viola ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 8 anni fa

potreste correggere eventuali errori lessico-grammaticali in questo tema?Corto!?

allora io devo consegnare per domani un tema a piacere e non essendo bravissima vorrei che mi individuaste solo gli errori lessico-grammaticali per non prendere un'insufficienza

il tema è questo:

“Come stai?”

Me l’avesse chiesto qualunque altra persona avrei risposo “bene”, ma sarebbe stato mentire e mi ero ripromessa di non farlo mai più con lei. Quindi risposi: “Elettra sto uno schifo!”

“Bè allora arrivo subito!” dieci secondi dopo sentii il campanello di casa suonare. Andai ad aprire e ovviamente era lei: alta più o meno 1,70 magra pallida, capelli ricci rossi, occhi verde speranza; quel giorno indossava dei leggings neri lunghi nonostante i 20 gradi di metà maggio, ma in compenso portava una maglietta celeste leggera a maniche corte con una spalla scoperta e come tocco finale degli stivaletti corti marrone chiaro. Non mi diede nemmeno il tempo di aprire bocca che disse scandalizzata “Viola ma come ti sei conciata! Sei uno scandalo, un assoluto disastro!”. Io mi guardai ricordandomi solo ora che alle due di pomeriggio ero ancora nel mio pigiama con i fiori, quell’orrendo pigiama a fiori: me l’aveva regalato mia nonna e, essendo venuta a Roma da noi, avevo dovuto “dimostrare” che avevo gradito il regalo indossandolo nei giorni in cui lei restava. Avevo provato a farmi cadere “accidentalmente” del vino o del sugo addosso… e c’ero pure riuscita! Peccato che mia madre avesse detto: “Viola, devi metterlo per la nonna. E poi, con il pigiama ci dormi: nessuno vedrà mai quelle macchie!”. Feci un sorriso imbarazzato ma lei disse: “Fila in bagno a lavarti ti prendo io i vestiti!” preoccupata dagli abbinamenti che Elettra poteva farmi indossare, andai in bagno e mi feci una doccia fredda rinfrescante. In accappatoio e pantofole tornai in camera e chiesi con l’aria di chi sta per essere giustiziato: “Cos’hai scelto?” Mi fece indossare dei jeans a pinocchietto super attillati con sopra una semplice t-shirt nera (attillata anche quella) con al centro un teschio viola. “Elettra lo sai che non mi sento a mio agio con le cose attillate: solo a te stanno bene”.

“Smettila! Il fisico lo hai, sei alta e hai pure delle gambe da urlo sei tremila volte più carina di me! Che vuoi di più dalla vita! Sei bellissima cara!” mi guardai allo specchio: in effetti, non ero male... c’era di peggio. Ero magra e muscolosa (frutto di anni di sport), avevo anche un accenno di tartaruga, la carnagione chiara e i capelli castani, gli occhi a mandorla azzurri brillanti, delle odiose lentiggini sulle guance e dei capelli castani lunghi fino a sotto le scapole. Molti dicevano che ero carina e Elettra esagerando (lei si ostinava a dire che invece era così) diceva che ero uno “schianto”.

“Se mai quella bellissima sei tu!” lei sbuffò e alzò gli occhi al cielo.

“Lasciamo stare Viola! Che di va di fare? Che ne dici di uscire?”

“Ok! Andiamo a piazza fiume?”

“In realtà io avevo pensato a Villa Borghese.”

“Guarda potremmo andare a piazza Fiume passando per Villa Borghese. Così magari mangiamo là al bar e poi andiamo a quella libreria in piazza, mi voglio comprare un libro.” Lei alzò gli occhi al cielo ma si astenne da commentare

questo è solo l'inizio

2 risposte

Classificazione
  • 8 anni fa
    Risposta preferita

    controlla la punteggiatura, così mi sembra vada meglio. leggings e bè li ho corretti in "leggins" e "beh"

    “Come stai?”

    Me l’avesse chiesto qualunque altra persona avrei risposto “bene”, ma sarebbe stato mentire, e mi ero ripromessa di non farlo mai più con lei. Quindi risposi: “Elettra, sto uno schifo!”

    “Beh, allora arrivo subito!”. Dieci secondi dopo sentii il campanello di casa suonare. Andai ad aprire ed ovviamente era lei: alta più o meno 1,70 magra pallida, capelli ricci rossi, occhi verde speranza; quel giorno indossava dei leggins neri lunghi, nonostante i 20 gradi di metà maggio, ma in compenso portava una maglietta celeste leggera a maniche corte con una spalla scoperta, e come tocco finale degli stivaletti corti marrone chiaro. Non mi diede nemmeno il tempo di aprire bocca che disse scandalizzata: “Viola, ma come ti sei conciata! Sei uno scandalo, un assoluto disastro!”. Io mi guardai ricordandomi solo ora che alle due di pomeriggio ero ancora nel mio pigiama a fiori, quell’orrendo pigiama a fiori: me l’aveva regalato mia nonna e, poiché era venuta a Roma nostra ospite, avevo dovuto “dimostrare” che avevo gradito il regalo indossandolo nei giorni del suo soggiorno romano. Avevo provato a farmi cadere “accidentalmente” del vino o del sugo addosso… e c’ero pure riuscita! Peccato che mia madre avesse detto: “Viola, devi metterlo per la nonna. E poi, con il pigiama ci dormi: nessuno vedrà mai quelle macchie!”. Sorrisi imbarazzata ad Elettra, ma lei disse: “Fila in bagno a lavarti, ti prendo io i vestiti!”. Preoccupata dagli abbinamenti che Elettra poteva farmi indossare, andai in bagno e mi feci una doccia fredda rinfrescante. Tornai in camera In accappatoio e pantofole e chiesi con l’aria di chi sta per essere giustiziato: “Cosa hai scelto?” Mi fece indossare dei jeans a pinocchietto super attillati con sopra una semplice t-shirt nera (attillata anche quella) con al centro un teschio viola. “Elettra, lo sai che non mi sento a mio agio con le cose attillate: solo a te stanno bene”.

    “Smettila! Il fisico lo hai, sei alta e hai pure delle gambe da urlo...sei tremila volte più carina di me! Che vuoi di più dalla vita?! Sei bellissima, cara!”. Stupita mi guardai allo specchio: in effetti non ero male... c’era di peggio. Ero magra e muscolosa (frutto di anni di sport), avevo anche un accenno di tartaruga, la carnagione chiara e i capelli castani, gli occhi a mandorla azzurri brillanti, delle odiose lentiggini sulle guance e dei capelli castani lunghi fino a sotto le scapole. Molti dicevano che ero carina, ed Elettra esagerando (lei si ostinava a dire che invece era così) diceva che ero uno “schianto”.

    “Se mai, quella bellissima sei tu!” sbuffò lei, e alzò gli occhi al cielo.

    “Lasciamo stare, Viola! Che ti va di fare? Che ne dici di uscire?”

    “Ok! Andiamo a piazza fiume?”

    “In realtà io avevo pensato a Villa Borghese.”

    “Guarda potremmo andare a piazza Fiume passando per Villa Borghese. Così magari mangiamo là al bar e poi andiamo in quella libreria in piazza, voglio comprarmi un libro.” Lei alzò gli occhi al cielo ma si astenne dal commentare

    questo è solo l'inizio

  • Anonimo
    8 anni fa

    nella seconda riga hai scritto "risposo" invece che "risposto".

    invece che "che di vai di fare?" devi scrivere "che ti va di fare?" al settultimo rigo.

    non ci sono altri errori

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