Buddhismo: il vuoto è l' illuminazione?

10 risposte

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  • Dam
    Lv 4
    8 anni fa
    Risposta preferita

    Vedo risposte davvero insensate.

    Quello che chiami impropriamente "vuoto" non si rifersci al "vuoto" così come la maggior parte di noi intende il vuoto nella nostra lingua e cultura, men che mai si riferisce al "vuoto mentale" che è una fantasia tutta occidentale dovuta al fatto che le persone traggono deduzioni dalla propria errata interpretazione delle parole senza conoscere un argomento pur di convincersi di saperne qualcosa.

    Innanzitutto è lo Sunyata (parola sanscrita), in secondo luogo viene più facilmente tradotto con "vacuità" e non con vuoto.

    In ogni caso la parola "vuoto" ha significato relativamente a qualcosa che a sua voltà è mancante di qualcos'altro: ad es. il baratto è vuoto di zucchero.

    Per semplicità si dice è vuoto, ma implicitamente esiste ed è essenziale il riferimento al qualcosa di cui è vuoto.

    Quindi la vacuità identifica un qualcosa che è vuoto nel senso di "privo" di una certa caratteristica o qualità.

    Lo Sunyata è un insegnamento avanzato (il master) dal quale non si può cominicare a conoscere il buddhismo anche perché è vietato insegnarla e soprattutto per via intellettiva essendo necessaria una base di moltissimi anni di profonda meditazione per avere la minima speranza di comprenderne una piccola parte senza nuocersi o nuocere.

    Quindi ti basi sapere che si riferisce all'insieme di tutti i fenomeni esistenti, in una parola tutto ciò che esiste e intende indicare che tutto ciò che esiste è privo, cioè manca, di una esistenza inerente, nel senso di autonoma, indipendente ed a se stante; questo vale per ciascuna cosa che esiste rispetto a tutte le altre cose che esistono e vale anche per l'insieme rispetto a qualcos'altro.

    Lo Sunyata non è propriamente un "obiettivo" da raggiungere ma si può manifestare da sé ad un certo punto del percorso del praticante.

    Le parole "illuminazione" e "risveglio" sono una traduzione molto approssimativa e comunque errata dei termini derivati dalla radice verbale sanscrita budh, come buddha è che il participio passato (risveglia-to, illumina-to): la traduzione corretta è "colui che ha avuto un conoscimento da se stesso" e si riferisce alla facoltà dell'uomo di conoscere la realtà delle cose come veramente sono.

    Si usa "risvegliato" o "illuminato" o "stato di illuminazione o risveglio" perché è semplice usare una sola parola e non una perifrasi come "lo stato in cui un individuo realizza la conoscenza da se stesso" (cioè, fra le altre cose, non per rivelazione divina esterna).

    Da qui dovrebbe essere chiaro che lo Sunyata non coincide assolutamente con il "budh".

    Nirvana, invece, è la condizione raggiunta di perfetta assenza di sofferenza e si chiama appunto "estizione" (nirvana vuol dire estinzione, ma riferito alla sofferenza).

    Un grado meno perfetto di estizione della sofferenza è chiamato Nirodha.

    La perfezione di assenza di sofferenza NON E', come tutti credono, individuale.

    Sono nel nirvana solo se opero in modo totale e perfetto per l'estinzione della sofferenza di tutti gli esseri senzienti, ed è un obiettivo "escatologico".

    Il Buddha storico entro nel suo pari-nirvana con la morte, mentre ottenne il risveglio all'età di 40 anni, quindi le due cose non si coincidono.

    Della piena consapevolezza dello sunyata e dei suoi effetti, invece, non si può parlare.

    Leggo ora le altre risposte e se c'è qualcosa di non chiaro e confuso, aggiungerò delle note di seguito.

    http://iniziodallafine.blogfree.net/

    @teologo cattolico

    sarei curiosa di sapere dove ti procuri queste informazioni.

    @erchemperto

    Magari qualcuno prima di scartare e scegliere la ha veramente studiata la teologia ... chissà?! ;-) Invidia? :D

    @max

    Il risveglio implica esattamente l'opposto di quanto affermi, cioè l'uscita dal ciclo delle rinascite e quindi l'obiettivo è raggiungimento della buddhità, ovvero risveglio, o come lo chiami tu "illuminazione" IN UNA SOLA VITA. nessun buddhista vorrebbe reincarnarsi.

    @Redand

    E Nagarjuna non è per tutti :-)

    @Heim

    Confondi la buddhità con il nirodha o il nirvana. Il buddha ha provato dolore ed avuto motivo di piancere di frequente. Nirodha e Nirvana sono estinzione della sofferenza ma non epicureisticamente individuale e legata al tempo presente. "nascita, vecchiaia, malattie e morte" sono sofferenza e nessun individuo le può evitare.

    @OverLord

    - il vuoto è solo un esercizio per controllare la mente -

    Non esiste nulla di simile, almeno non nel buddhismo!

    @mappa

    Le ali verso il nirvana sono due "meditazione ed azione" e senza una delle due non si raggiunge l'obiettivo. Anche tu confondi la buddhità con il nirvana.

    @ike non merita, ovviamente, alcuna risposta.

  • Anonimo
    8 anni fa

    Il buddhismo non è solo Nagarjuna! Anche se la vacuità e Nagarjuna stesso hanno un fascino incredibile.

    Illuminazione è molto new age, meglio Risveglio!

  • 8 anni fa

    "Tutti gli esseri viventi sono Buddha,

    è come l'acqua e ghiaccio: senza acqua niente ghiaccio."

    Hakuin kengaku.

    Fonte/i: Zen = tutto lo scibile umano in due righe.
  • Mappa
    Lv 4
    8 anni fa

    Il vuoto? Io non credo per quanto ho capito Buddha è uno stato mentale in cui si ha sconfitto la sofferenza, e si ha purificato il karma, non si è più attaccati a questo sistema di cose che ci porta a soffrire e far soffrire e quindi non si ha più paura della morte, e una volta arrivata riusciremo a passare oltre(che io credo sia l'unione con tutto ció che esiste e la pura felicità) non penso che il Buddhismo abbia una posizione certa su quello che avvenga dopo l'illuminazione dato che da esseri non illuminati noi non riusciremmo a comprenderlo..

    Ike: il Buddhismo non insegna nessuna delle cose che hai detto tu, la cosa essenziale del Buddhismo è eliminare la sofferenza dalla vita, per un Buddhista sarebbe meglio evitare anche uccidere un animale per nutrirsi dato che provocheremmo sofferenza..

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  • 8 anni fa

    il vuoto è solo un esercizio per controllare la mente che cmq può portare a stadi di consapevolezza maggiori

    @Dam

    cio di cui parli mi è familiare, ci sono molti modi per raggiungere Dio e l' assoluto, io ho scelto il distacco dalla materia e dai sensi, ma anche questo è un mezzo, bisogna possedere una grande determinazione e passione. un libro che consiglio a tutti e la Bhagavad Gita, un libro meraviglioso è di inestimabile valore spirituale.

    Fonte/i: A questo banchetto sono invitati tutti senza distinzione, perché l'invito risuona nei punti più alti della città (cfr. Prv 9,3), ma risponderanno solo coloro che pensano di non avere ancora trovato la sapienza e sono perciò perennemente tesi nell'ascolto e nell'apprendimento (cfr. Prv 9,4).
  • 8 anni fa

    No, credo sia una via per giungere all'illuminazione.

    Infatti, le lampade ad incandescenza sono sotto vuoto: così giungono ad illuminarsi senza bruciare...

    Non sono buddista, ma visto che in giro alcuni buddisti si fan maestri di teologia cristiana, mi lancio anche io a pontificare di buddismo.

    @DAM Alla scuola di teologia che hai frequentato forse c'era come maestro un tale Gesù?...Forse come alla tua scuola di buddismo non c'era come maestro Siddharta...Anche la ragione e i ragionamenti sono un frutto di Mara....

  • Anonimo
    8 anni fa

    Credo che nel buddhismo l' illuminazione sia assenza di dolore fisico e psichico, come per Epicuro, e quindi la felicità assoluta.

  • 8 anni fa

    illuminazione x cosa ?

    x scegliere forse a quale altro animale incarnarsi ?

    mah !..... non specificano mai bene ... strano .

  • Anonimo
    8 anni fa

    cerca su google il testo "il lato oscuro del Buddismo"

    es:

    <<Nel Kalachakra Tantra (il testo base del buddismo tibetano) si narrano le epiche gesta di un re che ucciderà tutti i nemici della causa buddista, elencati in modo molto circostanziato: prima i musulmani, poi i cristiani e gli ebrei. Oltre a una serie di dettagliate istruzioni per l’utilizzo erotico di donne non consenzienti (si consiglia perfino di ubriacarle: ma ci voleva l’antica saggezza orientale per escogitare un espediente così squallido?).

    Nell’Hevajra Tantra e nel Guhyasamaja

    Tantra (titoli impronunciabili, lo so, ma sono intraducibili) si insegna a praticare l’omicidio rituale.

    Nel Mahavansa, cronaca sacra del buddismo ceylonese, si dice che i miscredenti sono subumani, praticamente bestie, e quindi si possono uccidere senza alcuna preoccupazione

    morale (per intendersi: nessun pericolo di reincarnarsi in scarafaggi). Con simili giustificazioni religiose o para-religiose non c’è da stupirsi che nel 2009, su una spiaggia dello Sri Lanka, le truppe dei cingalesi (buddisti) abbiano massacrato quel che rimaneva dei secessionisti tamil (induisti e cristiani) incitate da un inno composto in monastero: «Il sangha / è sempre pronto al

    fronte / se la razza è minacciata». Dove «sangha» significa all’incirca «chiesa, clero buddista». Furono 20.000 le vittime civili gettate nelle fosse comuni e 300.000 i profughi a cui venne addirittura impedito di ricevere l’assistenza della Croce Rossa, una tragedia che in Occidente non ha suscitato più di qualche trafiletto perché troppo difficile da raccontare a lettori arciconvinti della dolcezza programmatica di una religione equivocata. Adesso l’ignoranza non ha più scuse, chi vuole informarsi può farlo grazie a questo libro che svela «il lato oscuro dell’illuminazione». Dal Bosco racconta la storia inquietante della prima bomba atomica indiana, chiamata «Il sorriso del Budda» e fatta esplodere il giorno della nascita del Risvegliato: come se una potenza occidentale facesse esplodere un ordigno nucleare il giorno di Natale, chiamandolo per giunta «Il sorriso di Gesù». Racconta la sinistra vicenda di Shoko Asahara, il buddista stragista che in Giappone, nel ’95, uccise undici persone col gas nervino per concretizzare le parole dei sacri testi: costui era amico e finanziatore del Dalai Lama, che lo elogiò anche dopo il massacro.

    IL DALAI LAMA

    Eccoci quindi al tibetano più famoso del mondo, il monaco aranciovestito cui Dal Bosco dedica molti succosi capitoli descrivendone ambiguità e doppiezze, gli avvicinamenti di volta in volta al marxismo o alla Cia a seconda delle convenienze, e poi la giovanile venerazione per un demone himalaiano e il non giovanile assenso a una biografia fantasiosa che serve a nascondere le origini cinesi, quanto mai imbarazzanti per il capo di un popolo che ha nella Cina il peggior nemico. Abilissimo nelle pubbliche relazioni, l’erede di una sfilza di teocrati praticanti fino al secolo scorso lo schiavismo e la pedofilia (crimini per i quali non risulta aver chiesto perdono) ha confezionato un lamaismo per signore, un nichilismo sdolcinato che occulta di proposito gli aspetti più nettamente pagani e stregoneschi della religione tibetana. Secondo gli infatuati è un oceano di saggezza, secondo me, dopo aver letto Contro il buddismo, è solo una gran faccia di bonzo.>>

  • 8 anni fa

    si. quando non pensi a niente, per loro vuol dire essere illuminati

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