Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaFilosofia · 7 anni fa

Metodo deduttivo e induttivo?

Salve! Allora vorrei sapere che cosa si intende, in filosofia, per metodo deduttivo e induttivo. In che cosa consistono e in che cosa differiscono? Ah poi, sempre se non chiedo troppo, volevo sapere come Newton tratta questi due metodi, anche a confronto a Cartesio e Galileo. Grazie in anticipo e scusate il disturbo :)

2 risposte

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  • 7 anni fa
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    Normalmente, s'intende per metodo deduttivo un metodo basato per l'appunto sulla "deduzione", la forma d'inferenza logica per la quale, a partire da premesse vere, non possiamo arrivare a conclusioni false. In geometria e in matematica, per esempio, dato un insieme di assiomi, attraverso successive deduzioni, possiamo inferire una serie di teoremi che sono necessariamente veri, in virtù di un calcolo puramente formale. Nota che la "direzione" della deduzione é molto importante: da premesse vere otteniamo conclusioni anch'esse vere, ma ciò non significa che, se conosciamo una conclusione vera, possiamo asserire che le premesse sono vere (nella vita di tutti i giorni commettiamo spesso quest'errore, conosciuto come "affermazione del conseguente": "piove -> per terra é bagnato" é vero, ma "per terra é bagnato -> piove" non necessariamente, visto che potrebbe esserci qualcuno che bagna la strada con una pompa).

    Detto ciò, anche nelle scienze empiriche il metodo deduttivo é usato con successo, nonostante non sia possibile la stessa precisione che si da nelle scienze formali. Il processo (molto semplificato), in questo casi, é quello di ipotizzare (A) una regolarità dei fenomeni (per esempio, la legge della gravitazione universale), specificarne (B) una istanza particolare (per esempio, la posizione attuale di Saturno) e poi dedurre, a partire da queste premesse, (C) una nuova istanza particolare (per esempio, la posizione di Saturno in un tempo t).

    Come avrai già capito, il problema dell'applicazione del metodo deduttivo nelle scienze empiriche é una conseguenza di quello che ho chiamato "affermazione del conseguente". Immaginiamo che la posizione di Saturno nel tempo t sia quella che abbiamo dedotto dalle premesse (A) e (B). Come speravamo, da premesse vere abbiamo ottenuto una conclusione anch'essa vera. Ma, in realtà, non siamo autorizzati a dire che la verità di (C) ci dà ragioni per concludere la verità di (A) e (B): può darsi che sia una casualità, o dipenda da altri fattori. Inoltre (per complicare le cose!), neppure nel caso in cui (C) si rivelasse falsa, avremmo ragioni conclusive per dichiarare che (A) e (B) sono falsi, come ci sembrerebbe ovvio, per ragioni formali: solo sappiamo che la "congiunzione" (A) + (B) é falsa, ma magari, aggiungendo qualche altra ipotesi ausiliare, potremmo correggere il nostro ragionamento (questo secondo problema della deduzione in ambito empirico é conosciuto come "tesi Duhem-Quine").

    Come risolvere questi problemi? Molti autori considerano che, a fianco della deduzione, nella caratterizzazione del metodo delle scienze empiriche, dovremmo introdurre una tipo d'inferenza chiamata "induzione". Un esempio banale d'induzione é: tutti i corvi che ho visto finora sono neri, dunque, tutti i corvi sono neri. Si tratta di un'inferenza "ampliativa", basata empiricamente, nella quale le conclusioni sono solo "probabilmente" vere, visto che un solo corvo di un altro colore invaliderebbe il ragionamento. Nell'esempio anteriore, se (C) é vera per vari t, allora la "congiunzione" (A) + (B) é "probabilmente" vera, con un grado che dipende dal numero delle osservazioni effettuate.

    Passiamo a Galileo, Cartesio e Newton. Premetto che é molto difficile, nella pratica, considerare quando uno scienziato sta usando un metodo piuttosto che un altro: generalmente, possiamo dire che l'attività scientifica é un mix dei due.

    Cartesio é senza dubbio l'Esempio d'introduzione del metodo deduttivo nelle scienze empiriche. Per lui, il Metodo é il metodo della geometria. Riguardo al mondo fisico, possediamo alcune intuizioni assiomatiche (come il movimento meccanico, l'assenza del vuoto etc.), la cui certezza ci é conferita da Dio e, a partire da queste, possiamo dedurre il funzionamento delle cose senza margine d'errore.

    Per Galileo, il discorso é più complesso. Pensa che Cartesio elabora il Metodo ispirato, fra le altre cose, dalla scienza galileiana, la quale, senza dubbio si fonda su diverse ipotesi di natura geometrica. Tuttavia, Galileo é anche un osservatore, e le prove che adduce a favore delle sue tesi derivano da situazioni sperimentali (anche se molte volte solo immaginate). Possiamo quindi pensare che, nel suo caso, ci sia un uso di conferma induttiva.

    Fonte/i: (continuo qui perché non ho più spazio sopra) Newton rappresenta una prima sintesi (più o meno cosciente) fra i due metodi. Se, da una parte, egli dichiara "hypoteses non fingo", ovvero: "non invento nessuna ipotesi", mi baso sui fatti e, a partire da essi comprendo il funzionamento della natura; dall'altra parte é chiaro che le formulazioni matematiche dei principi di Newton e della legge della gravitazione universale non hanno nulla di "empirico" in senso stretto: sono "idealizzazioni", "modelli" della realtà che non sono mai dati come tali anche se, secondo Newton, corrispondono a leggi naturali dalle quali possiamo dedurre i fenomeni particolari.
  • Anonimo
    7 anni fa

    Metodo DEDUTTIVO: che va dal generale e arriva al particolare.

    Metodo INDUTTIVO: che va dal particolare e arriva al generale.

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