Cos'è la clausura oggi?

Ha ancora senso la clausura delle monache oggi?

Perchè mantenere certe forme di segregazione che alcuni considerano retaggio di secoli passati?

3 risposte

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  • 7 anni fa
    Migliore risposta

    Sveglia alle 5.30 e poi preghiere, letture, lodi fino alle 22. Il monastero di clausura di Pinerolo ci ha aperto la porta per la prima volta. E abbiamo incontrato sette suore speciali.Che accolgono chi vuole meditare

    Oltre la grata del monastero. Le immagini

    «Vengo dal Messico, sono laureata in pedagogia. Presi i voti, svolgevo ruoli “attivi”» dice suor Reyna Elisabeth. «Ma mi mancava qualcosa. Poi l’invito qui a Pinerolo. Ero spaventata dall’idea della chiusura fisica completa. Ma quando ci ho riprovato il terrore del “chiuso” è sparito. “Qualcuno” mi aveva voluta, aiutata».

    Nel monastero di clausura della Visitazione di Pinerolo, Torino, ordine fondato da San Francesco di Sales nel 1610, vivono sette suore di età e nazionalità diverse. È la prima volta che l’intera comunità di suore di clausura di Pinerolo si concede a un’intervista e a un reportage fotografico.

    Madre Maria Federica, la superiora, assicura che in convento non c’è tempo per la noia: «sveglia alle 5.30. Alle 6 un’ora intensa di preghiera e meditazione individuale. Poi, fino alle 7.30, letture comuni di brani sacri. Lodi dalle 8 alle 9, uno dei momenti centrali del nostro pregare. A turno alcune sorelle preparano il pranzo. Lo consumiamo in silenzio, mentre una sorella di noi legge brani scelti. Alimentare il corpo e contemporaneamente lo spirito. Dopo pranzo» continua Madre Maria Federica «un’ora dedicata allo svago e alla discussione sulle notizie che vengono dal mondo. Alle 16.30, il rosario, che ci conduce al vespro e a un’altra mezz’ora di meditazione individuale. Poi, fino all’ora di cena attività inerenti alla gestione del monastero, e dopo cena ancora riflessione e dialoghi. Alle 21, Compieta: preghiere e letture per affidarci per la notte nelle mani del signore. Alle 22 si spengono le luci. Ecco la nostra pienissima giornata».

    Tra le attività del convento, “Casa Chantal”, casa d’accoglienza per chi voglia trascorrere dei periodi di riflessione e preghiera in sintonia con le sorelle. Ci sono anche spazi ampi e luminosi per incontri, convegni e cerimonie. Chantal, nobildonna vissuta a Digione a cavallo tra il 1500 e il 1600, è cofondatrice dell’Ordine insieme con san Francesco di Sales, che la definiva “la mia figlia prediletta”. Li unì il comune desiderio di dare vita a un Ordine monastico.

    Anche suor Ana Leticia, 25 anni, viene dal Messico, ed è entrata in convento a 14 anni: «ma solo nella clausura completa sono realizzata e felice nella mia vocazione». Una felicità che la consorella Maria Angela spiega così: «È un contatto con lo spirito nella massima intensità. Lavoravo in un ufficio, poi a 22 anni - ora ne ho tre volte tanti - ho sentito la forza della chiamata e sono entrata in convento». Non si tratta di sottrarsi al mondo e al dovere dell’aiuto, dicono le suore, ma al contrario, di fare sempre di più per gli altri: «Prestavo la mia opera in ospedale» dice suor patrizia Benedetta. «Per me era importante incontrare e aiutare i sofferenti. Sono entrata in clausura proprio per aiutarli di più». Prima dei voti suor Maria Valeria è stata maestra, spesso all’opera con bambini in difficoltà, e ha una lunga esperienza di volontariato: «Ero consapevole dell’importanza del mio impegno. Ma giorno dopo giorno mi sono resa conto che avrei potuto raggiungere il cuore delle persone e aiutare meglio il prossimo dedicando alla preghiera ogni momento della vita. La preghiera sarebbe diventata la mia azione, il mio lavoro».

    Anche madre Maria Federica ha alle spalle un lungo periodo in ruoli attivi: «Ma a un certo punto ho capito che “essere per loro” valeva di più che “dare per loro”. Prima raggiungevo solo un limitato numero di fratelli, ora il mio impegno è per il mondo intero, tramite Dio. Come una piccola radice nascosta che fornisce linfa a tutta la pianta». Aggiunge suor Maria Valeria: «Una comunità in clausura, soprattutto quando è riunita in preghiera, è un segno particolare, un faro puntato sull’essenziale: Dio, al primo posto nella vita degli uomini». «La clausura è spazio per l’intimità divina» dice suor Giovanna Francesca. «Un solo corpo spirituale nel quale circola la linfa divina della grazia, che raggiunge zone impensate e sconosciute ». «Spesso preghiamo per qualcuno in particolare» dice suor Patrizia Benedetta. «Gente in difficoltà, persone malate. Segniamo su una lavagna i nomi di chi ci chiede aiuto. Gesù disse: chiedete e vi sarà dato. In qualche modo Dio risponde sempre». «Ma prima di affrontare il male che c’è fuori è importante riconoscere quello che portiamo dentro» aggiunge suor Maria Valeria. «Collegare il nostro male con quello esterno e cercare la salvezza grazie alla forza della preghiera».

  • 7 anni fa

    88

  • Anonimo
    7 anni fa

    Io prendo una bismark e una capricciosa senza carciofi...

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