Riassunto Arte Romana: Ponti, acquedotti, terme, fognature, mura, templi, pantheon?

Grazie mille in anticipo.

Sul libro è troppo dettagliato... :\

1 risposta

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  • 8 anni fa
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    LA CLOACA MASSIMA

    Si fa risalire addirittura al tempo di Tarquinio Prisco, la sua prima funzione fu probabilmente quella di prosciugare l’area paludosa sulla quale fu costruito il Foro, essa infatti convogliava queste acque verso il Tevere. All’altezza del fiume essa si presenta come un arco a tre ghiere ed è interamente coperta da una volta a botte costituita da grandi massi. È tutt’ora usata come fognatura. [II.43]

    LE STRADE

    Le strade sono larghe 3 metri circa, e sono costituite da tre strati diversi di materiale drenante, in modo che l’acqua non vi ristagni, la forma stessa del piano stradale è una superficie convessa, che premette un rapido deflusso dell’acqua verso i fossati laterali (vedi illustrazione,pag.146 Cricco, cap.8). [II.48]

    I PONTI

    I ponti sono in pietra costituiti da arcate a tutto sesto , le cui fondazioni sono pali in legno infissi nell’alveo del fiume ( pag. 147, Cricco). Potevano raggiungere lunghezze anche notevoli e su essi passava la strada. [II.46]

    GLI ACQUEDOTTI

    L’approvvigionamento idrico era vitale per Roma e per le sue province, per cui vennero costruiti grandi acquedotti, il più importante dei quali è l’Acquedotto Claudio, costruito in epoca imperiale. Il suo percorso è di circa 70 km., molti dei quali sono arcate sostenute da robusti piloni, che ancora oggi si vedono nella placida campagna romana come segni rilevanti del paesaggio. Gli acquedotti permettevano di incanalare l’acqua dalla sorgente fino ai luoghi della sua utilizzazione attraverso condutture che ne regolavano la pressione e serbati di decantazione che ne filtravano le impurità. [II.44]

    IL TEMPIO

    A differenza di quello greco il tempio romano è di dimensioni modeste poiché le funzioni religiose si svolgevano sulla piazza antistante. È collocato su un alto basamento, detto podio, per accentuare l’imponenza architettonica della facciata, che si innalza sullo sfondo del cielo. Un esempio è il tempio tetrastilo della Fortuna Virile. [II.50 e II.51]

    IL TEATRO

    È di derivazione greca, ma anziché sfruttare il declivio naturale di un colle emerge con un anello murario che funge da sostegno e ingresso alle gradinate. Perde importanza l’orchestra e si amplia la scena, diventando una vera e propria architettura con effetti illusori di profondità. Spesso il teatro si raddoppia, diventando anfiteatro, cioè circolare o ellittico anziché semicircolare; in esso si svolgono i ludi gladiatori, molto apprezzati dal popolo di Roma. [II.54]

    LA BASILICA

    Fondamentale per la vita pubblica romana è la basilica, un edificio rettangolare sovrastato da una copertura a tetto sostenuta da file di colonne. Era un centro d’affari, sede di tribunali e di uffici amministrativi. [II.60]

    IL FORO

    Pur essendo solo una piazza, ha quasi valore di architettura poiché è strettamente connesso con gli edifici che lo circondano.

    PHANTEON

    Iniziato da Agrippa fu ricostruito da Adriano, che si propose di utilizzare la forma ideale del tempio rotondo. È un grande vano cilindrico sovrastato da una cupola, ricoperta da lacunari degradanti prospetticamente verso l’oculo dell’impluvium.

    Nel vano, il cui diametro misura quasi 44 metri, è idealmente inscrivibile una sfera [II.100], che nella parte inferiore si ancora al suolo diventando cilindro. L’edificio si apre verso l’esterno ed è inquadrato prospetticamente attraverso un pronao rettangolare, unito alla rotonda mediante un elemento intermedio a forma di parallelepipedo.

    Per la costruzione della cupola, ottenuta in un’unica gettata di cemento, l’impasto cementizio stesso fu alleggerito da pomice, e spinto al massimo della sua resistenza. A sostegno furono costruite fondazioni molto solide. Per rendere più leggera la muratura ne fu ridotto lo spessore, passando dai 6 metri del tamburo al metro e mezzo intorno all’oculo.

    Solo entrando si ha l’idea della capacità degli architetti romani di plasmare lo spazio, la cupola si congiunge al tamburo senza alcuna interruzione [II.103], creando uno spazio fluido e continuo. Lo sguardo non trova interruzioni nel suo scorrere lungo le pareti curve e ne segue l’andamento, sollevandosi verso l’alto, dove il grande oculo di 9 metri di diametro assicura l’illuminazione interna.

    La struttura interna si mostra chiara e leggibile, cosicché anche all’interno di uno spazio enorme, l’uomo sente di poterla comprendere e perciò dominare.

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