Lidia❤ ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 8 anni fa

Parafrasi Ettore e Andromaca?

Dal verso 430 al verso 500?

Il massimo dei punti alla risposta piu' esauriente.

4 risposte

Classificazione
  • 8 anni fa
    Risposta preferita

    Tu, Ettore, dunque per me sei padre e madre adorata ed anche fratello, e sei il mio splendido sposo: ma allora, su, abbi

    pietà e resta qui sulla torre,

    non rendere orfano il figlio, non fare della tua donna una vedova; schiera l'esercito al fico selvatico, dove è più facile

    penetrare nella città e superare le mura.

    Tre volte, accostatisi qui, hanno tentato i migliori

    intorno ad entrambi gli Aiaci e al glorioso Idomeneo e intorno agli Atridi e al valoroso figlio dì lideo:

    o gliel’ha detto qualcuno che bene conosce i responsi divini, oppure li ha spinti e guidati il loro animo stesso».

    A lei a sua volta diceva il grande Ettore dall'elmo ondeggiante: «Preme certo anche a me tutto questo, donna; ma provo

    tremenda vergogna di fronte a troiani e troiane dai pepli fluenti, se come un vile m'imbosco al riparo della guerra;

    ne cosi mi detta il mio cuore, perche imparai ad essere prode sempre e fra i troiani a battendomi in prima fila,

    per fare onore alla splendida gloria del padre mio e di me stesso. Cosi qualcuno dirà: e sarà per te nuova pena,

    in mancanza d'un uomo capace di strapparti alla vita di schiava. Ma morto piuttosto mi copra la terra gettatami sopra,

    prima ch'io senta il tuo urlo, oppure ti sappia rapita!». Detto così, Ettore splendido tese le braccia a suo figlio:

    ma si voltò indietro il bambino piangendo sul petto alla balia dalla bella cintura, spaventato alla vista del padre,

    perche ebbe timore del bronzo e del cimiero crinito,

    come lo vide oscillare pauroso giù dalla cresta dell'elmo. Risero allora di cuore suo padre e la nobile madre; subito l'elmo si

    tolse dal capo Ettore splendido, e lo depose per terra tutto scintillante;

    quando poi ebbe baciato e palleggiato in braccio suo figlio, disse rivolto in preghiera a Zeus e a tutti gli dei:

    «Zeus e voi altri dei, fate sì che mio figlio diventi

    anche lui, come già io, glorioso fra tutti i troiani, altrettanto forte e capace di avere ***** in potere;

    e un giorno dica qualcuno: "è molto meglio del padre",

    mentre ritorna dalla battaglia; e porti con se le spoglie cruente dopo aver ucciso il nemico, ne goda in cuore la madre».

    Detto così, rimise in braccio alla moglie

    suo figlio; quella lo prese sul petto odoroso

    insieme ridendo e piangendo; ne ebbe pietà il marito a vederla, la sfiorò con la mano, articolò la voce e disse: «Mia cara,

    non affliggerti troppo in cuor tuo:

    nessuno contro il destino potrà sprofondarmi nell' Ade; ma penso che nessun uomo sia sfuggito alla sorte-

    ne un vile ne un valoroso, una volta venuto alla luce. Tornata dentro la casa, datti da fare con i tuoi lavori,

    con la tela e con la conocchia, e alle ancelle da' ordine che attendano alloro; spetterà la guerra agli uomini, a tutti e

    soprattutto a me quanti vivono a *****». Detto così, Ettore splendido riprese il suo elmo a coda di cavallo; se n' andò a casa

    la sposa

    voltandosi spesso all'indietro, piangendo lacrime amare. Quindi subito giunse nella casa accogliente

    di Ettore massacratore, e dentro casa trovò numerose ancelle, e fra tutte loro dette inizio al lamento.

    Quelle, ancor vivo, piangevano Ettore in casa sua:

    davvero non ritenevano che di nuovo reduce dalla guerra potesse tornare, scampato alla furia ed ai colpi degli achei.

    Fonte/i: me
  • 8 anni fa

    Te lo presa però dal verso 400 al 500.. trova il punto da dove iniziare..

    «Ettore, se proprio comandi cheti diciamo la verità, ne a casa di una delle tue sorelle o delle tue cognate,

    e neanche è andata al tempio di Atena, dove pure le altre troiane dalle belle chiome placano la dea terribile con la

    preghiera, è andata invece alla torre alta di Ilio, perche ha sentito

    che i troiani sono battuti, e grande vittoria tocca agli achei. Quando, attraversata la grande città, giunse alle porte Scee, per

    dove sarebbe fra poco riuscito alla pianura,

    qui la sua sposa preziosa gli venne incontro di corsa, Andromaca figlia d'Eetione magnanimo,

    Eetione che un giorno abitava sotto la Placo selvosa, a Tebe Ipoplacia, signore di gente cilicia:

    la figlia di lui era sposa di Ettore armato di bronzo. Mio padre l'uccise Achille divino,

    annientò la città ben popolata dei Cilici,

    Tebe dalle alte porte; dunque uccise Eetione,

    pur senza spogliarlo dell'armi, se ne fece scrupoìo in cuore, ma lo mise sul rogo insieme alle anni ben lavorate

    e sopra versò un tumulo di terra; intorno a questo piantarono gli olmi

    le ninfe dei monti, le figlie di Zeus portatore dell'egida. Ed i sette fratelli che vissero nella mia casa tutti in un giorno solo

    sono scesi nell' Ade:

    tutti li uccise Achille divino dal piede veloce

    tra scalpiccio di buoi e biancheggiare di pecore. Mia madre, che era regina sotto la Placo selvosa, poi che qui la portò con

    le altre cose predate,

    in libertà la rimise dietro compenso ricchissimo,

    ma in casa del padre l'uccise Artemide saettatrice,

    Tu, Ettore, dunque per me sei padre e madre adorata ed anche fratello, e sei il mio splendido sposo: ma allora, su, abbi

    pietà e resta qui sulla torre,

    non rendere orfano il figlio, non fare della tua donna una vedova; schiera l'esercito al fico selvatico, dove è più facile

    penetrare nella città e superare le mura.

    Tre volte, accostatisi qui, hanno tentato i migliori

    intorno ad entrambi gli Aiaci e al glorioso Idomeneo e intorno agli Atridi e al valoroso figlio dì lideo:

    o gliel’ha detto qualcuno che bene conosce i responsi divini, oppure li ha spinti e guidati il loro animo stesso».

    A lei a sua volta diceva il grande Ettore dall'elmo ondeggiante: «Preme certo anche a me tutto questo, donna; ma provo

    tremenda vergogna di fronte a troiani e troiane dai pepli fluenti, se come un vile m'imbosco al riparo della guerra;

    ne cosi mi detta il mio cuore, perche imparai ad essere prode sempre e fra i troiani a battendomi in prima fila,

    per fare onore alla splendida gloria del padre mio e di me stesso. Cosi qualcuno dirà: e sarà per te nuova pena,

    in mancanza d'un uomo capace di strapparti alla vita di schiava. Ma morto piuttosto mi copra la terra gettatami sopra,

    prima ch'io senta il tuo urlo, oppure ti sappia rapita!». Detto così, Ettore splendido tese le braccia a suo figlio:

    ma si voltò indietro il bambino piangendo sul petto alla balia dalla bella cintura, spaventato alla vista del padre,

    perche ebbe timore del bronzo e del cimiero crinito,

    come lo vide oscillare pauroso giù dalla cresta dell'elmo. Risero allora di cuore suo padre e la nobile madre; subito l'elmo si

    tolse dal capo Ettore splendido, e lo depose per terra tutto scintillante;

    quando poi ebbe baciato e palleggiato in braccio suo figlio, disse rivolto in preghiera a Zeus e a tutti gli dei:

    «Zeus e voi altri dei, fate sì che mio figlio diventi

    anche lui, come già io, glorioso fra tutti i troiani, altrettanto forte e capace di avere ***** in potere;

    e un giorno dica qualcuno: "è molto meglio del padre",

    mentre ritorna dalla battaglia; e porti con se le spoglie cruente dopo aver ucciso il nemico, ne goda in cuore la madre».

    Detto così, rimise in braccio alla moglie

    suo figlio; quella lo prese sul petto odoroso

    insieme ridendo e piangendo; ne ebbe pietà il marito a vederla, la sfiorò con la mano, articolò la voce e disse: «Mia cara,

    non affliggerti troppo in cuor tuo:

    nessuno contro il destino potrà sprofondarmi nell' Ade; ma penso che nessun uomo sia sfuggito alla sorte-

    ne un vile ne un valoroso, una volta venuto alla luce. Tornata dentro la casa, datti da fare con i tuoi lavori,

    con la tela e con la conocchia, e alle ancelle da' ordine che attendano alloro;

    Ciao :*

  • 8 anni fa

    Scusa, ma non ho tempo di farla, comunque è facile come lettura, basta che guardi le note del libro e sei a posto.

    O al limite guarda su internet

  • Anonimo
    8 anni fa

    La dispensiera fidata gli rispondeva:

    «Ettore, se proprio comandi cheti diciamo la verità, ne a casa di una delle tue sorelle o delle tue cognate,

    e neanche è andata al tempio di Atena, dove pure le altre troiane dalle belle chiome placano la dea terribile con la

    preghiera, è andata invece alla torre alta di Ilio, perche ha sentito

    che i troiani sono battuti, e grande vittoria tocca agli achei. Quando, attraversata la grande città, giunse alle porte Scee, per

    dove sarebbe fra poco riuscito alla pianura,

    qui la sua sposa preziosa gli venne incontro di corsa, Andromaca figlia d'Eetione magnanimo,

    Eetione che un giorno abitava sotto la Placo selvosa, a Tebe Ipoplacia, signore di gente cilicia:

    la figlia di lui era sposa di Ettore armato di bronzo. Mio padre l'uccise Achille divino,

    annientò la città ben popolata dei Cilici,

    Tebe dalle alte porte; dunque uccise Eetione,

    pur senza spogliarlo dell'armi, se ne fece scrupoìo in cuore, ma lo mise sul rogo insieme alle anni ben lavorate

    e sopra versò un tumulo di terra; intorno a questo piantarono gli olmi

    le ninfe dei monti, le figlie di Zeus portatore dell'egida. Ed i sette fratelli che vissero nella mia casa tutti in un giorno solo

    sono scesi nell' Ade:

    tutti li uccise Achille divino dal piede veloce

    tra scalpiccio di buoi e biancheggiare di pecore. Mia madre, che era regina sotto la Placo selvosa, poi che qui la portò con

    le altre cose predate,

    in libertà la rimise dietro compenso ricchissimo,

    ma in casa del padre l'uccise Artemide saettatrice,

    Tu, Ettore, dunque per me sei padre e madre adorata ed anche fratello, e sei il mio splendido sposo: ma allora, su, abbi

    pietà e resta qui sulla torre,

    non rendere orfano il figlio, non fare della tua donna una vedova; schiera l'esercito al fico selvatico, dove è più facile

    penetrare nella città e superare le mura.

    Tre volte, accostatisi qui, hanno tentato i migliori

    intorno ad entrambi gli Aiaci e al glorioso Idomeneo e intorno agli Atridi e al valoroso figlio dì lideo:

    o gliel’ha detto qualcuno che bene conosce i responsi divini, oppure li ha spinti e guidati il loro animo stesso».

    A lei a sua volta diceva il grande Ettore dall'elmo ondeggiante: «Preme certo anche a me tutto questo, donna; ma provo

    tremenda vergogna di fronte a troiani e troiane dai pepli fluenti, se come un vile m'imbosco al riparo della guerra;

    ne cosi mi detta il mio cuore, perche imparai ad essere prode sempre e fra i troiani a battendomi in prima fila,

    per fare onore alla splendida gloria del padre mio e di me stesso. Cosi qualcuno dirà: e sarà per te nuova pena,

    in mancanza d'un uomo capace di strapparti alla vita di schiava. Ma morto piuttosto mi copra la terra gettatami sopra,

    prima ch'io senta il tuo urlo, oppure ti sappia rapita!». Detto così, Ettore splendido tese le braccia a suo figlio:

    ma si voltò indietro il bambino piangendo sul petto alla balia dalla bella cintura, spaventato alla vista del padre,

    perche ebbe timore del bronzo e del cimiero crinito,

    come lo vide oscillare pauroso giù dalla cresta dell'elmo. Risero allora di cuore suo padre e la nobile madre; subito l'elmo si

    tolse dal capo Ettore splendido, e lo depose per terra tutto scintillante;

    quando poi ebbe baciato e palleggiato in braccio suo figlio, disse rivolto in preghiera a Zeus e a tutti gli dei:

    «Zeus e voi altri dei, fate sì che mio figlio diventi

    anche lui, come già io, glorioso fra tutti i troiani, altrettanto forte e capace di avere ***** in potere;

    e un giorno dica qualcuno: "è molto meglio del padre",

    mentre ritorna dalla battaglia; e porti con se le spoglie cruente dopo aver ucciso il nemico, ne goda in cuore la madre».

    Detto così, rimise in braccio alla moglie

    suo figlio; quella lo prese sul petto odoroso

    insieme ridendo e piangendo; ne ebbe pietà il marito a vederla, la sfiorò con la mano, articolò la voce e disse: «Mia cara,

    non affliggerti troppo in cuor tuo:

    nessuno contro il destino potrà sprofondarmi nell' Ade; ma penso che nessun uomo sia sfuggito alla sorte-

    ne un vile ne un valoroso, una volta venuto alla luce. Tornata dentro la casa, datti da fare con i tuoi lavori,

    con la tela e con la conocchia, e alle ancelle da' ordine che attendano alloro; spetterà la guerra agli uomini, a tutti e

    soprattutto a me quanti vivono a *****». Detto così, Ettore splendido riprese il suo elmo a coda di cavallo; se n' andò a casa

    la sposa

    voltandosi spesso all'indietro, piangendo lacrime amare. Quindi subito giunse nella casa accogliente

    di Ettore massacratore, e dentro casa trovò numerose ancelle, e fra tutte loro dette inizio al lamento.

    Quelle, ancor vivo, piangevano Ettore in casa sua:

    davvero non ritenevano che di nuovo reduce dalla guerra potesse tornare, scampato alla furia ed ai colpi degli achei.

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