lucia ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 8 anni fa

Mi date un testo argomentativo sul bullismo!!! vi ringrazio?

2 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    8 anni fa
    Risposta preferita

    Il bullismo è un comportamento che si sviluppa soprattutto nell'età dell'adolescenza quando, i ragazzi per farsi spazio nel gruppo, attuano atteggiamenti aggressivi contro il gruppo stesso.

    Il bullo si comporta così per vari motivi, può subire violenze a casa e riscuotere poi la sua rabbia sui suoi compagni oppure è sempre stato abituato a battersi con la forza.

    In ogni caso il bullo causa danni morali e fisici a chi subisce la sua violenza, che solitamente è rivolta verso i più deboli.

    Proprio per questo il bullo viene difeso anche da chi lo subisce, perché fa nascere in loro la paura.

    A causa di questa catena, che va a vantaggio del bullo, si provoca del male al più debole e al bullo stesso.

    Infatti, chi subisce viene danneggiato fisicamente, per la violenza subita da parte del bullo, e moralmente perché il ragazzo viene invaso dalla paura che lo porta a rinchiudere tutto dentro, e a non opporsi al bullo.

    Il bullo, intanto, con la violenza, si da spazio e acquista rispetto dai suoi coetanei. Questo lo porta a pensare di essere libero e di avere tutto nelle sue mani.

    Perciò non venendo denunciato, e sapendo che non verrà fermato continua con questo suo atteggiamento.

    Così facendo, però, nessuno lo aiuta, infatti, se venisse denunciato probabilmente sarebbe tenuto d'occhio e fermato, per cercare di fargli capire il peso delle sue azioni e quello che provoca.

    Un altro danno che il bullo provoca a se stesso, nella maggior parte dei casi, è incontrare il giro della droga, che gli può causare incidenti gravi ma anche la dipendenza se non addirittura la morte.

    Anche per questo il bullo si fa del male da solo perché trascorre tutta una vita a provocar danni e fare del male senza capire le conseguenze, finché non supera il limite.

    Secondo me il bullo è un ragazzo che ha bisogno di attenzioni da parte dei suoi coetanei e ha bisogno di un’amicizia che lo faccia ragionare e capire.

    Anche perché, continuando sulla sua strada finirà col ritrovarsi in una casa di recupero o addirittura in carcere per i suoi atteggiamenti dovuti alla sua insicurezza interiore.

  • 8 anni fa

    La scuola sta attraversando in Italia un periodo di grave crisi, proprio nel momento a cui ad essa è demandato il compito di risollevare le sorti culturali ed economiche della nazione.

    Delegittimata e talvolta irrisa, la scuola si trova a dover fare i conti con l'imbarbarimento dei costumi nazionali. Pareti scolastiche imbrattate, aule allagate, furti, estorsioni, molestie, umiliazioni, atti vandalici di ogni tipo, intimidazioni, minacce, pestaggi, l'autorevolezza degli insegnanti ridicolizzata sono il riverbero, sulla scuola, di un clima culturale profondamente mutato negli ultimi decenni, di un permissivismo e di un lassismo deteriori, di un individualismo arrogante e volgare che ha in dispregio tutto ciò che è bene comune. Il valore dello studio serio e costante viene messo alla berlina persino da programmi della televisione generalista, certo di dubbio gusto e di nessuna utilità, come il recente La pupa e il secchione. Salvo poi lamentarci della nostra scarsa competitività a livello internazionale

    Proprio in Italia, dove il fenomeno del bullismo secondo ricerche recenti è molto più diffuso che nel Nord Europa, dove le mafie e i nepotismi di ogni genere spadroneggiano sul merito e sul duro lavoro, siamo, per dirla con Pasolini, i soliti "mandolinisti", pensiamo nella vita di cavarcela a buon mercato, con l'arroganza e con l'astuzia.Ecco allora che, a mio avviso, proprio dalla scuola deve nascere un'offensiva convinta contro il bullismo, che da noi mi sembra andare a braccetto con certe deteriori caratteristiche nazionali.

    Spesso il bullo è uno scaldabanchi, uno che vive la scuola come insostenibile frustrazione. Spesso la vittima è uno studente intelligente, magari ansioso e insicuro, ma desideroso di apprendere. Gli insegnanti non debbono permettere che il primo impedisca al secondo di portare avanti il proprio progetto esistenziale, foriero di buoni risultati per sé e per la collettività.

    Spesso la vittima del bullo (o dei bulli) soffre in silenzio, si isola, si colpevolizza, arriva persino ad abbandonare la scuola perché sopraffatto dalla violenza dei coetanei, o delle coetanee, perché l'emancipazione femminile, senz'altro la più lodevole e grande conquista sociale del secolo, ha generato, purtroppo, questo squallido sottoprodotto: le donne stanno eguagliando gli uomini anche nella malvagità.I violenti vanno puniti con severità ed isolati, come suggerisce d'altronde anche il ministro della Pubblica Istruzione. La repressione non soltanto è talvolta utile, ma spesso si rivela essere un rimedio necessario. Talvolta (ma non sempre) i bulli provengono da ambienti sociali degradati. Questo non li esime dal tenere comportamenti. rispettosi e responsabili. L'età della ragione, secondo la religione cattolica, inizia già a sei anni e sicuramente già a quell'età si è in grado, sia pur approssimativamente, di distinguere il bene dal male. È, a mio avviso diseducativo, diffondere nella scuola una cultura deterministica che neghi le capacità umane di autoregolazione e di autodeterminazione. Va ripristinato il concetto che ciascuno di noi è responsabile delle proprie azioni, al di là di qualsivoglia condizionamento genetico, biologico, storico, sociale, economico o culturale.

    È difficile correggere i prepotenti. Si può e si deve tentare comunque, ma sono tanti e tali i vantaggi che essi traggono dalla loro condotta, che difficilmente sono disposti a cambiare. Si deve tentare, allora, soprattutto di agire sul gruppo, di frequente complice, a causa del diminuito controllo delle proprie tendenze aggressive, nel perseguitare e isolare la vittima. La scuola deve, magari proprio a partire dall'analisi e dalla discussione di eclatanti fatti di bullismo, insegnare ai ragazzi a confrontarsi con le proprie emozioni, a diffondere una cultura della solidarietà, della tolleranza, del rispetto reciproco anche nella differenza e nella diversità.Una cultura che, proprio diffondendo i principi cardine della democrazia, contribuirà a costruire una comunità nazionale più coesa e civile e di conseguenza anche più forte nell'affrontare le difficili e appassionanti sfide che il futuro ci riserva.

Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.