel secondo caso, le mie lacrime troverebbero un mare in cui confondersi ne "Il lamento del bradipo", di Sam Savage; oppure un arcobaleno in cui diventare colore con "Non ardo dal desiderio di diventare uomo finché posso essere anche donna bambino animale o cosa", di Alessandro Bergonzoni.

    - Un ricordo della tua infanzia che custodisci gelosamente.

    Sorrido. "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde", di Robert Louis Stevenson. Forse il mio primo "vero" libro. E' un'edizione del '52, con un'introduzione di Oreste Del Buono. Ha le pagine ingiallite e sa di me.

    - La maglia che ti ricorda la tua adolescenza, i tuoi anni da ‘ribelle’ spensierato incurante di responsabilità e futuro. Sei cresciuto o la abiti ancora?

    Maglia: "Sputerò sulle vostre tombe", di Boris Vian. Sono cresciuto E la abito ancora.

    - Quell'indumento che prendi in mano ogni volta in cui ti senti mediocre ed hai bisogno di vivere quel momento di vera Bellezza. Solo indossandolo ti riappropri del tuo Valore.

    Di indumenti del genere, per fortuna, ne ho più d'uno, nel mio armadio. Ad ogni momento di mediocrità corro ad indossarne uno. Ora come ora, direi "Le notti bianche" di Dostoevskij.

    Fonte/i: - Il bianco più nero che ci sia: quello delle piume del cigno che governa la nostra vita. Nassim Taleb, "Il Cigno nero". - Ho un maglione fatto di angoscia e lacerazione, l'etichetta mi penetra nella carne e la pelle non ha più nessuna vi di fuga. Gregor e K. l'hanno indossato prima di me, e non ne sono usciti. Ma nonostante, o forse proprio grazie a, tutto questo, non posso fare a meno di sentirmelo addosso. Il mio maglione è fatto di aghi kafkiani: "La metamorfosi" e "Il processo". - Quell'indumento che non hai mai indossato, per paura che non ti calzi a pennello, per paura di rimanere deluso rispetto alle tue aspettative. Il coraggio, o l'incoscienza, di indossare indumenti che non sono adatti a me non mi manca. Purtroppo o per fortuna. "Ragione e sentimento" di Jane Austen.
  • 8 anni fa

    Dopo aver letto la tua bellissima domanda mi sono andato a chiudere in bagno ed ho tolto lo specchio tanta era la vergogna che provavo per la mia pochezza letteraria e penso dilagante anche in altri modi di essere/vivere una coltura personale..Per cui, dopo La Bibbia ed il Vangelo che da sempre "risiedono" sulla libreria..(ma devo ingannare)! Vi sono anche per far vedere al prete.che viene a benedire la casa ed avendo figli che...sono anche Cristiano.. certamente praticante a tratti ed a modo mio per cui..

    Mi sono piu volte seduto a "cercare di leggere" entrambi e ti assicuro, faccio molta fatica per come sono scritti...tutti i riferimenti, i periodi che rimandano a''??Ma non ho smesso...

    Proust ho recentemente letto "come Proust "Può cambiarmi la vita..Concludendo sono un "non serio leggente" Ed infatti scorrendo i Tuoi titoli mi sono vergognato molto e penso che se mi cancellerai dai contatti ne capirei il motivo, perdonami ma conduco da sempre una strana vita dove i "libri" che certamente leggo ogni attimo sono VIVI! Sono i miei figli,i loro sguardi, le loro espressioni, il toni della loro voce, leggo in loro le loro ansie, paure, domande dubbi, le loro delusioni e le sviluppo assieme cercando di ridere e ridare a loro certezze magari anche fingendo come del resto espongo libri "Importanti" Per far vedere..mentre per loro, i miei figli, sono assolutamente presente e seriamente aggiornato ed impegnato.Perdonami..spero di rileggerti.

    Fonte/i: semplicementetatonzo
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  • 8 anni fa

    Domanda a dir poco stupenda :)

    - La Parure composta da sciarpa, berretto e guanti rigorosamente di lana, per ripararti da freddo ed intemperie, ma anche per riscaldare il cuore quando il freddo penetra nell’ anima e sembra voglia gelarla.

    "Pomodori verdi fritti al Caffè di Whistle Stop" di Fannie Flagg.

    E Harry Potter.

    - Un cappotto oppure un chiodo di pelle che ti ‘danno un tono’ e ti ricordano il peso di una delle millemila variabili dell’ esistenza umana. Specifica quale di queste.

    "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquéz. Se per "variabili dell'esistenza umana" non ho interpretato male, direi che qui ci sono tutte. Forse banalmente, citerei anche "La casa degli spiriti" di Isabel Allende. Due gran bei cappotti :)

    - Delle scarpe pesanti, che attutiscano l’ impatto con i sassi appuntiti di quel sentiero tortuoso.

    "Molto forte incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer (e le scarpe pesanti ci stanno a pennello. Solo chi lo ha letto potrà capire)

    - Un abito di lino, fresco ma non leggero, che permette di passare ore sotto il sole cocente senza provare fastidio della luce e del caldo.

    "Le quattro casalinghe di Tokyo" di Natsuo Kirino

    - Un abito elegante e raffinato.

    "Memorie di una geisha" di Arthur Golden

    - Quei jeans in denim che ti calzano a pennello e porteresti sempre con te, in capo al mondo fino a consumarli.

    "Middlesex" di Jeffrey Eugenides

    - Quell’ indumento rispetto al quale non ricordi il motivo per cui tu l' abbia acquistato o perché l’ abbiano regalato proprio a te. Si tratta di un capo difficilmente abbinabile ad altri ma, proprio per questo motivo, unico come pochi.

    In realtà ricordo tutto ma la seconda definizione gli si addice benissimo: "Il profumo" di Patrick Suskind.

    - Un fazzoletto. Decidi tu che uso farne. Se asciugare lacrime salate o se utilizzarlo per soffiarti il naso nel peggiore dei raffreddori:

    "Molto forte incredibilmente vicino", di nuovo. La causa e la cura delle mie lacrime.

    Come fazzoletto (in senso positivo, però) so di poter sempre contare sul Piccolo Principe.

    - Un ricordo della tua infanzia che custodisci gelosamente.

    "Il mago di Oz" di L. Frank Baum

    - La maglia che ti ricorda la tua adolescenza, i tuoi anni da ‘ribelle’ spensierato incurante di responsabilità e futuro. Sei cresciuto o la abiti ancora?

    Beh, non sono ancora del tutto uscita dall'adolescenza. Aspetterei prima di rispondere a questa domanda...

    - Quell' indumento che prendi in mano ogni volta in cui ti senti mediocre ed hai bisogno di vivere quel momento di vera Bellezza. Solo indossandolo ti riappropri del tuo Valore.

    Devo ancora trovare QUEL libro, pardon, indumento, perciò per adesso rientrano in questa categoria tutti quelli che sento il bisogno di rileggere più spesso (non è il caso di fare la lista)

    - Quel maglione che sembra fatto di aghi di pino ed ortiche, per quanto è capace di irritarti la pelle, di farti male. Eppure non potresti fare a meno di indossarlo.

    Quelli che mi fanno davvero così male non ho il coraggio di indossarli. Eppure, quando apro "l'armadio", non posso fare a meno di avere la tentazione di allungare la mano con la voglia di ritornare in quel tessuto così "dannoso"...Mi riferisco a "Ogni cosa è illuminata" di Foer. La mia pelle ha ancora bisogno di tempo per un nuovo impatto.

    - Quell' abito bianco, di una sfumatura che si impone alla vista e penetra nel cervello: illuminante e rivelatorio.

    "1984" di George Orwell. Un bianco accecante e quindi doloroso.

    - Quell' indumento che non hai mai indossato, per paura che non ti calzi a pennello, per paura di rimanere deluso rispetto alle tue aspettative.

    Un qualsiasi libro di Dostoevskij e "Romeo e Giulietta" di Shakespeare.

  • 8 anni fa

    Sinue l'Egiziano - di Mika Waltari

    Centomila gavette di ghiaccio - di Giulio

    Il peso dello zaino - di Giulio Bedeschi

    Il sergente nella neve - di Mario Rigoni Stern

    Inverni lontani - di Mario Rigoni Stern

    Un anno sull'altipiano - di Emilio Lussu

    Addio alle armi di Hemingwai

    Giornale (o diario) di guerra e prigionia di Carlo Emilio Gadda

    Lepanto - di Alessandro Barbero

    Sroria d'Italia del periodo fascista - di Luigi Salvatorelli

    In nome della resa - di Marco Picone Chiodo

    Storia militare del risorgimento - di Piero Pieri

    La prima guerra mondiale sul fronte italiano - di Gianni

    L'Italia del Novecento di Indro Montanelli

    I promessi Sposi - di Alessandro manzoni

    La Repubblica del Leone - di Alvise Zorzi

    El Alamein - di Paolo Caccia Dominioni

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    Lv 5
    8 anni fa

    Come maglietta avrei Cuore d' Inchiostro, come felpa Ultime lettere di Jacopo Oris. Come guanti avrei Canti (Leopardi). Come scarpe avrei I love shopping, 50 sfumarure di grigio e i libri di Moccia (adoro saltare sulle pozzanghere e correre nei giardini MUAHAHAHAH! Polvere alla polvere... )

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    Lv 4
    4 anni fa

    Seeee, magari avere un armadio guardaroba!!! Comunque, uno scarafaggio, nero, enorme e lucente...brrrrrrrrrrrrr...o una me stessa con qualche malattia molto grave e inguaribile...

  • 6 anni fa

    I mocassini vanno sempre di moda e sono comodissimi. Io li compro sempre su Amazon, un sito molto affidabile e sicuro. Ce ne sono di diversi tipi, modelli e prezzi. Ti lascio il link alla pagina così puoi dare un'occhiata http://bitly.com/16vaOOc

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