Vavax
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Vavax ha chiesto in Scienze socialiStudi di genere · 8 anni fa

Si può sempre essere obiettivi?

Io credo risulti difficile e mi chiedo quale sia il giusto compromesso.

Esiste un compromesso?

1 risposta

Classificazione
  • 8 anni fa
    Risposta preferita

    L'aspetto predominante per quel che concerne lo stato di valutazione oggettiva di eventi e persone annesse ad essi, chiamasi se vuoi "obiettività", trova accoglimento nella struttura subconscia d'ogni individuo. Io metabolizzo un evento e lo bypasso alla "reception" del mio "hotel psichico", e ne stablisco i canoni di "accettazione" o meno.

    Se lo accetto vuol dire che ho "obiettivizzato" tale target sino a dedurne elementi riconducibili alla mia accettazione stessa nei suoi confronti.

    Se non lo accetto dovrò provvedere ad una strategia (di natura inconscia) che la psicologia definisce come "Spostamento".

    Ciò avviene quando riscontro oggettiva veridicità d'un determinato evento, situazione o personaggio, ma non riesco ad accettarne la veridicità stessa. Dunque provvederò (inconsciamente) a "spostare" le mie convinzioni tangibili, ma che non accetto, dalla sfera superficiale delle mie percezioni attive (coscienza) alla psichicamente "olezzosa" pattumiera ove getto (e/o già gettai) tutto ciò che decisi di non accettare, seppur constatandone la "obiettiva" (ma, quindi, mai accettata... in quanto "verità scomoda") realtà e verità annessa (Inconscio).

    Esemplificando:

    "Spostamento", è la migrazione di verità inconsapevolmente accettate ma che, inconsciamente, non voglio accettare in quanto scomode (seppur ne riscontro sottesamente tangibili realtà);

    "Rimozione", è invece una vera e propria "cancellazione" di eventi nefasti e gravi traumi passati che sono stati prelevati dalla coscienza e gettati negli strati più infimi ed abissali della subcoscienza, come una sorta di lettera bruciata, o di cassaforte della quale ho gettato la chiave ed arso la lunga combinazione d'apertura (ed in tali gravi casi serve l'ipnosi per far "riaffiorare" verità - ma agghiaccianti - sepolte).

    Ora, tralasciando codeste escremenziali fragranti merdate di Psicologia, deducine ogni senso velatamente congiunto.

    L'obiettività prevede necessariamente la soddisfazione di un "obiettivo" per essere considerata tale.

    L'obiettivo è relativo all'obietto, dal latino "Objectum/Objicere"", ossia letteralmente "porre una cosa dinanzi", oppure "gettare una cosa" (come nell'esempio dell'inconscio).

    L'obiettività, ergo, è solo il coraggio potente, e prepotente, di ammettere l'intangibile "Veritas", il vero, la verità ultima delle cose (qualunque esse siano).

    È difficile sol per chi si cela nel rassicurante "parvente", ma ne avrà comunque conflitti interiori sino alla reiterazione degli stessi.

    Ma è facile ammettere la realtà, in fondo già lo facciamo... proprio nel momento in cui la "rimuoviamo" dalle nostre ridicole e strònze coscienze!

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