Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 8 anni fa

Aiuto aiuto per domani?????!!!!!?

Un mini tema horror

Grazie:)

1 risposta

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  • 8 anni fa
    Risposta preferita

    Faceva caldo, molto caldo quella sera.

    Non riusciva a dormire in casa. Il condizionatore si era scaricato e il clima afoso lo faceva sudare nel letto senza riuscire a prendere sonno. Provò ad affacciarsi alla finestra, ma il vento di scirocco lambiva appena il davanzale senza dare refrigerio. Infilò una maglietta e pensò di uscire a prendere una boccata d'aria al giardinetto all'angolo. prese solo le chiavi di casa, lasciò il portafogli e il cellulare, che non sarebbero serviti.

    Scese la rampa di scale e fu in strada. Non era molto tardi, era da poco passata la mezzanotte, eppure la strada era deserta. Solo in lontananza si sentiva il rumore di qualche auto che passava.

    L'aria era calda, ma almeno c'era un po' di vento e poteva respirare.

    Sì, respirare, ed accorgersi di uno strano odore, mai sentito prima. Come un qualcosa di marcio, tipo un panno bagnato rimasto nella lavatrice. Pensò potesse trattarsi di quella lavanderia cinese lì vicino. Camminava giocherellando con le chiavi di casa, facendole ruotare attorno all'indice della mano destra, quando d'improvviso gli sfuggirono di mano, finendo a terra. Si chinò a raccoglierle, ma fu goffo e le chiavi scivolarono sulla grata di areazione del garage sottostante, finendo di sotto.

    Imprecò in silenzio, poi, in preda al panico, pensò a come recuperarle. Il garage era di un palazzo a pochi metri da casa sua, ma l'accesso era sulla strada parallela.

    Camminando si diresse verso il cancello di ingresso alla rampa del garage, che ovviamente trovò chiuso. Aspettare che qualcuno tornasse era da escludere, così come non poteva andare a piedi a casa di suo padre per chiedere il mazzo di riserva. Accidenti!

    Poi vide che il portone del palazzo soprastante il garage era aperto. Pensò che forse poteva accedervi dalle scale condominiali. Esitando, si avvicinò al portone e vi entrò. Le luci erano fioche nell'androne. A destra vi era l'accesso alla scala A, a sinistra quello alla scala B. Più avanti c'era una scala che scendeva. Era teso, chissà cosa gli avrebbero detto se l'avessero scoperto!

    Di fretta imboccò le scale. Erano piuttosto buie, non erano illuminate e lui si tenne alla ringhiera per evitare di inciampare. In fondo alla scala c'era un pianerottolo con una porta da cui filtrava una luce tenue e giallastra. appoggiò la mano alla maniglia ed aprì piano piano la porta.

    Non era un garage, ma un locale ampio, che sembrava quasi una officina. Solo che non c'erano automobili o macchinari, ma una serie di tavoli impolverati. Faceva molto caldo, e del vapore usciva da alcune stanze ricavate nel locale. Ragnatele ovunque sul soffitto, vecchie lampadine a filamento appoggiate ai muri, molte delle quali rotte o spente. Si avvicinò ad una delle stanze, quella da cui proveniva la luce più forte. Sentì un rumore come di acqua che ribolliva. Si sporse e vide un uomo molto alto, di spalle, che con una mannaia in mano stava facendo a pezzi della carne. C'erano dei fornelli e su di essi c'erano delle pentole con del liquido che bolliva. L'odore era disgustoso. L'uomo continuava a fare a pezzi la carne. Guardando meglio vide, appoggiati sul tavolo, dei gatti decapitati. Era quella la carne che l'individuo stava tagliando.

    Ebbe un sussulto di disgusto e di paura ed emise un gemito. Questo attirò l'attenzione dell'uomo con la mannaia che lentamente si girò e lo guardò. Era orribile di aspetto. Aveva un occhio completamente chiuso come cicatrizzato, la fronte percorsa da una cicatrice profonda, i denti sporgenti e le orecchie enormi.

    Spaventato scappò e voltandosi, vide l'uomo che lo inseguiva. Corse alla porta delle scale ma la trovò chiusa. Si girò e vide l'uomo che lo inseguiva. Allora scappò verso la parte buia del locale, entrò in una stanza e si nascose sotto il tavolo che l'arredava. In silenzio, trattenendo il fiato, sentì i passi pesanti dell'orco che lo inseguiva, prima avvicinarsi e poi allontanarsi.

    Non pensava a niente, solo a sopravvivere. Aveva voglia di respirare a fondo ma non poteva. Poi si accorse di non essere solo nella stanza. C'era qualcun altro, lo sentiva, sentiva un rumore attutito alle sue spalle. Lentamente, con terrore si girò e nella penoombra vide qualcosa. Poi mise bene a fuoco: era un gatto. rassicurato si girò verso di lui, lo vide prima timoroso, poi che prendeva confidenza. Poi gli si avvicinò un poco e a lui venne da sorridere. Allungò la mano verso il gatto che si ritrasse. Lui allungò ancora di più la mano come a chiamarlo in silenzio.

    D'improvviso sentì un colpo al braccio e la mano gli volò via, staccata di netto. Inebetito dal dolore guardò in alto e l'ultima cosa che vide fu la faccia ghignante dell'orco. Poi non vide più nulla.

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